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a cura di Davide Malacaria
L'AFFANNOSA RICERCA DI NETANYAHU DI UNA NUOVA GUERRA
Haaretz: "Il tempo stringe: a Benjamin Netanyahu restano meno di due settimane per lanciare una nuova guerra che potrebbe garantirgli la rielezione"
Su Haaretz, l’ironico e intelligente articolo di Zvi Bar’el sull’affanno di Netanyahu, alla disperata ricerca di una nuova guerra che gli consenta di vincere o annullare le elezioni israeliane: “Il tempo stringe: a Benjamin Netanyahu restano meno di due settimane per lanciare una nuova guerra che potrebbe garantirgli la rielezione”.
“Il presidente americano Donald Trump lo tiene in una morsa da Est, rimandando la ripresa della guerra con l’Iran. Anche il Libano non è più un fronte interessante, dopo che il nostro amico americano vi ha riversato la sua forza distruttiva, limitando le nostre operazioni [che però proseguono, pur se meno massive ndr.]. La Siria parla di accordi di sicurezza [con Israele] e intona canti di pace. Gaza continua a mietere vittime ogni giorno, ma la salvezza elettorale non arriverà dalla Striscia. Né ci si può fidare degli Houthi dello Yemen. Quei bastardi stanno mantenendo la promessa fatta a Trump di non attaccare obiettivi israeliani”.
“Persino i palestinesi della Cisgiordania si sono addormentati sul più bello…
L'ALLARME INVENTATO DELLA CIA SULLA MINACCIA RUSSA ALL'EUROPA
Il presidente della Polonia Karol Nawrocki ha accusato il primo ministro Donald Tusk di aver falsificato un rapporto della CIA sulla minaccia di un attacco russo all'Europa.
In un’intervista a un giornale polacco, il presidente della Polonia Karol Nawrocki ha accusato il primo ministro Donald Tusk di aver falsificato un rapporto della CIA sulla minaccia di un attacco russo all’Europa. “Il 10 settembre scorso”, si legge su Strana, Donald “Tusk ha dichiarato di aver ricevuto dalla CIA un ‘rapporto piuttosto accurato’ sui possibili sviluppi dei mesi successivi e ha invitato l’Europa a prepararsi a diversi scenari sul suo fianco orientale”.
“È importante notare che le dichiarazioni del Primo Ministro”, prosegue Strana, “hanno avuto risonanza non solo in Polonia, ma in tutta Europa. Questo ci ha messo in una posizione molto difficile nei confronti dei nostri alleati. Lo stesso è accaduto con l’intervista al Financial Times e con il rapporto della CIA che il Primo Ministro ha inventato…
YEMEN. NON C'È UNA SOLUZIONE MILITARE A QUESTA GUERRA INFINITA
Non si comprende appieno perché le autorità di Riad abbiano voluto riaprire la guerra da loro iniziata nel 2015, quando decisero di intervenire in Yemen per rimettere al potere il loro governo fantoccio scalzato dalla rivolta Houti.
Si intensifica la guerra yemenita, con le forze governative sostenute dai sauditi e i loro alleati che continuano a martellare le aree sotto il controllo dei cosiddetti “ribelli” Houti e con questi ultimi che bersagliano obiettivi in Arabia Saudita. Ha fatto notizia la strage all’aeroporto di Riad, 12 le vittime, poco o nessuno spazio mediatico è invece accordato alle molte più numerose vittime civili causate dai bombardamenti sauditi in Yemen (vedi raro dossier del New York Times).
In realtà, gli Houti avevano avvertito che avrebbero colpito gli aeroporti sauditi come rappresaglia per gli speculari attacchi di Riad, ma questi hanno preso l’avvertimento alla leggera, continuando a tenerli aperti.
A rivelare il motivo dietro questa improvvida decisione è quanto sottende un cenno del New York Times: “Gli attacchi all’aeroporto sono avvenuti alla vigilia di diversi importanti eventi politici e commerciali in Arabia Saudita, tra cui il vertice annuale sugli investimenti del principe Mohammed [bin Salman], evento di punta durante il quale leader mondiali, miliardari e dirigenti d’azienda si recano solitamente a Riad”.
Non solo l’evento in questione: chiudere gli aeroporti impedirebbe…
L’EUROPA NEL MIRINO DEI CALL CENTER UCRAINI di Larissa Remenyi
Dopo aver ridotto le attività contro i cittadini russi, le reti fraudolente hanno rivolto il loro mercato verso l’Europa, coinvolgendo anche i Paesi che sostengono Kiev.
«Non trasferite il denaro. Chiamate la banca». È uno dei consigli che i media russi ripetono ai propri lettori mentre spiegano come riconoscere le nuove truffe telefoniche. In uno degli ultimi casi raccontati da RIA Novosti, il meccanismo è quasi banale: i truffatori accreditano una somma sulla carta della vittima e poi le chiedono di girarla su un altro conto. Chi esegue il trasferimento rischia così di diventare, senza saperlo, un anello del riciclaggio. Mosca, insomma, sembra aver imparato a diffidare delle telefonate, e per i call center fraudolenti che operano dall’Ucraina è diventato un problema.
Secondo un rapporto della Global Initiative to Counter Transnational Organized Crime (GI-TOC) oggi i russi rappresenterebbero appena il 10-15% delle vittime degli “uffici”. Il mercato ha quindi cercato altrove, e lo ha fatto su una scala tutt’altro che marginale: secondo lo stesso rapporto, nel 2026 in Ucraina operavano circa 1.000 call center fraudolenti, con circa 60.000 persone coinvolte. Le reti avrebbero raggiunto vittime in almeno 29 Paesi, mentre i ricavi complessivi arriverebbero fino a un miliardo di dollari al mese.
