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a cura di Davide Malacaria

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NAZA: FILMMAKER E DOCENTI ISRAELIANI A DIFESA DEL DOCU-FILM SUI CRIMINI DI GAZA

Mille filmmaker israeliani hanno firmato un appello in difesa dei due registi, Yuval Abraham e Rachel Szor, affermando la necessità che il film sia visto e sia oggetto di pubblica riflessione. Non solo: 14 docenti di diritto internazionale israeliani, prendendo spunto dal film, hanno chiesto un’indagine indipendente per far luce sui crimini di guerra commessi a Gaza.

Il docu-film NAZA, che denuncia i crimini di guerra commessi contro i palestinesi, ha suscitato reazioni furibonde in Israele. Ma, al contrario di altre pubbliche denunce, alcune voci si sono levate a difesa. Voci flebili, che a stento riescono a superare il clamore delle accuse di tradimento – con annessa minaccia di revocare la cittadinanza ai registi – ma non possono e non devono essere ignorate dal resto del mondo.

Diversi cronisti, soprattutto di Haaretz, hanno difeso l’opera, ma molto più significativo il fatto che mille filmmaker israeliani hanno firmato un appello in difesa dei due registi, Yuval Abraham e Rachel Szor, affermando la necessità che il film sia visto e sia oggetto di pubblica riflessione. Non solo: 14 docenti di diritto internazionale israeliani, prendendo spunto dal film, hanno chiesto un’indagine indipendente per far luce sui crimini di guerra commessi a Gaza.

Voci minoritarie all’interno di Israele, certo, ma significative. E non solo perché testimonia che non tutta la società israeliana è consegnata al genocidio, ma anche perché il dissenso in Israele costa caro. La minaccia di…


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TRUMP PROVA AD RIAPRIRE IL DIALOGO CON L'IRAN

Ieri avevamo accennato che Trump ora può permettersi iniziative che prima gli erano negate dai vincoli cui era costretto. Una libertà relativa, ovvio, che tanti sono ancora i lacci che lo stringono, ma pur sempre qualcosa. Tanto che ieri ha aperto, a suo modo, cioè come fosse una concessione, a una ritorno al dialogo con Teheran, dopo un periodo nel quale aveva assunto una posa attendista.

L’apertura è stata respinta dal portavoce dell’esercito iraniano, che ha ribadito quali sono le condizioni per adire a questo passo, che poi è quanto Teheran ribadisce dall’inizio della cosiddetta tregua (armata).

Un’apertura, quella di Trump, che sembra più una mossa della disperazione. Probabile che sperasse che il summit sul destino di Horumz tra i ministri degi Esteri dei Paesi del Golfo e quello iraniano, previsto per lunedì scorso in Oman e saltato dopo…

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NETANYAHU E ZELENSKY INDEBOLITI: TRUMP È PIÙ LIBERO

Al netto dei tragici errori dovuti al suo arrogante narcisismo, quel che conta è che, a causa della nuova debolezza di Zelensky e Netanyahu, in questi giorni Trump si è trovato a godere di una libertà di manovra prima impossibile. E si nota.

Netanyahu è più debole, fiaccato dall’inchiesta-bomba di Haaretz che ha dato il destro a tanti di accusarlo di aver lasciato che Hamas attaccasse Israele il 7 ottobre (Hillary Clinton ha ipotizzato finanche che lo abbia permesso per rafforzare la propria posizione). Inoltre, deve riservare tutte le sue energie alla campagna elettorale più dura della sua carriera. Zelensky è fiaccato dalle incalzanti inchieste di NABU e SAP, che stanno falcidiando i suoi fedelissimi, ultimo dei quali il procuratore generale, costretto a fuggire nella notte dal suo Paese.

Fattori che aiutano Trump a cercare la quadra nei conflitti in cui è invischiato, quello ucraino, ereditato dal suo predecessore, e le conflittualità mediorientale, anch’esse in fondo ereditate dal momento che il genocidio dei palestinesi, iniziato sotto la precedente presidenza, ha avviato il processo espansionistico israeliano culminato nel conflitto iraniano, da tempo obiettivo finale di tale espansionismo.

