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🇮🇷🇺🇸 Iran-Usa: l’ora dei falchi
Trump ribalta la richiesta di risarcimenti avanzata da Teheran, chiedendo all’Iran di pagare per decenni di danni causati agli Stati Uniti. La mossa arriva mentre i negoziati sullo Stretto di Hormuz restano in stallo e i falchi guadagnano sempre più peso ai vertici iraniani. Sullo sfondo, il patto di mutua difesa tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia rafforza il fronte regionale volto a contenere l’Iran.
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Trump torna all’attacco dello ius soli
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🎙️ America First: la fine dell'ordine mondiale? Guarda la nuova puntata di Globally: https://www.youtube.com/watch?v=hvOZpw2EX64
📖 Dopo Ceuta: quale futuro per le relazioni tra Maghreb ed Europa? Leggi l’ultima newsletter Med This Week: https://www.ispionline.it/en/publication/after-ceuta-what-future-for-maghreb-europe-relations-243186
L’Europa alla prova dei droni
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La Spagna ritrova la solidarietà europea
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Droni: la Russia si scopre vulnerabile?
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🎙️ L'Ucraina ha un nuovo problema. Guarda l'ultima puntata di Globally: https://www.youtube.com/watch?v=_eBjBoLPxJs
Gli USA salvano lo yen
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Ceuta, il confine che vacilla
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Usa-Iran: il fronte si allarga?
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📖 Territori palestinesi occupati: nuova escalation, vecchi schemi. Leggi l’ultima newsletter Med This Week: https://www.ispionline.it/en/publication/occupied-palestinian-territories-new-escalation-old-patterns-242859
L’Europa brucia
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🎙️ La Siria è tornata sulla scena internazionale. E ora? Ascolta l'ultima puntata del podcast MED Insights: https://www.ispionline.it/en/publication/med-insights-podcast-syria-is-back-on-the-world-stage-now-what-242434
Trump e Netanyahu, mai dire mai
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🎙️ La Siria è tornata sulla scena internazionale. E ora? Ascolta l'ultima puntata del podcast MED Insights: https://www.ispionline.it/en/publication/med-insights-podcast-syria-is-back-on-the-world-stage-now-what-242434
Cisgiordania senza pace
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India: Modi cede (poco) agli ‘Scarafaggi’
👉 Leggi il Daily Focus di oggi: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/india-modi-cede-poco-agli-scarafaggi-242449
📖 Dazi: difese UE sotto stress. Leggi l'ultimo Global Watch, lo Speciale ISPI dedicato alla geoeconomia: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/global-watch-n-226-dazi-difese-ue-sotto-stress-241605
🎙️Dazi: i numeri di Trump. Guarda la nuova puntata di Globally: https://www.youtube.com/watch?v=LoO8fc4JsQA
📖 La guerra in Iran si riaccende e si estende a nuovi fronti. Leggi l’ultima newsletter Med This Week: https://www.ispionline.it/en/publication/new-fronts-open-as-the-iran-war-re-escalates-242317
Usa e Riad: patto sul nucleare
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Trump e la nuova guerra dei dazi
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🎥 Israele: Netanyahu contro tutti? Guarda The World This Week: https://www.youtube.com/watch?v=QIbKK_HYtqI
Bab el-Mandeb, la seconda trappola
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🇮🇱 Bibi e Gaza: il gran rifiuto
Il rifiuto di Benjamin Netanyahu del piano di pace per Gaza promosso dal Board of Peace di Donald Trump arriva mentre il Medio Oriente affronta una nuova fase di tensione. Tra gli attacchi degli Houthi, lo stallo nei negoziati tra Washington e Teheran e la nascita di nuove alleanze regionali, gli equilibri di sicurezza della regione continuano a cambiare.
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🔴 Houthi: la minaccia che unisce?
Con l’intensificazione delle tensioni al confine tra Arabia Saudita e Yemen, ieri teatro di attacchi lanciati dal gruppo degli Houthi, oggi Riad prende precauzioni firmando un patto di difesa con Ankara e Islamabad. L’intesa, arrivata dopo settimane di pericolose escalation per mano dei ribelli yemeniti alleati iraniani nella regione, ambisce a fornire ai firmatari garanzie di intervento in caso di nuovi attacchi. Proprio l’Arabia Saudita sembra star tentando di potenziare la deterrenza contro i miliziani filoiraniani per riprendere i traffici petroliferi che, dopo il blocco di Hormuz, avevano trovato nello stretto di Bab el Mandeb una via alternativa. Oggi, però, tenuta sotto scacco dagli Houthi.