IL NOBEL PER LA PACE E IL GENOCIDIO DI GAZA
Il mondo ha detto basta. E quando parliamo di mondo intendiamo tanto potere occidentale, tanta parte della diaspora ebraica e, ovviamente, le forze di opposizione a Netanyahu all'interno di Israele. Tale variegato ambito che si è unito al resto del mondo che da tempo cerca invano di frenare Israele.
Il Nobel per la pace al giudice sudafricano Navanethem Pillay è un segnale alto: il mondo si è stancato del genocidio dei palestinesi. È stata lei, infatti, a firmare le conclusioni della Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati in cui si dichiarava che quanto stava avvenendo in Palestina era un genocidio…
…Ma questo è solo l’ultimo segnale in tal senso, altri lo hanno preceduto. Il primo squillo di tromba è stato lo scoop di Haaretz sull’avvertimento ricevuto da Netanyahu sull’imminenza del 7 ottobre. Non tanto per lo scoop in sé, pure notevole, quanto per le figure coinvolte, anzitutto il principe ereditario emiratino Mohamed bin Zayed, che peraltro non ha smentito di aver avvertito Netanyahu.
Nello stesso giorno, il cambio di guardia della Gran Bretagna che, dopo aver sostenuto a lungo il genocidio, ha cambiato drasticamente rotta e ha imposto sanzioni contro Israele per quanto si stava consumando in Cisgiordania ad opera di coloni e governo.
Il secondo squillo di tromba è risuonato all’Onu dove è stato evidente l’isolamento internazionale di Bibi. Non solo per ...
7 OTTOBRE, TRE ANNI DOPO
I media israeliani vicini alle forze di opposizione, al doloroso ricordo della strage intervallano interrogativi sul perché i responsabili del tragico fallimento della sicurezza, in particolare Netanyahu, siano ancora al loro posto.
Il New York Times e il Washington Post, i media dell’Impero, hanno dato un basso profilo all’anniversario del 7 ottobre. Tale la follia del governo di Tel Aviv che, realizzando un genocidio, ha dilapidato l’empatia verso Israele del loro più importante e incondizionato alleato. Restano i legami politici e militari, ma i media non possono più ignorare che l’opinione pubblica americana è sempre più critica di quanto sta avvenendo (vedi Associated Press, in particolare il dato: “il 30%, degli adulti ebrei afferma che Israele ha commesso un genocidio”)…
…Haaretz: “La destra israeliana vuole che il 7 ottobre duri per sempre”. Lo scrive Yoana Gonen e termina così: “La verità è che coloro che ci mettono costantemente in guardia dal tornare al 6 ottobre vogliono che restiamo bloccati per sempre al 7 ottobre: un popolo spaventato, mobilitato, assetato di vendetta e di guerra, che non pone domande e non pretende risposte. Un popolo per il quale il compromesso è un pericolo, la compassione un tradimento e per il quale solo la forza porta sicurezza”.
HORMUZ, IL PETROLIO PASSA MA A COSTI ALTISSIMI
Trump: “L’Iran, come sapete, ha praticamente rinunciato a qualsiasi progetto volto a sviluppare l'arma nucleare". In realtà, come hanno dichiarato più volte le agenzie di intelligence americane, non ha mai cercato di produrre l’atomica.
L’Iran, come sapete, ha praticamente rinunciato a qualsiasi progetto volto a sviluppare l’arma nucleare”. Così Trump ai giornalisti. In realtà, come hanno dichiarato più volte le agenzie di intelligence americane, non ha mai cercato di produrre l’atomica, anche perché c’era una fatwa, un pronunciamento dal valore dogmatico, che ostava a tale sviluppo da parte dell’ayatollah Khamenei, che gli Stati Uniti e Israele hanno ucciso; fatwa ancora in vigore.
Ma al di là del particolare, che ha certa importanza perché la Fake sull’atomica iraniana è stata usata per scatenare una guerra, quel che importa sottolineare è che il presidente americano ha praticamente dichiarato che quel pericolo – immaginario, ribadiamo – non esiste più.
Una dichiarazione in netta controtendenza rispetto ai tamburi di guerra che riecheggiano con ossessiva insistenza.
Teheran, dal canto suo…
LE ELEZIONI ISRAELIANE E LA GUERRA ALL'IRAN
Quanto è accaduto ieri ha dato ossigeno alla campagna elettorale di Netanyahu. Non una nostra considerazione, ma quanto titola TimesofIsraele”L’attentato al volo Flydubai salverà la campagna elettorale in difficoltà di Netanyahu?”
Nello stallo, s’intensificano le pressioni per una nuova guerra contro l’Iran. Dalla Gran Bretagna a Israele fino agli Emirati arabi tutto spinge in questa direzione, con Trump che apparentemente segue l’onda, avendo ribadito che dopo le elezioni di Midterm potrebbe riprendere la guerra su larga scala.
E alle parole stanno seguendo i fatti, con l’America che ha inviato una terza portaerei verso il Medio oriente insieme a una piccola flotta che imbarca altri 2mila marines, che si aggiungono alle forze già inviate nell’area. Inoltre ha inviato altri Patriot a Qatar e Arabia Saudita.
La Gran Bretagna ormai si è accodata alla scia, come dimostra l’inchiesta sullo stranissimo attentato sventato contro la base aerea di Fairford che sta puntando decisamente ad coinvolgere Teheran. Ieri è stato arrestato un britannico con doppia cittadinanza, l’altra è ovviamente iraniana. La trama del thriller è già scritta: si scoprirà che l’uomo arrestato ha avuto contatti con l’ambasciata iraniana o con qualche esponente delle Guardie della rivoluzione.
