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Trump, scontro con il Vaticano?
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📅 Guerra in Medio Oriente: cosa sta succedendo? Ne parleremo mercoledì 15 aprile, alle ore 18:00, in un evento a Palazzo Clerici: https://www.ispionline.it/it/evento/guerra-in-medio-oriente-cosa-sta-succedendo-2
Ungheria, il dopo Orbán e il futuro dell’Europa
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USA: dalla tregua con l’Iran alla guerra MAGA
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🎙️ Perché le elezioni in Ungheria preoccupano Europa e USA. Guarda la nuova puntata di Globally: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/podcast-globally-perche-le-elezioni-in-ungheria-preoccupano-europa-e-usa-235029
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Israele-Libano: bombe sulla tregua
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🎥 Trump ha davvero perso contro l'Iran? Guarda il video sul canale YouTube ISPI: https://youtu.be/FKo5NeW0aNE?si=TQQfrC8RqjFdAGhK
📖 Dalle minacce alla tregua: cosa succede dopo il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Leggi l’ultima newsletter Med This Week: https://www.ispionline.it/en/publication/from-threats-to-truce-what-comes-next-after-us-iran-ceasefire-234929
Usa-Iran: apocalisse rinviata?
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🎥 Trump ha davvero perso contro l'Iran? Guarda il video sul canale YouTube ISPI: https://youtu.be/FKo5NeW0aNE?si=TQQfrC8RqjFdAGhK
📅 Guerra in Medio Oriente: cosa sta succedendo? Ne parleremo domani, giovedì 9 aprile, alle ore 18:00, in un evento a Palazzo Clerici: https://www.ispionline.it/it/evento/guerra-in-medio-oriente-cosa-sta-succedendo
Trump all’Iran: un ultimatum dopo l’altro
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📊 Scopri il nuovo DataLab ISPI "La crisi energetica è qui: 6 grafici sull’impatto della guerra nel Golfo": https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-crisi-energetica-e-qui-6-grafici-sullimpatto-della-guerra-nel-golfo-234457
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Trump: tra guerra e info-guerra
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📖 Guerra regionale, crisi dimenticata: Gaza si aggrava sempre di più. Leggi l’ultima newsletter Med This Week: https://www.ispionline.it/en/publication/regional-war-forgotten-crisis-gaza-spirals-deeper-234360
🎥 La strategia di Trump sull’Iran sta funzionando davvero? Guarda The World This Week: https://youtu.be/hdkpwwhfFek?si=yINJTF12grbOlAJB
Trump-Europa: abisso transatlantico
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🎥 La strategia di Trump sull’Iran sta funzionando davvero? Guarda The World This Week: https://youtu.be/hdkpwwhfFek?si=yINJTF12grbOlAJB
Israele, guerra e pena capitale
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🎥 Iran-Israele-USA: la religione conta davvero? Guarda il video sul canale YouTube ISPI: https://youtu.be/jTSoaXQ5nwM?si=OyGg64koHYI5nvt3
Medio Oriente: oltre un mese di guerra
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Iran e Ucraina: due guerre in una
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📖 Negoziato o escalation? Alla ricerca di una via d’uscita dalla guerra contro l’Iran. Leggi l’ultima newsletter Med This Week: https://www.ispionline.it/en/publication/negotiation-or-escalation-the-quest-for-a-way-out-of-the-war-on-iran-233820
🎙️ Cuba allo sbando: cosa sta succedendo sull’isola? Guarda la nuova puntata di Globally: https://youtu.be/7JD3uZx-X-I?si=Lxx1WHa_pjpNdovL
Iran: Trump gioca su due tavoli
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🎙️ Qual è il vero obiettivo di Trump nella guerra contro l’Iran? Ascolta la nuova puntata del podcast MED Insights: https://www.ispionline.it/en/publication/med-insights-podcast-trumps-endgame-in-the-war-on-iran-233647
🎥 Generale Capitini: perché l'Iran mette in crisi USA e Israele. Guarda il nuovo video sul canale YouTube ISPI: https://youtu.be/O1bWQ3T9fgo?si=GmBRk4Nw-ReRLi9j
Trump e l’Iran, tra negoziati e minacce
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🎙️ Qual è il vero obiettivo di Trump nella guerra contro l’Iran? Ascolta la nuova puntata del podcast MED Insights: https://www.ispionline.it/en/publication/med-insights-podcast-trumps-endgame-in-the-war-on-iran-233647
Trump, l’Iran e la tregua che non c’è
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📅 Guerra in Medio Oriente: cosa può succedere? Ne parleremo domani, mercoledì 25 marzo, alle ore 18:00, in un evento a Palazzo Clerici: https://www.ispionline.it/it/evento/quarto-appuntamentoguerra-in-medio-oriente-cosa-puo-succedere
Golfo: guerra sospesa?