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🇺🇸 USA, progressisti in corsa per il Congresso
La campagna per le elezioni di metà mandato negli USA è entrata nel vivo. Ieri El-Sayed, figlio di immigrati egiziani, ha vinto le primarie democratiche in Michigan, e sfiderà il repubblicano Rogers per un seggio al Senato. Così, in uno degli “swing states” più importanti del paese, come dimostrato anche nelle candidature alla Camera, si fa strada l’ala progressista che si è rivelata in grado di convincere l’elettorato democratico dello Stato del Midwest con proposte come “Medicare for All”. Tuttavia, per riprendere il controllo del Congresso, i democratici non dovranno soltanto preservare i seggi che già hanno, ma anche conquistarne altri ad oggi nelle mani dei repubblicani.
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⛴ USA-Iran: luce in fondo a Hormuz?
Si riaccende la speranza di un accordo per riaprire Hormuz al traffico. È quanto emerge dalle dichiarazioni di vertici sia iraniani che statunitensi: lo stesso presidente USA ieri ha affermato che le negoziazioni con l’Iran stanno procedendo, e che un’intesa sulla riapertura della Stretto, seppure temporanea, potrebbe essere vicina. Gli sforzi diplomatici dei paesi del Golfo sembrano aver già prodotto una bozza di accordo che prevede, oltre allo sminamento dello stretto, che le navi in entrata passino da una corsia in prossimità della costa iraniana e quelle in uscita dalla sponda omanita, senza pedaggio. Insomma, le premesse sembrano buone, considerate le circostanze. Tuttavia, la prudenza è d’obbligo: gli equilibri, infatti, possono cambiare in fretta.
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🇺🇸 Trump, tra minacce e consenso
Ieri Donald Trump è tornato a minacciare Teheran offrendo, a detta sua, l’ultima chance per trovare un accordo. Queste dichiarazioni arrivano in seguito alla decisione di Washington di sospendere i piani per nuove operazioni militari contro la Repubblica Islamica, accogliendo l’invito dei paesi del Golfo a evitare ulteriori escalation. Nel frattempo, tra gli americani cresce il malcontento per un coinvolgimento in Medio Oriente che si sta rivelando più lungo e complesso del previsto: sale a quota 62% (dal 43% di inizio guerra) la fetta di cittadini statunitensi che si oppone agli attacchi USA in Iran. Un dato che Trump difficilmente potrà ignorare in vista delle prossime mid-term.
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🌍 Ceuta: confine sotto pressione?
L’UE ha convocato una riunione di emergenza per domani, per discutere del caso Ceuta e delle reazioni degli Stati membri. Dopo che venerdì scorso circa 60 mila migranti sono riusciti a entrare a Ceuta, l’enclave spagnola sulla costa del Marocco, 22 Paesi europei hanno presentato una richiesta congiunta ai vertici di Bruxelles per rafforzare i confini esterni dell’Unione. Madrid ha condannato queste prese di posizione, in particolare la scelta di Roma di sospendere Schengen, accusando i governi europei di aver adottato decisioni “polarizzanti” e, col senno di poi, anche precipitose, considerato che la maggior parte dei migranti arrivati a Ceuta sono rientrati in Marocco, a corto di cibo. E di opzioni.
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📊 Gaza, verso il disarmo?
Ieri Hamas si è detto disposto ad accettare il disarmo a Gaza, ma solo dopo il ritiro delle truppe israeliane. L’accordo, annunciato da Trump e raggiunto dal Board of Peace al termine dei negoziati in Egitto, prevede un piano d’azione per il completo disarmo della Striscia, la cui attuazione richiederà realisticamente almeno un anno. L’entusiasmo va quindi tenuto a freno, anche perché Israele non ha ancora commentato quello che l’inquilino della Casa Bianca ha definito uno “step monumentale”. Ed è proprio la disponibilità di Israele ad abbandonare la Striscia il nodo da cui dipenderà, in buona misura, la risoluzione della crisi umanitaria ancora in corso.
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🏦 Inflazione, Warsh lascia correre (per ora)
Ieri la Fed ha mantenuto invariati i tassi di interesse americani. La decisione, approvata con 9 voti favorevoli e 3 contrari, è stata la più dibattuta da dieci anni a questa parte e ha scatenato le perplessità degli investitori, che temono che l’inflazione resti più alta più a lungo. Timori che spingono verso l’alto anche i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine. Sebbene Warsh non abbia fornito ragioni per il mancato rialzo, la Fed potrebbe voler valutare l’evoluzione dell’inflazione nel corso dell’estate, prima della prossima riunione di settembre. Intanto le chances di un rialzo a ridosso delle mid-term crescono. Con buona pace di Donald Trump.
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🛢 USA-Iran: effetto domino?
Oggi gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita hanno attaccato milizie irachene filoiraniane, causando almeno 20 morti tra i miliziani. I raid congiunti sono arrivati dopo che diversi attacchi con droni partiti dall’Iraq hanno colpito infrastrutture energetiche saudite. Dal governo di Baghdad, le cui entrate dipendono per il 90% dalle esportazioni petrolifere, sono arrivate condanne nei confronti di Stati Uniti e Arabia Saudita, ma anche l’invito ai gruppi armati iracheni a interrompere le operazioni. L’interesse iracheno sembra infatti quello di ritornare al più presto a esportare petrolio: obiettivo difficile da raggiungere nel caso di un’escalation regionale.