Ribadiamo le nostre perplessità sull’accaduto e, a quanto abbiamo già scritto, aggiungiamo i dubbi di Kurt Nimmo che, sul sito del Ron Paul Institute, ha scritto: “Si è subito affermato che i presunti responsabili fossero terroristi iraniani […] e come prova è stata pubblicata l’immagine di uomini ammanettati a torso nudo. Ben presto si è scoperto che l’immagine era un falso creato con l’intelligenza artificiale”…
FLYDUBAI: IL DIROTTAMENTO CHE PUÒ CAMBIARE IL MONDO
A salvare la situazione sembra siano stati "due persone dell'equipaggio, un russo e un ucraino, ambedue piloti fuori servizio", come riferisce Israel Hayom, che sono riusciti a riprendere le redini dell'aereo e a farlo atterrare in sicurezza in Arabia Saudita.
Il tentativo di far schiantare un aereo passeggeri della compagnia emiratina Flydubai su Israele è stato sventato. E grazie sostanzialmente a tre uomini. Secondo le prima ricostruzioni il pilota avrebbe accoltellato il co-pilota, ma questi, ferito, sarebbe riuscito ad aprire la porta della cabina di pilotaggio così da permettere ai passeggeri di farvi irruzione e immobilizzare il dirottatore.
L’areo, però stava precipitando e a salvare la situazione sembra siano stati “due persone dell’equipaggio, un russo e un ucraino, ambedue piloti fuori servizio”, come riferisce Israel Hayom, che sono riusciti a riprendere le redini dell’aereo e a farlo atterrare in sicurezza in Arabia Saudita.
Una sequenza di eventi che però è ancora tutta da charire…
IL NO DI TRUMP ALL'IRAN E L'ATTENTATO SVENTATO ALLA BASE DELLA RAF
Attentato che desta perplessità anche la bizzarra circostanza che ha visto il subitaneo rilascio su cauzione dei detenuti, come se fossero stati arrestati per una sbronza molesta e non per un attentato alla sicurezza nazionale e internazionale.
Trump boccia il piano di pace proposto dall’Iran. E tutto ritorna nel buio. Motivo: non è in linea con quel che pretende il presidente americano, non pago di aver fatto strame di un Paese senza nessun motivo, ché la fantomatica atomica iraniana era un’invenzione propagandistica, smentita peraltro dalla sua stessa amministrazione.
Nello stesso giorno, tempistica perfetta, il Regno Unito ha annunciato di aver arrestato cinque individui che si preparavano ad attentare alla base della Royal Air Force (RAF) di Fairford, che ospita velivoli americani e dalla quale sono partiti alcuni dei bombardieri che hanno partecipato all’aggressione statunitense all’Iran.
Ovviamente, i sospetti si sono tutti appuntati sull’Iran, sigillando come inevitabile il niet di Trump al piano di Teheran e alimentando la crociata anti-iraniana, che spinge per una ripresa dei bombardamenti.
Al di là della tempistica, risulta interessante anche lo svolgimento dei fatti. L’allarme è stato lanciato da…
WALL STREET JOURNAL: TRUMP HA RIFIUTATO LA PROPOSTA DELL'IRAN...
Tutto ciò va preso col beneficio dell'inventario, dal momento che è usuale per certi ambiti guerrafondai, ai quali il WSJ è consegnato, distorcere la realtà secondo i propri desiderata.
Secondo il Wall Street Journal Trump, parlando in sede riservata, avrebbe espresso il suo niet alla proposta di riprendere i negoziati di pace avanzata dall’Iran. A riferirlo al media tre funzionari dell’amministrazione Usa, i quali hanno aggiunto che il presidente americano sarebbe restio a rinnovare gli attacchi su larga scala, ma comunque si appresterebbe a ordinare attacchi massicci per forzare Teheran alla resa. Ciò avverrebbe dopo le elezioni di Midterm, anche se avrebbe dichiarato di attenderne l’esito per decidere quale strada intraprendere.
Tutto ciò va preso col beneficio dell’inventario, dal momento che è usuale per certi ambiti guerrafondai, ai quali il WSJ è consegnato, distorcere secondo i propri desiderata le conversazioni che avvengono nel chiuso del potere imperiale. Non che sia tutto falso, ma i dubbi, dati i pregressi, sono legittimi. Così appare ragionevole la posizione dell’Iran, che, evitando commenti, ha ribadito di attendere una risposta ufficiale.
Peraltro, l’accenno di Trump riferito dal WSJ…
TRUMP PIÙ LIBERO, IRAN E USA DIALOGANO DOPO MESI DI ATTRITO
[La trattativa] è andata talmente bene che alla fine Witkoff si è incontrato di persona con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: un faccia a faccia senza contenuti specifici, perché tutto si era deciso prima, ma altamente simbolico.
A margine dell’Assemblea generale dell’Onu è scoccata la scintilla. E una delegazione degli Stati Uniti ha intavolato un dialogo con quella iraniana. È la prima volta in sei mesi che i due Paesi dialogano in maniera così fitta, anche se messaggi sull’asse Teheran – Washington erano intercorsi anche in precedenza.
Un dialogo serrato, anche se a distanza, con i mediatori a far da tra le parti. Ciò accadeva mentre Trump recitava la sua parte all’Onu, indirizzando all’Iran le usuali blandizie e le necessitate minacce, più inquietanti delle precedenti perché è arrivato al punto di minacciare di annientare il Paese.
In realtà, come scriveva ieri Michael Birnbaum sul Washington Post, “nonostante le ripetute minacce, fin dalle prime settimane di guerra Trump ha mostrato una scarsa propensione a intraprendere attacchi su larga scala contro l’Iran”.