Non che Trump sia esente da gravissime responsabilità su entrambi i fronti, e più su quello mediorientale che sulla prosecuzione della guerra ucraina. Ma più che un protagonista di questi teatri di guerra ne è stato un attore, importante, ma sempre solo un attore, riuscendogli impossibile piegare Zelensky ai negoziati ed essendo costretto ad assecondare l’avventurismo di Netanyahu a motivo dei tanti ricatti che lo costringono e per il troppo potere degli alleati del premier israeliano in seno all’Impero…


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HORMUZ: LA FALSE FLAG PER IMPEDIRE IL SUMMIT DI LUNEDÌ

Un summit di rilevanza tettonica se si considera non solo la storia di rivalità tra il blocco sunnita e l'Iran e l'oggetto del summit: la gestione dello Stretto di Hormuz da parte di Iran e Oman, che la presenza degli inviati degli altri Paesi arabi in qualche modo ratifica.

Lunedì i ministri degli Esteri dei Paesi arabi si incontreranno con una delegazione iraniana guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ne avevamo scritto ieri con certa trepidazione, oggi la conferma ufficiale. Così il media pakistano Dawn: Funzionari iraniani e dei Paesi arabi del Golfo si incontreranno lunedì a Muscat, capitale dell’Oman, per firmare un accordo che istituirà una rotta marittima tra Iran e Oman attraverso lo Stretto di Hormuz, come confermato dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian e riportato da Al Jazeera”.

Così Pezeshkian in un’intervista: “Questa settimana, lunedì, i ministri degli esteri dei paesi arabi si incontreranno a Muscat per firmare un accordo che istituisce una rotta comune tra l’Oman e l’Iran nello Stretto di Hormuz e per notificare l’accordo all’Organizzazione marittima internazionale. Parteciperanno a questo incontro anche i Paesi i cui territori sono stati utilizzati dagli Stati Uniti per lanciare attacchi contro di noi”.

Un summit…


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LEVY: LE SANZIONI BRITANNICHE DOVEVANO COLPIRE ISRAELE, NON I COLONI

"Gli insediamenti sono Israele e Israele è gli insediamenti. La Linea Verde è scomparsa molto tempo fa e nessun'altra linea separa la Cisgiordania da Israele, a parte la linea dell'Apartheid. Siamo tutti israeliani e siamo tutti coloni. Siamo tutti responsabili di ciò che viene fatto in nostro nome".

Gideon Levy scrive su Haaretz un lucido articolo sulle sanzioni imposte da Gran Bretagna e altri 10 Paesi contro gli insediamenti dei coloni israeliani. Ne riportiamo ampi brani: “La costruzione di case per i coloni su terre palestinesi rubate non si fermerà, né si fermerà il furto di bestiame, per via di ciò che ha fatto la Gran Bretagna, anche se il mondo si compiace di queste sanzioni. Il nuovo governo britannico afferma che in Cisgiordania è in corso una pulizia etnica, diventando così il primo Paese occidentale a dichiararlo. Questo è motivo di speranza e un atto morale. Evviva la Gran Bretagna […]”.

“Ma la Gran Bretagna ha scelto di punire solo i coloni, creando un pericoloso precedente. Così facendo, sta implicitamente affermando che esiste Israele ed esistono i coloni. Esiste un Paese ed esiste un’occupazione, esistono gli israeliani ed esistono i coloni. Com’è comodo fare queste distinzioni, come distinguere tra Benjamin Netanyahu, il guerrafondaio, e l’opposizione, fautrice della pace”.

“[…] Ma gli insediamenti non sono un’entità politica indipendente. Quando l’Europa ha imposto sanzioni alla penisola di Crimea occupata, ha imposto sanzioni anche all’occupante, la Russia. Come si possono punire solo i coloni senza sanzionare coloro che hanno avviato gli insediamenti, li finanziano e li difendono e li sostengono, ovvero il governo di Israele?”…


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HAARETZ. 7 OTTOBRE: NETANYAHU SAPEVA TUTTO E NON HA FATTO NULLA

Nonostante gli avvertimenti, Netanyahu decide di non fare nulla, sicuro di avere "il controllo" della Striscia. Pressato dai capi della Sicurezza e della Difesa..."insisteva per non intensificare le ostilità e per preservare diligentemente la 'risorsa' chiamata Hamas".

Stavolta è Netanyahu a essere vittima di un bombardamento. Figurato, giornalistico, ma la bomba è eplosa forte e chiara e la sua detonazione si è sentita in tutto il mondo. Impossibile riferire tutti i dettagli dell’articolo-bomba di Haatetz, nel quale si racconta come Netanyahu sia stato informato diverse volte, e in maniera autorevole, dell’imminenza di un attacco da Gaza poco prima del 7 ottobre e non abbia fatto nulla…

…Nell’articolo c’è molto altro, ad esempio che Israele la sera del 7 ottobre si è rifiutato di accettare subito la liberazione, senza contropartite, di tutti i civili presi in ostaggio… ma su questo e tanto altro rimandiamo al giornale israeliano.