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📅 Guerra in Medio Oriente: cosa può succedere? Ne parleremo mercoledì 25 marzo, alle ore 18:00, in un evento a Palazzo Clerici: https://www.ispionline.it/it/evento/quarto-appuntamentoguerra-in-medio-oriente-cosa-puo-succedere
Golfo: una crisi a due facce
Il blocco dello stretto di Hormuz, ormai giunto al quarantacinquesimo giorno, ha causato l’aumento dei prezzi del petrolio, favorendo i paesi del Golfo dotati di infrastrutture alternative e permettendo di aumentare le entrate derivanti dalle esportazioni petrolifere. L’Iran dal canto suo, prima del controblocco statunitense di ieri, ha continuato a guadagnare dalle esportazioni di greggio, registrando la crescita più elevata tra febbraio e aprile, seguito da Oman, e in misura minore da Arabia Saudita ed Emirati. Invece, i paesi geograficamente più svantaggiati come Iraq, Kuwait, Qatar e Bahrain, hanno registrato un brusco calo nei proventi petroliferi. Segno di come questa crisi stia colpendo tutti, ma non alla stessa velocità.
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⛴ USA, il “contro-blocco” di Hormuz
Dopo che questo weekend i negoziati tra Washington e Teheran si sono conclusi con un nulla di fatto, un nuovo blocco dello Stretto di Hormuz è appena entrato in vigore. Stavolta su iniziativa di Trump. La marina statunitense vorrebbe così fermare le petroliere in entrata o in uscita dall’Iran. Trump o non Trump, nel frattempo lo Stretto rimane quasi chiuso, con il numero di navi che lo attraversa ancora fermo a un decimo rispetto alla media prebellica. E quelle in uscita restano più di quelle in entrata: segno di un lento “svuotamento” dello Stretto, piuttosto che di un timido ritorno alla normalità.
👉 Il grafico del giorno: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-il-contro-blocco-di-hormuz-235237
🇭🇺 Voto ungherese, ricadute europee?
Domenica 12 aprile si vota in Ungheria, e non sarà un voto come gli altri. I sondaggi danno in testa TISZA (“Libertà e Onore”), partito guidato da Péter Magyar, principale oppositore di Viktor Orbán che, però, è stato a lungo uno stretto alleato del primo ministro in carica. Adesso, dopo 16 anni di governo Orbán, potrebbe sostituirlo. Gli effetti di queste elezioni si faranno sentire oltre i confini nazionali: l’Ungheria di Orbán ha ostacolato molte decisioni europee, in particolare le sanzioni contro la Russia. Attenzione, però: se una vittoria di TISZA allontanerebbe Budapest da Mosca, non per questo la riavvicinerebbe rapidamente a Bruxelles.
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🔴 USA-Iran, cessate il fuoco in bilico?
Ieri, a poche ore dall’annuncio del cessate il fuoco tra Washington e Teheran, diversi Paesi del Golfo sono stati colpiti da droni e missili iraniani, provocando feriti e danni a infrastrutture energetiche. Nel frattempo, Teheran mantiene anche il controllo totale sullo stretto di Hormuz, da cui in due giorni sono uscite meno di 15 navi contro le oltre 250 che sarebbero transitate prima della guerra. Oggi qualcosa è cambiato: gli Emirati Arabi Uniti, per esempio, non hanno riportato nuovi attacchi da parte di Teheran, la prima volta da inizio conflitto. Eppure, il cessate il fuoco in Medio Oriente sembra già appeso a un filo. Molto sottile.
👉 Il grafico del giorno: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-iran-tregua-in-bilico-234960
⛴ Hormuz: il sereno dopo la tempesta?