Al solito, Trump abbaia per coprirsi le spalle dai guerrafondai che lo premono perché riprenda il conflitto (vedi, ad esempio, il recente articolo di Lewis Libby, capo dello staff del defunto neocon Dick Cheney, sul Washington Post).
Un clangore di sciabole che serviva a coprire il rumore di fondo delle trattative…
11 SETTEMBRE: L'INSIDER TRADING CHE PRECEDETTE GLI ATTENTATI ALLE TORRI
La Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti avviò un'indagine su un insider trading alquanto massivo da parte di figure sconosciute che sembrava avessero una conoscenza apparentemente precisa di ciò che sarebbe accaduto in quel giorno fatidico.
Undici giorni fa la ricorrenza dell’11 settembre, ricordata a lungo, come di consueto, a reti unificate e su ogni media. Meno spazio, invece, è stato dato a un aspetto piuttosto interessante quanto colpevolmente dimenticato: l’insolito movimento di trading avvenuto pochi giorni prima degli attentati, ricordato da al Mayadeen.
Era il 12 settembre 2001, un giorno dopo l’evento destinato a cambiare il mondo, quando la Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti avviò un’indagine su un insider trading alquanto massivo da parte di figure sconosciute che sembrava avessero una conoscenza apparentemente precisa di ciò che sarebbe accaduto in quel giorno fatidico.
Il caso più significativo riguarda United Airlines (una delle due compagnie aeree coinvolte negli attentati). Cinque giorni prima dell’11 settembre furono aperte oltre 2mila posizioni short che scommettevano sul ribasso del titolo della compagnia: circa 90 volte più di quelle registrate nell’intero mese di agosto precedente. In sostanza, qualcuno stava scommettendo sul…
LO YOM KIPPUR, LA FESTA DELL'ESPIAZIONE, PER QUALI PECCATI?
Oggi per gli ebrei è lo Yom Kippur, il giorno dell'espiazione dei peccati. Su Haaretz, Gideon Levy verga un sarcastico, dolente, drammatico, articolo sull'attualità di questa ricorrenza.
Quest’anno, lo Yom Kippur dovrebbe essere abolito, probabilmente in modo permanente. Israele è già al di là del bene e del male. Gli ebrei sono incapaci di peccare, semplicemente perché tutto ciò che fanno è sempre giusto, morale, legale e persino sublime. Anche il digiuno deve essere abolito: quest’anno mangeremo come re, perché ce lo meritiamo.
Lasciate che i Gentili digiunino. Se lo meritano. Lasciate che Dio digiuni. Anche lui se lo merita dopo tutto quello che ci ha fatto. Lasciate che digiunino le migliaia di palestinesi detenuti che muoiono di fame, non gli ebrei che non hanno mai fatto del male a nessuno. Il digiuno è doveroso per i due milioni di rifugiati di guerra di Gaza. Loro meritano di digiunare, non noi. Noi meritiamo solo il bene e non abbiamo nulla di cui scusarci. Eravamo e rimaniamo un popolo eletto, una villa nella giungla. Una nazione di leoni non ha bisogno di scusarsi mai.
Se stasera in Israele si sentiranno le selihot (preghiere penitenziali), sapremo che Israele non ha imparato nulla dalla…
LA CATASTROFE CHE METTE ALLA PROVA IL NUOVO NEPAL
Il governo di Kathmandu ha inizialmente respinto le offerte di squadre straniere di ricerca e soccorso. Una scelta che ha suscitato forti critiche nel Paese, mentre migliaia di persone risultavano ancora disperse.
Quando il 26 agosto l’alluvione ha devastato una regione del nord del Nepal ai piedi del Tibet, il governo di Kathmandu ha inizialmente respinto le offerte di squadre straniere di ricerca e soccorso. «Le offerte di aiuto sono naturali, ma al momento non ne abbiamo bisogno», aveva dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, spiegando che polizia ed esercito erano già impegnati nelle operazioni. Una scelta che ha suscitato forti critiche nel Paese, mentre migliaia di persone risultavano ancora disperse.
Solo giorni dopo, sotto la pressione interna e delle ambasciate straniere, Kathmandu ha autorizzato l’ingresso di alcune squadre di soccorso provenienti da Cina, India e Australia, oltre a specialisti sudcoreani. Bhim Gautam, amministratore delegato dell’Associazione dei produttori di energia indipendenti del Nepal, ha raccontato a NPR che i leader del settore hanno dovuto «fare pressione sul governo» perché consentisse l’arrivo dei soccorritori. Ma, quando l’autorizzazione è arrivata, ha aggiunto, «era ormai troppo tardi».
A oltre tre settimane dal disastro, il bilancio del disastro…
NETANYAHU SPINGE PER UN ATTACCO ALL'IRAN PRIMA DELLE ELEZIONI ISRAELIANE
Bibi le sta provando tutte e in tal senso va letta anche l'offerta fatta alcuni giorni fa al principe ereditario saudita Mohamed bin Salman di entrare in guerra a fianco del suo Paese contro gli Houti dello Yemen.
Non sempre le notizie si concretizzano in qualcosa di accaduto, un evento o una dichiarazione rilevante, a volte è esattamente il contrario, come dimostrano le rivelazioni odierne sulle pressioni di Netanyahu su Trump per convincerlo ad attaccare l’Iran prima del 27 ottobre, giorno previsto per le elezioni israeliane.