Quel che importa è la documentazione a supporto di quanto scrivono gli autori: “Tre fonti straniere di alto livello conoscono il contenuto della conversazione [tra Netanyahu e bin Zayed ndr], la cui esistenza viene rivelata qui per la prima volta. La sua divulgazione è il risultato di un’approfondita ricerca basata su decine di fonti in Israele e nel mondo, tra cui alti funzionari, nonché su registrazioni, documenti interni e corrispondenza…


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NETANYAHU E L'OPZIONE SANSONE di Claudia Carpinella

Durante la campagna elettorale, Netanyahu applaude sulle note di “Zochreini Na”, l’inno kahanista della vendetta contro i palestinesi.

Nel pieno della campagna elettorale Benjamin Netanyahu ha fatto visita a una yeshiva (scuola religiosa ebraica, ndr) di Sderot, nel sud di Israele. Davanti a lui una folla di giovani intonava: “Ricordati di me, per favore, dammi la forza solo questa volta, o Dio, di vendicarmi, se non altro per uno dei miei due occhi, sulla Palestina”.

È una canzone che riprende i versi dell’ultima preghiera di Sansone. Privato della sua titanica forza, accecato e fatto prigioniero dai Filistei, Sansone chiede a Dio di restituirgli il perduto vigore per vendicarsi. Viene esaudito e, afferrando le colonne del Tempio di Dagon, lo fa crollare uccidendo sé stesso insieme ai suoi nemici.

Nella versione cantata a Sderot c’è una differenza: la parola “Palestina” ha sostituito l’originale “Filistei”. Benjamin Netanyahu ascolta il canto, sorride e annuisce condiscendente. Il coro bellicoso prosegue poi con un’aggiunta inedita: “Che il loro nome sia cancellato!”. Il riferimento è chiaramente ai palestinesi…


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UCRAINA: DI SPARATORIE, INTRIGHI E INIZIATIVE DI PACE

Per trovare una quadra gli Usa stanno puntando di nuovo sul loro cavallo, Kyrylo Budanov, ex Capo del GUR ed attualmente capo dell'Ufficio di gabinetto di Zelensky, l'antagonista principale del presidente ucraino.

La guerra tra Russia e Ucraina s’interseca con il conflitto che sta dilaniando Kiev e che vede contrapposte, a livello più basso, le due intelligence: la SBU, la sicurezza interna, e quella militare, la GUR. Un conflitto sfociato in una sparatoria tra il personale delle opposte agenzie consumato nella capitale ucraina ripreso dai media internazionali.

Dall’inizio della guerra l’Ucraina è preda di lotte intestine, con le contrapposizioni politiche che spesso si declinano in inchieste mirate o assassini. Nulla di nuovo sotto il sole, accade un po’ dappertutto, solo che qui avviene su larga scala, quotidianamente e con una brutalità più marcata.

Così la sparatoria tra intelligence contrapposte potrebbe essere derubricata all’irrilevanza, un altro scontro di potere interno, se non che s’intreccia indissolubilmente con un’iniziativa più alta, volta a portare alla risoluzione del conflitto e che ha nella prossima visita del duo Witkoff-Kushner a Mosca e Kiev la punta dell’iceberg…


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🇵🇸🇵🇸🇵🇸 GAZA: ISRAELE STA RIMUOVENDO LE TRACCE DEL GENOCIDIO

Israele sta rimuovendo milioni di tonnellate di macerie della Striscia, senza fornire alcun dettaglio sull’operazione e senza una supervisione indipendente. Così Israele sta cancellandole prove del genocidio palestinese.

È quanto denuncia l’ultimo rapporto di Euro-Mediterranean Human Rigths Monitor: “La rimozione sistematica delle macerie a questo ritmo nasconde le prove di crimini spaventosi commessi da Israele a Gaza, in particolare quelli legati al genocidio, come le esecuzioni sommarie e l’uccisione di civili disarmati”.

Infatti, tra le macerie dei 200mila edifici distrutti dai bombardamenti israeliani giacciono i “dispersi”: uomini, donne e bambini palestinesi di cui si sono perse le tracce durante i 34 mesi di massacri. Ufficialmente sono 11.200, fantasmi le cui famiglie non hanno mai smesso di chiedere notizie. In realtà, diverse stime scientifiche parlano di numeri molto più elevati, se si tiene conto anche di tutte le persone che, per vari motivi, non hanno denunciato la scomparsa dei loro familiari alle autorità palestinesi.