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🇺🇦 Droni: l’asso di Zelensky a Washington?
Giornata di ospiti internazionali oggi alla Casa Bianca. Atteso, oltre al premier israeliano Netanyahu, anche quello ucraino Zelensky, deciso a ottenere il sostegno americano per la difesa antimissile. La visita di Zelensky arriva mentre l’offensiva russa prosegue il suo stallo e l’Ucraina colpisce raffinerie e magazzini russi. Lo fa anche grazie alla crescita della sua industria dei droni: dopo averne prodotti oltre 3 milioni nel 2025, Kiev punta a raggiungere quota 8 milioni entro fine anno. Che tra Trump e Zelensky sia l’ora di un timido disgelo?
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🇺🇸🇮🇷 USA-Iran, pausa di riflessione?
Dopo quasi due settimane di forti tensioni tra Stati Uniti e Iran, con un’intensificazione degli attacchi reciproci, Washington ha sospeso le operazioni militari per favorire la mediazione dell’Oman volta a riaprire ai traffici lo Stretto di Hormuz. La speranza di una nuova tregua ha riportato il prezzo del Brent intorno ai 90 dollari al barile dopo il balzo oltre i 100 dollari di giovedì scorso. La prudenza, però, resta d’obbligo: Teheran ha per ora escluso un dialogo con gli USA. Intanto, torna a salire il prezzo dei carburanti negli Stati Uniti. Segno che, per Trump, il percorso verso le elezioni di metà mandato potrebbe rivelarsi più accidentato del previsto.
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🇺🇸 Dazi USA: avanti tutta
Stanotte la Casa Bianca ha rivelato come manterrà in piedi il regime di dazi che la Corte Suprema aveva di fatto annullato a febbraio. Fino ad ora, l’amministrazione Trump aveva trovato un escamotage, imponendo un dazio uniforme del 10% ma di durata massima di 150 giorni, in scadenza oggi. Le nuove misure prevedono dazi a 60 Paesi tra il 10% (UE inclusa) e il 12,5% (Cina inclusa), mantenendo quasi invariato l’assetto precedente e scongiurando una escalation. Trump teme probabilmente nuova inflazione prima delle midterm, ormai dietro l’angolo. Ma i numerosi dossier commerciali ancora aperti lasciano intendere che la partita potrebbe non essere finita.
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🇷🇺 Russia, la guerra del carburante
In arrivo in Russia 42 mila tonnellate di benzina provenienti dall’India. È la soluzione (temporanea) identificata da Mosca per far fronte al crollo della propria capacità di raffinazione, a seguito dei pesanti attacchi ucraini in territorio russo degli ultimi mesi. Il 70% circa delle raffinerie russe sarebbe stato compromesso, provocando scarsità di carburanti in tutto il paese. Tra divieti alle esportazioni e iniziative di razionamento, il ricorso alle importazioni di raffinati dall’estero appare come un’inversione di rotta inedita per un paese che fino a pochi mesi fa era tra i maggiori esportatori di combustibili fossili al mondo.
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🇺🇸🇮🇷 USA-Iran, la guerra continua
A quasi cinque mesi dall’inizio del conflitto, le tensioni che infiammano il Golfo persistono. Da Washington, Trump rilancia l’ipotesi di un attacco al sito nucleare sotterraneo di Natanz e in Yemen gli alleati Houthi dell’Iran minacciano di attaccare qualsiasi nave collegata all’Arabia Saudita, costringendo sinora tre petroliere dirette in Asia a invertire la rotta nel Mar Rosso. Non sorprende dunque che il prezzo del petrolio sia tornato ai massimi da circa sei settimane, superando i 94 dollari al barile. Adesso il rischio è che quello che nelle intenzioni della Casa Bianca avrebbe dovuto essere un conflitto breve continui a protrarsi nel tempo. E, con esso, il pericolo di crisi energetica.
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🇺🇸🇨🇦 Al dazio non c’è mai fine?
Nuovi dazi in vista per il Canada dal prossimo 19 agosto. L’annuncio è arrivato ieri dalla Casa Bianca, che ha imposto un altro dazio del 50% su una serie di prodotti importati dal Canada, da vino a tessili e mazze da hockey. Dietro questa nuova escalation ci sarebbero, a dire di Trump, pratiche commerciali discriminatorie adottate da Ottawa per alcuni prodotti di importazione americana. La “buona” notizia è che, secondo prime stime, soltanto il 5% delle esportazioni canadesi verso gli USA sarà interessato dalle nuove misure. La decisione rappresenta un ulteriore deterioramento delle relazioni commerciali tra Washington e i suoi vicini americani. E potrebbe essere solamente l’inizio.
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