Secondo vari media, che riportano le confidenze di alcuni funzionari americani presenti ai colloqui, “nelle ultime due settimane” i due avrebbero parlato più volte di tale possibilità. L’ultima sollecitazione di Netanyahu è avvenuta la settimana scorsa, poco prima che Trump dichiarasse “che non avrebbe colpito l’Iran prima delle elezioni di medio termine”.
Una dichiarazione, quest’ultima, che nelle intenzioni di Trump doveva chiudere la questione, ponendo fine al pressing del premier israeliano. Pressing che Trump avrebbe rintuzzato tenendosi sul vago. Così, infatti, un funzionario americano: “Sembra che Bibi voglia rientrare in gioco. Ne ha parlato un paio di volte con il presidente, e il presidente gli ha detto: ‘Beh, sai, Bibi, vai avanti e preparati’.
Ma non era un vero e proprio impegno. ‘Vai avanti e preparati’ significa forse ora, forse più tardi, forse mai”…
UCRAINA, OSTACOLI PER IL PIANO DI PACE USA
La decisione di Trump era meditata e la svolta repentina è dovuta ai ripetuti niet dell'alleato.
Trump aveva chiesto a Zelensky di cessare gli attacchi alle raffinerie russe “una mezza dozzina di volte negli ultimi mesi a causa dell’impennata dei prezzi del gasolio. Ciò che ne è seguito era prevedibile: Zelensky ha esitato; Trump ha concluso l’accordo” con Putin. Così David Ignatius, sul Washington Post, ha ricostruito quanto avvenuto sabato scorso.
Insomma, la decisione di Trump era meditata e la svolta repentina è dovuta ai ripetuti niet dell’alleato. La frustrazione ha spinto il presidente americano a forzare e, per piegare la resistenza di Zelensky, è arrivato a minacciare di cessare di fornire informazioni di intelligence, revoca che metterebbe le forze ucraine ancora più alle corde di quanto non siano.
Stanotte sembra che Kiev non si sia astenuta dall’attaccare le raffinerie, accedendo a più miti consigli. D’altronde, Trump era talmente irritato da arrivare a chiedere le dimissioni di Zelensky. Non per questo i droni ucraini sono rimasti inerti...
ACCORDO CON PUTIN: LA MOSSA DEL CAVALLO DI TRUMP
La distanza tra Kiev, i suoi sponsor e Trump è ormai palese. Il presidente americano, a fronte all'irriducibilità dei suoi interlocutori, ha deciso di forzare la mano, nulla importando della loro resistenza. Meglio, di aggirarla con una mossa del cavallo. Ed è interessante anche la reazione di Trump alle furibonde critiche di Zelensky: interpellato sul tema, si è limitato a rispondere: "Okey".
L’accordo tra Trump e Putin sul gasolio russo, che ne consente l’esportazione, non riguarda le Midterm, di cui a Trump non importa nulla (lo ha pure detto…), quanto la geopolitica globale. Infatti, Trump sa perfettamente che non abbasserà di molto il prezzo del gasolio in America, fattore che dovrebbe condannare il suo partito alla sconfitta, e che l’impatto vero di tale misura, comunque sempre insufficiente a riequilibrare il mercato, inizierà a novembre, quando il voto si sarà consumato.
Per un’analisi dettagliata sul tema rimandiamo al Washington Post, quel che interessa evidenziare, invece, è che la mossa di Trump è Politica, con la P maiuscola (cioè non elettorale) più che economica, e avrà effetti sia nel ristretto ambito del conflitto ucraino sia a livello globale.
Sull’Ucraina è palese che è una mossa contro Zelensky e i suoi sponsor internazionali, che infatti sono furibondi, e per dimostrarlo Kiev ha colpito una infrastruttura petrolifera russa subito dopo l’annuncio dell’intesa.
L’annuncio, peraltro, è giunto mentre a Miami si teneva una riunione tra Wiktoff e Kushner e le delegazioni europee e ucraine, nella quale gli uomini di Trump hanno prospettato nuove opzioni per risolvere il conflitto…
GAZA, LA TREGUA CHE NON C'È MAI STATA di Claudia Carpinella
Al momento in cui scriviamo, sono 1.454 i palestinesi uccisi nell’ultimo anno, almeno 320 i bambini. Significa che, nella tregua all’israeliana, vengono uccisi in media quattro palestinesi al giorno e un bambino ogni 27 ore.
Un anno dall’entrata in vigore del cosiddetto “cessate il fuoco”. Era il 10 ottobre 2025 quando il popolo di Gaza, già martoriato e ridotto allo stremo, festeggiava tra le macerie l’annuncio di quella tregua tanto agognata. Da quel momento in poi, Israele ha ucciso meno, ma non ha mai smesso…
…Nell’ottobre 2025 erano 14 su 36 gli ospedali della Striscia, compresi quelli da campo, a operare parzialmente. Un anno dopo, il numero è salito a 20, ma nessuno è ancora in grado di funzionare appieno, secondo il rapporto di Physicians for Human Rights-Israel.
Il rapporto evidenzia, ad esempio, che nell’ottobre 2025 Gaza disponeva di 103 posti letto di terapia intensiva, oggi ne conta solo uno in più. Dati che certamente non riflettono un segnale di ripresa del sistema sanitario, quasi interamente distrutto dai bombardamenti. Al contrario, danno la misura di quanto poco sia cambiato in un anno, nonostante la “tregua”.
“Il cessate il fuoco non ha fermato il genocidio, ha solo cambiato il modo in cui viene effettuato”
GAZA. L'8 OTTOBRE, IL 9 OTTOBRE, IL 10 OTTOBRE...
"[...] Se c'è una caratteristica che definisce la guerra che Israele ha scatenato contro la Striscia di Gaza, è la sfrenata sete di vendetta, una sete folle e sproporzionata. Cos'erano le uccisioni e la devastazione se non una campagna sottesa di vendetta?"