Si pensi, per esempio, ai bambini che difficilmente sono riusciti a denunciare la scomparsa dei propri genitori dopo un bombardamento (sono oltre 58mila gli orfani di Gaza che hanno perso uno o entrambi i genitori


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LE BOMBE USA SUGLI SPOSI IRANIANI

La ripresa della guerra cinetica la dice lunga sulla disperazione dell'amministrazione Trump che, varando quest'ultimo piano, segnala di non credere al penultimo, cioè che l'incremento delle sanzioni piegherà Teheran.

La nuova fase cinetica del conflitto iraniano non promette nulla di buono. Al solito, le guerre si sa quando iniziano, non quando finiranno. E l’idea degli strateghi Usa di una nuova fase limitata solo a “liberare” lo Stretto di Hormuz rischia di innescare una nuova guerra su larga scala.

Il piano delineato per liberare lo Stretto è semplice: basta distruggere tutti i sistemi di rilevamento iraniani che monitorano Hormuz e i sistemi d’arma che vi insistono e tutto tornerà come prima.

Questa la follia degli strateghi americani, di impossibile realizzazione data la configurazione dello Stretto che, a motivo della prossimità della costa e della presenza su di essa di montagne atte a celare e proteggere i presidi militari, permetterebbe agli iraniani di continuare a bersagliare le navi in transito anche se dovesse collassare l’intero Paese.

Peraltro, basta solo la possibilità di subire attacchi a rendere il transito delle petroliere eccessivamente oneroso…


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ACCORDO CON CARACAS: GLI USA PREDANO IL PETROLIO VENEZUELANO

In effetti, si tratta di una grande vittoria politica di Trump, che dopo l'occupazione indiretta del Venezuela si era scontrato con le grandi compagnie petrolifere americane, restie a sfruttare le riserve petrolifere del Venezuela.

Trump ha annunciato di aver portato a compimento il più grande accordo petrolifero della storia. Vero, il furto del petrolio venezuelano consentirà alle compagnie petrolifere americane di sfruttare giacimenti da cui si potranno ricavare 65 miliardi di barili. Il furto è stato fatto passare come un accordo con il Venezuela, sotto occupazione da quando Washington ne ha rapito il legittimo presidente, e dovrebbe portare alle casse di Caracas circa 200 miliardi di dollari.

L’intesa ha tutta l’apparenza di un colpo di genio da parte di Trump, tale da spazzare via le critiche circolate in questi mesi sull’assedio imposto all’Iran che ha avuto come conseguenza il blocco del transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, provocando un aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio (con tutte le conseguenze del caso).

Questo accordo, permettendo l’afflusso di nuove quantità di oro nero nel commercio globale dovrebbe placare la corsa al rialzo dei prezzi e derubricare la crisi energetica mediorientale, che riguarda tutti i Paesi della regione, a qualcosa di gestibile.

Uno sviluppo che, quindi, dovrebbe…


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Netanyahu non vuole cedere su niente prima delle elezioni di ottobre https://share.google/yP8kJplyS0pGPUncd

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Il Patto della Mecca e l'Iran https://www.piccolenote.it/mondo/il-patto-della-mecca-e-liran

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L'ACCORDO SU HORMUZ E LA SCONFITTA DELL'IMPERO

L'approvazione dell'intesa romperebbe lo stallo attuale che sta logorando l'Impero, come dimostra l'ansia con cui l'amministrazione Trump ha seguito il dialogo Teheran-Muscat e le sollecitazioni a fare in fretta.

L’accordo tra Oman e Iran sullo Stretto di Hormuz, ormai delineato, è attualmente all’esame Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale di Teheran. Ciò allunga i tempi per addivenire a una soluzione di una criticità chiave che ha il potenziale di ripristinare il negoziato più ampio tra Washington e Teheran, che nonostante tutto sta proseguendo sottotraccia, come hanno comunicato sia il Qatar che il Pakistan in contatto con entrambe le parti.

L’approvazione dell’intesa romperebbe lo stallo attuale che sta logorando l’Impero, come dimostra l’ansia con cui l’amministrazione Trump ha seguito il dialogo Teheran-Muscat e le sollecitazioni a fare in fretta. L’Impero ha perso e scalpita per voltare pagina, nella speranza di trovare altrove successi, interni o esteri che siano, da usare per tentare di nascondere e far dimenticare la sconfitta.