Nella tarda serata di ieri è stato raggiunto un cessate il fuoco tra Iran e USA. Grazie alla mediazione pakistana, Washington e Teheran hanno concordato una tregua di due settimane e la riapertura dello stretto di Hormuz al traffico navale. Lo stop alle ostilità e lo “sblocco” dello Stretto hanno offerto sollievo ai mercati, con il Brent sceso sotto i 100 dollari e le borse in rimonta. La tregua però resta temporanea, le tensioni persistono e i dubbi rimangono: sebbene il passaggio sicuro nello stretto di Hormuz sembri garantito, per ora, in quanti si assumeranno il rischio di passare se il cessate il fuoco non si trasforma in un accordo di pace?
👉 Il grafico del giorno: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/hormuz-il-sereno-dopo-la-tempesta-234823
📊 UE, il miraggio del gas russo
Nonostante le minacce del Cremlino di “chiudere i rubinetti” nel primo trimestre del 2026 le esportazioni russe di GNL verso l’Europa sono aumentate, compensando in parte lo shock del blocco di Hormuz. Per far fronte alla crisi in Iran, che ha rimosso dal mercato circa il 20% del GNL globale, i governi europei sono alla frenetica ricerca di alternative. Lo dimostra la visita di Meloni in Algeria a fine marzo, anche se Algeri fatica da anni ad aumentare le forniture. Ma neanche tornare da Mosca sembra un’opzione percorribile: le infrastrutture di esportazione del gas russo oggi attive sono già sature. A meno che tra Russia e Ucraina “scoppi la pace”, insomma, la via russa resta impraticabile.
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🛢 Hormuz, nasce una nuova coalizione?
Oggi Keir Starmer, primo ministro britannico, ha riunito virtualmente 35 paesi per elaborare un piano comune per “riaprire” Hormuz. La chiusura dello stretto sta causando una riduzione tra il 10% e 17% dell’offerta mondiali di petrolio (uno shock da due a tre volte superiore rispetto alla crisi energetica del 1973), mettendo sotto pressione le economie di tutto il mondo. La via preferenziale sarebbe quella diplomatica, sfruttando quei partner che hanno mantenuto canali di comunicazione con Teheran. Se questo non bastasse verranno invece studiate nuove sanzioni economiche all’Iran e, addirittura, possibili coinvolgimenti militari per garantire i traffici. Escludendo, però, un coinvolgimento diretto nel conflitto in corso.
👉 Il grafico del giorno: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/hormuz-nasce-una-nuova-coalizione-234514
🌏 L’Asia torna al carbone?
La crisi di Hormuz sta costringendo i paesi di tutto il mondo a correre ai ripari. Soprattutto nei paesi asiatici, questo si traduce anche in un aumento dell’utilizzo di carbone, tra riaccensioni di impianti dismessi e limitazioni alle esportazioni per favorire il consumo interno. Per la regione, il carbone costituisce ancora circa il 50% del mix energetico, complice anche il prezzo, che torna competitivo ogni volta che sale quello del gas. Insomma, la chiusura dello stretto di Hormuz non sta solo mettendo sotto pressione i mercati energetici ma rischia di avere anche un impatto ambientale: rallentare la già faticosa transizione verso fonti meno inquinanti.
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🔴 Houthi, nuovo fronte di guerra?
Ieri gli Houthi hanno lanciato un nuovo attacco contro Israele. Aumenta così il timore che il gruppo sciita, alleato dell’Iran, abbia deciso di diventare parte attiva del conflitto. Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, l’Arabia Saudita ha dirottato quasi un quarto del petrolio “scomparso” verso il Mar Rosso. Per questo attaccare le petroliere che attraversano lo stretto di Bab el-Mandeb sarebbe un nuovo durissimo colpo. Ma davvero gli Houthi vorranno intervenire in una crisi ben più grave di quella del 2023, e che rischia di trasformarli in obiettivo di guerra?
👉 Il grafico del giorno: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/houthi-nuovo-fronte-di-guerra-234153
📖 L’escalation mirata degli Houthi aggiunge una variabile araba alla guerra del Golfo. Leggi l'approfondimento: https://www.ispionline.it/en/publication/houthis-controlled-escalation-adds-an-arabian-variable-to-the-gulf-war-234009
📊 Energia, si corre ai ripari
Il petrolio oggi ha toccato i 116 dollari al barile, segnale che neppure le dichiarazioni di Trump riescono più a mascherare quello che sta rapidamente diventando lo shock petrolifero più grande di sempre. Intanto, la contrazione delle forniture di petrolio e gas naturale sta già colpendo l’Asia e, in misura sempre maggiore, l’Europa. Così i governi iniziano a correre ai ripari. Come nel 2022, però, anche chi interviene per ridurre i consumi fatica a resistere alla tentazione di calmierare i prezzi. Con il rischio di tenere artificialmente alta la domanda e nascondere ai cittadini la gravità della situazione.