Novembre 2023, New York: un giornalista chiede in modo provocatorio a un uomo che stava manifestando per la pace a Gaza: “Che pensa del 7 ottobre?”’. La risposta dell’interpellato: “Mi chiede cosa penso del 7 ottobre? E lei che pensa dell’8 ottobre? Che pensa del 9 ottobre? Che pensa del 10 ottobre? Che pensa dell’11 ottobre?…” Così via fino al 2 novembre, quando il giornalista ha battuto in ritirata. Senza rispondere, ovviamente, ché difficilmente chi pretende compassione – legittima – per le vittime del 7 ottobre ne prova per quelle palestinesi, incomparabilmente più numerose.
Va ricordato come Netanyahu, intervistato su Fox News, si lanciò in un ardito paragone tra le vittime dell’11 settembre e quelle del 7 ottobre: in termini percentuali – rispetto alla popolazione – è come se in Israele quel giorno si fossero registrati sedici 11 settembre, ha chiosato Bibi.
A Gaza ad oggi si contano 74mila vittime su una popolazione di 2,2 milioni di persone, circa il 3,36% del totale. Significa che circa 1 persona su 30 a Gaza ha perso la vita, significa 3.220 volte l’11 settembre.
I SAUDITI LANCIANO UN'OFFENSIVA SU LARGA SCALA IN YEMEN
Il governo fantoccio yemenita, i sauditi e tanti media arabi hanno annunciato la "liberazione" subitanea di Mokha, quindi del vitale Stretto di Bab el Mandeb, e di Taiz. Ma gli Houti smentiscono e parlano di conquiste "immaginarie". Difficile capire chi ha ragione, fitte le nebbie di guerra.
Ieri l’incontro tra delegazioni di alto profilo di Pakistan, Arabia Saudita e Turchia, i Paesi che hanno siglato il patto di mutua difesa della Mecca. Un vertice convocato con urgenza da Riad per ottenere l’aiuto militare che l’intesa istituisce, dal momento che la sua guerra di aggressione contro gli Houti dello Yemen non sta andando come credeva e i missili piovono sul suo territorio.
In realtà, il Patto non è ancora stato ratificato ufficialmente dai suoi aderenti, così la riunione di ieri, oltre che a occuparsi del conflitto, serviva ad accelerare l’iter di approvazione. Nonostante tale procedura sia ancora in divenire, Pakistan e Turchia hanno deciso di sostenere Riad inviando forze a difesa del suo territorio, ma è ovvio che parte di esse verranno impiegate in Yemen. In realtà, Pakistan e Turchia non sono così entusiasti di entrare in guerra, tanto che finora avevano tergiversato, ma i petrodollari fanno prodigi…
Al di là della digressione, è interessante quanto dichiarato prima del vertice dal ministro degli Esteri pakistano Muhammad Ishaq Dar, secondo il quale nel summit si sarebbe parlato di “una proposta per avviare un dialogo politico con gli Houthi dello Yemen…
TANTI GLI INTERROGATIVI SUL VOLO FLYDUBAI
L'aspetto ancora più incomprensibile della vicenda è come sia stato possibile che si stato scelto come co-pilota di un velivolo diretto a Tel Aviv "un cittadino omanita a cui era stato precedentemente sospeso il brevetto di volo dalla Oman Air, in quanto identificato come una minaccia per la sicurezza nazionale".
Fortunato Netanyahu: il disastro aereo sventato del volo Flydubai ha ridato uno slancio imprevisto e vitale alla sua campagna elettorale, relegando nel dimenticatoio le accuse di aver tenuto per sé gli avvertimenti ricevuti prima dell’attacco di Hamas del 7 ottobre.
È riuscito ancora una volta a ribaltare la situazione a suo favore affrettandosi “a organizzare un incontro con uno degli israeliani che avevano contribuito al salvataggio dell’aereo, così che la catastrofe scampata per un pelo è diventata, per Netanyahu, l’occasione per altro servizio fotografico” (Haaretz).
Il salvatore in questione è l’idraulico che ha preso in mano la situazione dopo aver messo fuori gioco il co-pilota che avrebbe accoltellato il comandante dell’aereo. Fortunato anche lui, e ovviamente i passeggeri, perché, come ha rivelato Trump, pur non sapendo nulla di aerei, ha improvvisato sull’onda della docuserie Air Disaster.
Per rendere più emozionante la photo opportunity, all’idraulico eroe deve essere stato chiesto di non cambiarsi i vestiti e di partecipare all’incontro con il premier con quelli che si erano insanguinati nel corso del salvataggio, nonostante fossero passate ore dall’accaduto e avesse già toccato terra due volte, in Arabia Saudita e in madrepatria. Bibi si conferma un mago della propaganda…
IL PRESUNTO ATTENTATO A FAIFORD, IL VOLO FLYDUBAI. OTTOBRE MOVIMENTATO
Il primo ministro britannico Andy Burnham ha dichiarato che ci sono forti indizi sul coinvolgimento dell’Iran nell’asserito attentato alla base aerea di Fairford. Abbiamo scritto sulla stranezza di questo asserito attentato, non ci torniamo, se non che alle tante stranezze...
…si aggiunge quella che i cinque arrestati non portavano con loro ordigni, come ha comunicato la polizia britannica, ma solo benzina, non si sa in che quantità (una tanica?).