Talmente disastrosa è la sconfitta e talmente è urgente lasciarsela alle spalle che nel dibattito pubblico non si parla neanche di limitare i danni geopolitici, come sarebbe ragionevole in una situazione del genere. Come se si temesse, anche se non è possibile ammetterlo pubblicamente, che abbiano ragione quanti affermano che si tratta di una sconfitta epocale…


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I NEGOZIATI SU HORMUZ E IL FALLITO ATTENTATO A TRUMP

La sospensione dell'intesa con l'Oman all'accoglienza o meno degli Stati Uniti delle richieste iraniane offre spazi di manovra ai tanti sabotatori all'opera, che possono sempre contare sulle tragiche contraddizioni e la fragilità di Trump per far saltare tutto.

Trump continua a minacciare: per l’Iran è l’ultima possibilità; se Hormuz non sarà liberato ricominceranno gli attacchi etc. Un disco rotto. Resta, però, che bloccando l’attacco su larga scala previsto per l’inizio della settimana ha dato una chance alla diplomazia, che in effetti si sta muovendo.

Lo sviluppo più rilevante è il dialogo Oman-Iran su Hormuz nel quale si sta concretizzando l’ipotesi di aprire in via provvisoria una rotta aperta al traffico marittimo sotto il controllo dei due Paesi.

Secondo a indiscrezioni si starebbe lavorando a un accordo per cui le navi in entrata nello Stretto dovrebbero interfacciarsi con le autorità di vigilanza iraniane, quelle in uscita con quelle omanite, che dovrebbero però comunicare alle prime il via libera concesso ai naviganti (sembra sottinteso che l’Iran potrebbe revocarlo).

In tal modo, si…


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NAZA: filmmaker e docenti israeliani a difesa del docu-film https://share.google/6wV40h1YHzWUYfL9j

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Così Israele vuole zittire i registi di Naza https://share.google/TiZkG8tNXGCQHFqDG

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RIMANDATO IL SUMMIT TRA PAESI DEL GOLFO E IRAN. VINCE LA GUERRA

A comunicarlo le autorità omanite e quelle di Teheran, con queste ultime che hanno esplicitato la causa del rinvio: a chiederlo è stata l'Arabia Saudita.

È saltato l’incontro odierno tra i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo e le autorità iraniane che avrebbe dovuto tenersi in Oman, a Muscat. ...

Salta così la possibilità di un incontro di grande rilevanza, dal momento che i Paesi del Golfo erano chiamati de facto a suggellare l’accordo tra Iran e Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz, che dopo l’incontro sarebbe stata comunicata all’International Maritime Organization, l’ente che presiede al traffico marittimo globale.

Passo significativo per regolare la questione di Hormuz che offriva il destro agli Stati Uniti di chiudere la partita con l’Iran accedendo a un nuovo negoziato centrato solo sul nucleare e le sanzioni, che avrebbe avuto possibilità di riuscita maggiori del precedente.

Inoltre, avrebbe…


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MEDIO ORIENTE: TRA MEDIAZIONI SEGRETE E RISCHI DI UNA OCTOBER SURPRISE

Di portata minore, ma non per questo non importante, il rovescio subito dall'Arabia saudita che, rilanciando recentemente la guerra contro gli Houti - iniziata nel 2014 e messa in pausa negli ultimi due anni (750mila morti) - si è suicidata.

Conquistando la città portuale di Mocha e le isole antistanti, gli Houti hanno preso il totale controllo dello Stretto di Bab al-Mandab, nel quale transita molta parte del commercio globale. Uno sviluppo che si sovrappone al controllo dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, di cui gli Houti sono alleati.

Un altro rovescio per Israele e Stati Uniti, che sull’onda del genocidio palestinese (che oltre a ragioni geopolitiche ha anche un significato simbolico per i circoli che credono nel fausto potere dei sacrifici umani) hanno provato invano a chiudere la partita mediorientale con l’aggressione all’Iran.

Di portata minore, ma non per questo non importante, il rovescio subito dall’Arabia saudita che, rilanciando recentemente la guerra contro gli Houti – iniziata nel 2014 e messa in pausa negli ultimi due anni (750mila morti) – si è suicidata. In realtà, però, Riad sta conducendo obtorto collo questa guerra, com’è accaduto negli anni passati…


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TRUMP CHIAMA PUTIN (E NON ZELENSKY)

Kiev è rimasta ferma nel suo rifiuto di accedere a un negoziato, da cui la distanza con Washington. D'altronde tale rigetto è evidente dalle dichiarazioni di Zelensky, attualmente concentrate sulla richiesta di difese aeree, in particolare Patriot.