👉 Il grafico del giorno: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/energia-si-corre-ai-ripari-234082
🇺🇸🇮🇷 USA-Iran: l’ultimatum è mobile
Dopo che l’Iran ha rifiutato il piano proposto da Washington per porre fine alle ostilità, Trump ha nuovamente posticipato (questa volta fino al 6 aprile) la scadenza del suo ultimatum per la riapertura dello stretto di Hormuz. Nel frattempo, i tentativi della Casa Bianca di contenere le tensioni che hanno investito i mercati finanziari devono fare sempre più i conti con la realtà della crisi energetica. Tra ieri e oggi Wall Street ha registrato il peggior calo (-2,8%) dall’inizio dell’offensiva israelo-americana. Davanti a messaggi che cambiano in continuazione, la domanda resta la stessa: Washington è davvero pronta a concedere terreno per trovare una mediazione, o sta solo prendendo tempo per assumersi ulteriori rischi in questo conflitto?
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🇺🇦🇷🇺 Ucraina: petrolio russo nel mirino
Come se il mercato del petrolio non fosse già messo a dura prova, da inizio anno circa il 40% della capacità di esportazione di greggio russa è stata progressivamente fermata dopo una serie di attacchi (per la maggior parte ucraini). L’obiettivo della rinnovata offensiva di Kiev è chiaro: colpire le entrate da petrolio e gas, circa un quarto del bilancio federale, con cui Mosca finanzia la guerra. A causa della chiusura di Hormuz e degli ultimi attacchi, questo mese sono scomparsi dal mercato oltre 11 milioni di barili al giorno di petrolio (il 13% dell’offerta mondiale). Ma adesso anche le entrate del Cremlino, che contava di guadagnare dalla guerra all’Iran, sono a rischio.
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📊 Gas, déjà vu Algeria
Oggi la premier Meloni è volata in Algeria alla ricerca di più gas dal paese che già oggi è il primo fornitore dell’Italia. La pressione su Roma sale, dopo che ieri la principale compagnia qatariota del gas ha dichiarato “force majeure”, sospendendo ufficialmente i contratti di lungo periodo, inclusi quelli con l’Italia (il GNL dal Qatar copriva circa l’11% dei consumi italiani). Già nel 2022, per sostituire il gas russo, Draghi si rivolse ad Algeri per aumentare le forniture dal Nordafrica. Da anni, però, l’Algeria sembra non avere margini per aumentare le proprie esportazioni di gas, che sono anzi in calo da tempo.
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🇺🇸 Trump cerca la exit strategy?
Lo stop ai raid sulle infrastrutture energetiche annunciato ieri da Trump sembrava aver concesso una tregua ai mercati, facendo calare il prezzo del petrolio e diffondendo ottimismo nelle borse. Il sollievo, però, è durato poco: l’Iran ha smentito le dichiarazioni di Washington su presunti negoziati in corso e il greggio è tornato a crescere. Per i cittadini americani questa guerra sta diventando costosa: il prezzo della benzina è già salito del 42% dai minimi di gennaio, e non è più così lontano dai 5 dollari al gallone toccati nell’era Biden. Che l’inquilino della Casa Bianca sia alla ricerca di una via d’uscita per contenere il malcontento interno, in vista delle mid-term?
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🇮🇷🇺🇸 Iran-USA: ultimatum o negoziato?
Solo sabato, Trump aveva dato 48 ore a Teheran per “riaprire lo stretto di Hormuz” o subire attacchi alla rete elettrica. Il regime iraniano aveva risposto minacciando di colpire i principali impianti di dissalazione ed elettricità della regione. Invece, poche ore fa Trump ha fatto parziale marcia indietro, annunciando una pausa di cinque giorni per negoziare, all’apparente ricerca di una via d’uscita che riduca la pressione sui mercati e sugli alleati regionali. Il rischio però rimane lo stesso: l’imprevedibilità di Trump e la possibilità che, a fronte di una nuova escalation, un singolo colpo ben assestato da parte iraniana possa mettere in crisi i sistemi idrici o elettrici del Golfo.
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