Cinque scappati di casa sarebbero stati mandati dall’Iran a dare l’assalto alla base aerea più sorvegliata della Gran Bretagna, dal momento che ospitava bombardieri americani, da cui la doppia sorveglianza. Così è se vi pare…
Le dichiarazioni di Burnham seguono e portano avanti la narrazione iniziata da Marco Rubio che subito, appena si è diffusa la notizia, ha detto che quanto avvenuto alla base aerea “vede chiaramente coinvolto un “attore straniero”.
Nel titolo del New York Times l’attore è diventato un Paese, mentre si sa che di attori ce ne sono tanti al mondo, ad esempio l’Isis o al Qaeda, i quali non hanno un Paese, ma così è. Hanno esplicitato l’implicito, dal momento che come esempio specifico Rubio ha citato l’Iran, senza però incolparlo, appunto.
Con Burnham sono arrivati gli indizi, e “forti”, sull’Iran…
TRUMP TRATTA CON L'IRAN, NETANYAHU CERCA DI RILANCIARE LA GUERRA
Netanyahu non si rassegna, anche perché quella che sta combattendo è una guerra per la sopravvivenza, la sua, ché se perde le elezioni di ottobre rischia di finire in prigione.
Giornata di negoziati ieri a New York tra Iran e Stati Uniti, nonostante il niet di Trump alla proposta di pace degli iraniani e il fatto che questi ultimi avessero negato che ci fossero in calendario ulteriori trattative. Negoziati indiretti, ovviamente, che si sono dipanati sulla base della proposta iraniana e delle obiezioni della controparte.
Non è dato di sapere cosa ne è uscito/uscirà, ma tutto ciò evidenzia la distanza tra quel che appare di questo conflitto e quanto si muove sottotraccia, ben più importante. Ciò che uscirà da questo ulteriore negoziato, a stare a quanto avvenuto per i precedenti, dovrà poi essere valutato in Iran, passando al vaglio delle diverse autorità e fazioni, con successiva risposta ufficiale di Teheran.
Tutto in stand by, insomma, con le solite azioni di disturbo mirate a far esplodere nuovamente tutto. Stavolta stanno usando il bizzarro tentato-attentato in terra britannica, con il Capo del Dipartimento di Stato, il neocon Marco Rubio, che ha agitato ulteriormente le acque affermando che…
THE ATLANTIC E THE NEW YORK TIMES: NETANYAHU NEL MIRINO
Ma al di là delle autorevoli conferme delle rivelazioni di Haaretz, quel che vale la pena sottolineare in questa sede è che le nuove rivelazioni giungono subito dopo l'intervento di Netanyahu all'Onu, dove il suo isolamento è stato evidente.
Il 25 settembre The Atlantic ha rivelato che il capo dell’Intelligence egiziana, Abbas Kamel, il 26 settembre del 2023 si è precipitato in Israele per avvertire i suoi colleghi che Hamas stava preparando un attacco alzo zero. Il giorno successivo il New York Times ha rivelato di aver interpellato due fonti che hanno confermato che lo sceicco Mohamed bin Zayed ha telefonato a Netanyahu poco prima del 7 ottobre per avvertirlo di quanto si stava preparando.
Sottolineando ancora una volta che il premier israeliano ha deciso di non fare nulla. Non ha informato né la Difesa né l’intelligence, come risulta dal verbale di una riunione con i vertici delle agenzie di sicurezza e dell’esercito convocata successivamente nel quale non è riportato l’allarme di bin Zayed.
Nulla di nuovo rispetto a quanto rivelato da Haaretz alcuni giorni fa, ma i due media hanno raccolto nuove testimonianze, più o meno dirette, di quanto accaduto, che confermano e suggellano lo scoop del giornale israeliano. Le smentite di Netanyahu, a questo punto, riecheggiano affatto querule…
IRAN. ARAGHCHI RESTERÀ A NEW YORK FINO A LUNEDÌ...
Per poter avviare il dialogo Teheran ha chiesto che gli Stati Uniti adempiano ad alcune condizioni: la fine dell'embargo e della stretta militare sui porti iraniani, oltre alla cessazione delle ostilità su tutti i fronti mediorientali.
L’assemblea generale dell’Onu ha dato qualche frutto. In particolare le timide aperture sulla guerra contro l’Iran, con i rappresentanti di Teheran che hanno avanzato una nuova proposta che riprende il Memorandum di Islamabad, ma ne accelera i tempi: se tutto andasse secondo il piano di pace, Hormuz sarebbe riaperto in sette giorni.
Ma per poter avviare il dialogo Teheran ha chiesto che gli Stati Uniti adempiano ad alcune condizioni: la fine dell’embargo e della stretta militare sui porti iraniani, oltre alla cessazione delle ostilità su tutti i fronti mediorientali.
Condizioni alle quali gli Stati Uniti potrebbero ottemperare facilmente, anche se sul cessate il fuoco ad ampio spettro incombe la variabile impazzita Netanyahu, che Trump non può controllare.
La proposta iraniana mira ad allettare Trump…
TRUMP EVITA NETANYAHU E INCONTRA MAMDANI
Netanyahu non solo non vedrà Trump neanche da lontano, ma ha dovuto anche annullare in fretta e furia l’incontro con Elon Musk, grazie al quale sperava di poter blandire nuovamente la potente e influente industria Hig Tech israeliana.
In attesa dell’esito della riunione generale dell’Onu che si sta tenendo a New York, e dei tanti cruciali incontri a margine, quel che oggi, prima che tutto inizi, va rilevato è la débacle di Netanyahu.
Al solito, Bibi era partito per fare sfracelli, convinto di potere incontrare nuovamente Trump e rinsaldare quell’asse che ha brandito finora come un martello di fronte all’opinione pubblica israeliana e che gli ha permesso di ostentare davanti ai suoi concittadini i tanti benefici che quell’asse prometteva: sostegno incondizionato a Israele su tutti i fronti e finanziamenti a pioggia. Una manna che sperava di spendere nella campagna elettorale più difficile della sua vita politica.