La notizia della telefonata di Trump a Putin in realtà ne nasconde anche un’altra: non ha chiamato Zelensky, smentendo tutte le anticipazioni che davano per certo che, ricevuto il rapporto sulla visita di Witkoff e Kushner a Kiev e Mosca, il presidente americano avrebbe contattato sia l’uno che l’altro. E anche se decidesse di telefonargli stasera o domani, il ritardo risulterebbe comunque significativo (atto dovuto, obtorto collo)…

…Richiesta che gli stolidi rappresentanti dei Paesi europei hanno accolto, destinando parte dei 90 miliardi di euro (90 miliardi…) concessi in prestito a Kiev all’acquisto di Patriot americani, rimpinguando in tal modo il complesso militar-industriale Usa con soldi che avrebbero dovuto essere investiti nel mercato delle armi europee.

Al di là dell’attivismo dei guerrafondai europei, va sottolineato che Trump e Putin…


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IL PARADOSSO VENEZUELANO: MILIARDI DI PETROLIO E MILIONI DI POVERI

Il 56% della popolazione vive in povertà e 7,9 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria. La promessa Usa di una nuova stagione economica avrebbe dovuto produrre risultati concreti nel Paese che possiede circa un quinto delle riserve petrolifere mondiali. Invece…

Washington punta sul petrolio venezuelano per rafforzare le proprie forniture energetiche, mentre Caracas cerca di rilanciare un’economia che non riesce a trasformare la sua enorme ricchezza petrolifera in benessere per la popolazione.

Stabilizzazione, ripresa, transizione. Erano queste le tre parole d’ordine indicate dal Segretario di Stato Marco Rubio dopo il rapimento di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi a gennaio. Otto mesi dopo, però, la prima è tutta da dimostrare, la seconda si è rivelata assai meno brillante del previsto e la terza sembra essersi persa per strada. A Caracas, nel frattempo, il petrolio continua a scorrere, solo che a guadagnarci non è il popolo venezuelano.

Circa il 56% della popolazione vive in estrema povertà e 7,9 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria. La promessa statunitense di una nuova stagione economica avrebbe dovuto produrre risultati concreti nel Paese che possiede circa un quinto delle riserve petrolifere mondiali. Invece, nel primo trimestre del 2026, la crescita si è fermata al 2,5% (la più bassa degli ultimi 5 anni), nonostante la ripresa delle esportazioni di greggio…

 
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KUSHNER E WITKOFF IN RUSSIA E UCRAINA. NULLA DI FATTO, MA È UN PASSO

Lo scopo della visita, nonostante le dichiarazioni di Trump sulle possibilità del negoziato, era quello di rilanciare la diplomazia, riavviare un processo da tempo in sonno, per evitare che il sonno si traducesse in collasso.

La visita del duo Kushner-Witkoff a Mosca e a Kiev, la prima volta che sbarcano sul suolo ucraino, ha prodotto quel che poteva produrre, più o meno nulla. Per assicurarsi che nulla poteva accadere, Germania, Francia e Gran Bretagna hanno inviato a Kiev i rispettivi Consiglieri della sicurezza nazionale, che hanno evitato che Zelensky indulgesse in qualche cedimento.

D’altronde, lo scopo della visita, nonostante le dichiarazioni di Trump sulle possibilità del negoziato, era quello di rilanciare la diplomazia, riavviare un processo da tempo in sonno, per evitare che il sonno si traducesse in collasso.

Ciò darà modo a Trump di brandire il suo impegno per la pace in Ucraina ed evitare che, durante la campagna elettorale delle Midterm, gli si imputi l’ennesimo fallimento/tradimento delle promesse elettorali. E di continuare a tenere aperto il filo di dialogo con Mosca, che gli interessa preservare per tanti motivi. Oltre ai tanti alquanto prosaici, quello nobile di evitare che il conflitto si evolva in guerra termonucleare. Peraltro, alcuni media prevedono che, dopo il rapporto di Kushner e Witkoff, telefonerà a Putin e Zelensky.
Fin qui i risultati di immagine. L’unico esito concreto è che…


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🇷🇺🇷🇺 WITKOFF E KUSHNER ATTESI IN RUSSIA, DOPO MESI DI STALLO

Putin, interpellato in una conferenza stampa sulla possibilità di una risoluzione del conflitto, ha risposto che "una possibilità c'è". Resta l'ostruzionismo dei volenterosi [leggi UE] e le minacce di Zelensky contro gli aerei civili di qualunque compagnia.

La notizia che oggi ha fatto il giro del mondo è il ritorno degli inviati statunitensi Witkoff-Kushner, dopo mesi, a Mosca e a Kiev (sempre che quest’ultima tappa non salti). Immaginare che ciò produca esiti è fin troppo azzardato, ma resta lo spiraglio. Tanto che Putin, interpellato in una conferenza stampa sulla possibilità di una risoluzione del conflitto, ha risposto che “una possibilità c’è”.

Resta l’ostruzionismo dei volenterosi, che negli ultimi giorni si è manifestato con le accuse teutoniche ai russi per un fantasmatico attacco di droni russi contro l’aeroporto di Lipsia e le minacce di Zelensky contro gli aerei civili – tutti, compresi quindi quelli delle compagnie straniere – che solcano i cieli russi (crimine di guerra esplicito).

Ma Trump fa sul serio, come denota il pressing esercitato sui Paesi europei su altre tematiche, ma che serve a superare l’ostruzionismo di cui sopra. In particolare, ha messo nel mirino Londra, minacciando di revocare il riconoscimento delle Falkland come territorio britannico, scintilla che ha innescato il revanscismo argentino sul tema con il presidente Milei che rivuole indietro le Malvinas…


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🇷🇺🇺🇸🇨🇳 XI, PUTIN, TRUMP: L'OPZIONE DEL VERTICE TRILATERALE 🇷🇺🇺🇸🇨🇳

L’effetto dirompente [ dell’annuncio ] era ricercato - nonostante il prevedibile furibondo disinteresse dei media occidentali - perché l'idea è quella di rompere l'attuale stallo che vede una guerra di attrito tra Oriente e Occidente, che in Ucraina e Medio oriente, è divampata in guerra aperta.

Ad annunciare la possibilità di un incontro tra Putin, Xi e Trump è stato il Cremlino. Di fatto era indirizzato al solo Trump, dal momento che l’annuncio è giunto a seguito dell’incontro tra Putin e Xi Jinping al vertice dello SCO tenutosi in Kirghizistan, nel quale i due presidenti hanno parlato di questo possibile summit, sul quale evidentemente concordavano.

Un invito pubblico, cosa inusuale per la diplomazia russa che normalmente usa trattare le cose importanti nel più stretto riserbo per evitare-limitare le azioni di disturbo. Evidentemente l’effetto dirompente era ricercato – nonostante il prevedibile furibondo disinteresse dei media occidentali – perché l’idea sottesa all’invito e al summit, semmai ci sarà, è quella di rompere l’attuale stallo che vede una guerra di attrito tra Oriente e Occidente, che ai confini dei blocchi contrapposti, Ucraina e Medio oriente, è divampata in guerra aperta.

Stallo più che pericoloso perché i circoli occidentali che stanno alimentando la conflittualità Est-Ovest contemplano nell’orizzonte degli eventi la possibilità che l’attrito attuale si trasformi in guerra diretta, cioè nucleare, usando a tale scopo le conflittualità di cui sopra.

Il summit tra i due imperatori e lo zar avrebbe lo scopo…


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UCRAINA: TRUMP PROVA A RILANCIARE I NEGOZIATI

Il punto è che Trump, pressato dai falchi, impantanato nei suoi fallimenti e impossibilitato dal suo narcisismo a una retromarcia, non sa che pesci prendere.

Dopo lo scambio di colpi tra Iran e Stati Uniti si rinnovano le pressioni per l’escalation contro Teheran, supportate dalla dichiarazione di Trump su una risposta dura alla reazione iraniana. Quasi nessuno riporta che, allo stesso tempo, Trump ha aggiunto che gli eventuali attacchi resteranno “limitati“.

Il punto è che Trump, pressato dai falchi, impantanato nei suoi fallimenti e impossibilitato dal suo narcisismo a una retromarcia, non sa che pesci prendere. Né l’aiutano le dimissioni del Segretario dell’esercito Daniel Driscoll, amico di lungo corso di J.D. Vance, che lasciano il pallino dell’U.S. Army nelle mani del Segretario per la Guerra Pete Hegseth, la cui lucidità è offuscata da alcol e steroidi.

Comunque, qualcosa si muove. Se è ovvio che il Capo della Cia è stato mandato in segreto a Mosca per cercare un aiuto sull’Iran in cambio di un aiuto Usa sul versante ucraino, non sembra che l’incontro sia andato del tutto a vuoto.