E certo, al cospetto di Trump, sperava di poter nuovamente dar fiato al suo flauto magico che tante volte ha incantato il suo meno scaltro interlocutore, trascinandolo, volente o nolente, nelle sue catastrofiche avventure mediorientali.
Era sicuro di riuscire anche stavolta e, allo scopo, aveva messo in moto l’usuale macchina propagandistica che…
IRAN. DOMANI RIUNIONE CRUCIALE TRA TRUMP E I LEADER DEL GOLFO
Lo scambio di messaggi si è svolto tramite la mediazione di Qatar e Pakistan, come ha comunicato il ministero degli Esteri del Qatar, che ha affermato che i mediatori stanno lavorando "senza sosta" per riavviare i colloqui tra Iran e Stati Uniti.
In vista dell’incontro tra Trump e i leader dei Paesi del Golfo, che si terrà domani a margine del vertice Onu, la diplomazia ha accelerato. Domenica, parlando al Parlamento iraniano, il presidente dell’assise Mohammad Baqer Qalibaf ha dichiarato che le condizioni poste dall’Iran per chiudere il conflitto con gli Stati Uniti sono “assolutamente chiare, razionali e non negoziabili”, aggiungendo, come sintetizza l’agenzia Tansim “che gli intermediari hanno trasmesso in modo chiaro i messaggi e le condizioni dell’Iran alla controparte”.
Inoltre, Majed Al-Ansari, portavoce del Ministero degli Affari Esteri del Qatar, ha aggiunto: “Abbiamo ricevuto rassicurazioni da funzionari dell’amministrazione statunitense sul fatto che Washington vuole raggiungere un accordo”.
Proprio in Qatar ha fatto tappa il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi prima di recarsi negli Stati Uniti per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, alla quale gli Usa gli hanno permesso di partecipare (in realtà, non potevano né dovevano impedirlo data la natura della riunione, ma il fatto che sia stato negato per la seconda volta consecutiva tale possibilità al presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas ha posto precedenti inquietanti).
Al solito, l’immaginifico Trump…
ANNUNCIATE NUOVE RIVELAZIONI SUL 7 OTTOBRE CHE INGUAIANO NETANYAHU
La bufera sull'allarme ricevuto da Netanyahu sull'attacco di Hamas del 7 ottobre non si placa. Una nuova nube incombe sull'orizzonte del premier israeliano: Sufian Abu Zaida, ex funzionario di Fatah, in un'intervista rilasciata ieri ha annunciato che a breve rivelerà nuovi dettagli sull'avvertimento ricevuto dal capo di Hamas.
La bufera sull’allarme ricevuto da Netanyahu sull’attacco di Hamas del 7 ottobre non si placa. Una nuova nube incombe sull’orizzonte del premier israeliano: Sufian Abu Zaida, ex funzionario di Fatah – che ebbe un ruolo centrale nel trasmettere la minaccia di Yahya Sinwar a Israele – in un’intervista rilasciata ieri ha annunciato che a breve rivelerà nuovi dettagli sull’avvertimento ricevuto dal capo di Hamas. A riferire l’annuncio è Jack Khoury su Haaretz.
La vicenda è nota: un’inchiesta di Haaretz ha rivelato al mondo che Netanyahu era stato avvertito in maniera chiara dell’attacco imminente, ma ha lasciato fare. A lanciare l’avvertimento era stato lo stesso Sinwar, che aveva comunicato a due funzionari di Fatah in contatto con l’intelligence israeliana, che se gli israeliani “non faranno progressi [nelle trattative in corso con Hamas], sto preparando una grande sorpresa per loro… Dite loro di aspettarsi uno ‘zilzal‘, un terremoto”.
Abu Zaida, che viveva negli Emirati Arabi ed era in contatto con un consigliere del principe ereditario Mohamed bin Zayed, riferì l’avvertimento, che fu trasmesso al principe, il quale, però, volle una rassicurazione ulteriore e chiese che Abu Zaida si incontrasse nuovamente con Sinwar.
Il secondo incontro si tenne a…
RIAD PROPONE UNA TREGUA AGLI HOUTI E TRUMP PARLA DI PACE CON L'IRAN
Gli Usa stanno riflettendo su come mantenere la loro presenza in Medio oriente dopo una guerra che ha distrutto la maggior parte delle loro infrastrutture militari nella regione.
Messaggi contrastanti in Medio oriente. Da una parte Trump ha dichiarato che spera che il conflitto sia vicino alla fine, affermazione che ha una valenza diversa di altre perché martedì prossimo, a margine della riunione generale dell’Onu, si incontrerà con i leader dei Paesi del Golfo per parlare della guerra contro l’Iran e “sui piani statunitensi per una strategia postbellica”, come riferisce Arab news.
Probabile che quest’ultima questione sia stato il tema dell’incontro tenuto in Germania la settimana scorsa dal Capo del Centcom, il generale Brad Cooper, e i capi di Stato Maggiore di Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar, Giordania e Egitto.
Infatti, da qualche tempo gli Stati Uniti stanno riflettendo su come mantenere la loro presenza in Medio oriente dopo una guerra che ha distrutto la maggior parte delle loro infrastrutture militari nella regione e dopo aver subito un vulnus difficilmente cancellabile al loro prestigio, dal momento che i Paesi arabi sono furenti per essere stati abbandonati al loro destino durante il conflitto (cosa ripetuta in Yemen, con Trump che ha rifiutato di bombardare gli Houti per conto dei sauditi)…