Certo, Putin non l’ha incontrato, come probabilmente si aspettavano John Ratcliffe e Trump, memori dell’ultima visita di un capo della Cia in Russia, Joseph Burns, che fu ricevuto al Cremlino…


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Bombe sull'Oman e l'atomica sull'Iran? https://share.google/hwqULFvW2l0xsOqpX

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Yemen: i sauditi chiedono la fine delle ostilità. Iran-Usa: tregua prolungata https://www.piccolenote.it/mondo/yemen-i-sauditi-chiedono-la-fine-delle-ostilita-iran-usa-tregua-prolungata

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IRAN. LO STALLO E LA DIALETTICA TRA L'ALA MODERATA E QUELLA OLTRANZISTA

Sembra svaporare anche l'altro grande disegno di Israele, quello di fare dell'Iran una nazione paria, in mano a una banda di fanatici oltranzisti con cui è impossibile trattare.

La situazione di stallo su Hormuz prosegue e, a quanto pare, Trump si è rassegnato all’attesa. Negli ultimi giorni nessuna minaccia né ultimatum. Ha anche abbassato il tiro sui negoziati in corso, puntualmente smentiti dagli iraniani, derubricandoli a dei “semi-negoziati”, descrivendo più correttamente il dialogo sottotraccia in corso attraverso i mediatori, in contatto con i duellanti.

L’unica concessione al bullismo, la lode delle pressioni esercitate su Teheran attraverso il blocco marittimo che, a dire di Trump, sta facendo strame dell’economia iraniana e costringerà Teheran ad addivenire a più miti consigli. Esternazione necessaria a far passare un’eventuale intesa futura come vittoria.

Un attendismo che Trump ha paragonato a una partita a scacchi – a conferma di un mutato atteggiamento – attirandosi la pronta risposta degli iraniani che hanno affermato di essere professionisti di tale gioco (peraltro, nella forma moderna, lo hanno inventato loro).

Ad oggi, però, tale intesa non sembra possa concretizzarsi a breve, anzi…


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TURCHIA, ARABIA SAUDITA, PAKISTAN: NASCE LA NATO ISLAMICA

Il vertice trilaterale Turchia-Arabia saudita-Pakistan tenuto oggi a Riad, nel quale sarà formalizzata la mutua alleanza difensiva dei tre Paesi, è qualcosa di simile a quella Nato islamica da tempo vagheggiata dagli strateghi neocon e israeliani. E, però, mentre questi...

E, però, mentre questi la immaginavano come un’alleanza pronta ad aggredire l’Iran per conto di essi, al momento appare qualcosa di diverso.

Infatti, non nasce all’ombra protettiva dell’Impero, ma dalla constatazione, successiva alla guerra contro l’Iran, che tale protezione ormai è solo virtuale. Lo si è visto quando, nel corso del conflitto, gli States si sono premurati di difendere (per quanto possibile…) le proprie forze e Israele, lasciando campo libero altrove ai missili iraniani.

Né si fonda su un impeto guerriero, che avrebbe dovuto scatenarsi contro Teheran, ma dalla paura, soprattutto quella originata dall’espansionismo israeliano, che l’asserito protettore d’oltreoceano non sembra poter o voler contenere anche quando tocca i suoi alleati mediorientali.

Non per nulla il primo vagito della neonata alleanza risale allo scorso 17 settembre, quando Pakistan e Arabia Saudita firmarono un patto di mutua difesa…


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LA SPADA NELLA ROCCIA O DELLA PACE DISARMATA E DISARMANTE di Gianni Di Noia

La storia è quella di Galgano Guidotti, un giovane cavaliere nato intorno al 1148 da una famiglia della piccola nobiltà...

La cronaca di tutti i giorni ci parla di conflitti globali e locali diffusi in ogni dove. Sembra che il conflitto sia il naturale punto di sfogo della nostra società di consumi e Mercato. Nazioni in lotta tra di loro per la conquista di territori, di fonti di approvvigionamento. Scontri tra bande di diversa provenienza sociale. Fino alle liti condominiali che arrivano alla violenza fisica.

Sembra poi che il racconto e la cronaca di questi fatti, invece che far nascere un clima di deterrenza che porti a cercare di respingere il conflitto alimenti, invece, un senso di rabbia e produca ulteriore violenza.

Negli ultimi anni a contrastare questa escalation sono arrivati forti gli appelli alla pace di papa Francesco e di papa Leone XIV. Il primo parlava semplicemente di “artigiani della pace” a indicare come la pace si debba costruire con il contributo concreto di ogni persona nel suo vissuto quotidiano.

Papa Leone XIV fin dal primo giorno dell’elezione ha parlato di una “pace disarmata e disarmante”…


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