7974
Il canale ufficiale della Polizia di Stato #poliziadistato #essercisempre
Hanno lanciato due puledri a folle velocità per una corsa clandestina nelle strade di campagna del territorio di Palagonia, Catania, seguiti da decine di scooter a bordo dei quali persone armate hanno esploso colpi in aria, mentre altri riprendevano le scene coi telefoni cellulari.Così i poliziotti della Squadra a cavallo etnea, appreso della corsa sui social dove circolavamo numerosi video della gara illegale, hanno iniziato le indagini.Gli agenti hanno controllato insieme ai medici del Servizio veterinari del Dipartimento di prevenzione dell’Asp (Azienda sanitaria provinciale) le varie strutture adibite a scuderie di fortuna nella zona di San Cristoforo.Dai controlli effettuati è emerso che entrambi i puledri, nonostante le buone condizioni fisiche, erano privi di microchip e stabulati in due strutture abusive. Gli animali e i locali che li costudivano sono stati sequestrati. I cavalli sono stati affidati a un’azienda specializzata che si occuperà della loro cura, evitando così un nuovo impiego nelle corse clandestine o, peggio, la macellazione.Al termine dei controlli i poliziotti della questura di Catania hanno denunciato all’Autorità giudiziaria due persone, tra cui uno dei fantini, che hanno comunque dichiarato di non conoscere le persone armate che hanno sparato in aria il giorno precedente.I veterinari, invece, hanno sanzionato i proprietari dei locali adibiti a scuderie per l’assenza delle autorizzazioni necessarie alla detenzione degli animali e per non averli censiti in banca dati e sottoposti alle previste visite sanitarie. Alessio Evangelista
via Polizia di Stato https://ift.tt/5vMk9gX
I poliziotti della Squadra mobile di Foggia sono stati protagonisti di tre diverse operazioni concluse nella provincia foggiana e che hanno coinvolto in totale 21 persone.In una operazione congiunta diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e dalla Procura della Repubblica di Foggia, con il coordinamento della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, gli agenti della Mobile di Foggia hanno eseguito 18 misure cautelari, 16 in carcere e due ai domiciliari. I provvedimenti sono stati emessi in relazione a 14 episodi di estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, armi e droga per fatti avvenuti a Foggia tra ottobre 2024 e novembre 2025, con la ricostruzione di un’estorsione iniziata nell’ottobre 2015.L’indagine ha preso il via dopo la denuncia per tentata estorsione presentata da un imprenditore foggiano ad ottobre 2024 e sviluppata per oltre un anno, durante la quale gli investigatori della Squadra mobile hanno raccolto numerosi elementi di prova, arricchiti dai contributi di alcuni collaboratori di giustizia, che hanno permesso di interrompere le attività del gruppo mafioso chiamato “Società foggiana”. L’indagine ha evidenziato che il denaro estorto ad alcuni imprenditori locali veniva suddiviso fra le due batterie principali dell’organizzazione mafiosa, la Moretti-Pellegrino e la Sinesi-Francavilla.In uno dei casi la tentata estorsione era partita direttamente dal carcere grazie all’utilizzo di una piattaforma social, che aveva permesso di inviare la richiesta di 20mila euro, indicando le persone alle quali la vittima avrebbe dovuto consegnare il denaro. Durante l’attività investigativa sono state anche trovate diverse armi comuni da sparo e munizioni.Nell’esecuzione del provvedimento i poliziotti della Mobile foggiana sono stati coadiuvati dai Reparti prevenzione crimine di Napoli, Bari, Foggia, Vibo Valentia e Potenza, dalle unità cinofile antiesplosivo e antidroga di Napoli, Bari e Ladispoli, dagli artificieri della questura di Bari, dagli specialisti del Gabinetto interregionale di Polizia scientifica e Sicurezza cibernetica di Bari, nonché del IX Reparto volo di Bari.La seconda operazione è stata eseguita in collaborazione con i poliziotti della Sisco (Sezione investigativa del servizio centrale operativo) di Bari. Al termine dell’indagine, diretta e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, due persone sono state arrestate perché ritenute responsabili dei reati di duplice omicidio volontario, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da guerra e comuni da sparo, con il riconoscimento dell’aggravante mafiosa nella duplice declinazione del metodo e dell’agevolazione.La vicenda riguarda il duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, commesso ad Apricena (Foggia) il 20 giugno 2017, con modalità caratterizzate da elevata e sanguinaria violenza, le cui immagini furono riprese da telecamere pubbliche.Nel settembre 2025 era stata già eseguita una prima ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di altri due componenti del gruppo che aveva eseguito gli omicidi, esponenti del clan Lombardi-La Torre-Ricucci della mafia garganica.Grazie alle dichiarazioni di nuovi collaboratori di giustizia, è stato possibile ricostruire il coinvolgimento di altre due figure di rilievo dello stesso gruppo criminale.La terza operazione consiste nell’esecuzione, in collaborazione con i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Foggia, di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Foggia nei confronti di un 43enne indagato per l’omicidio di Stefano Antonio Bruno e per il duplice tentato omicidio di Saverio e Pasquale Bruno, commessi a Foggia il 29 aprile 2026.L’indagine congiunta ha consentito di ricostruire la dinamica dell’evento, maturato a seguito di un contrasto insorto nel corso di una compravendita di sostanze stupefacenti.Determinante è stata l’analisi delle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza presenti nella…
Читать полностью…
Alla Scuola Superiore di Polizia a Roma i giovani allievi commissari del 115° corso hanno dato prova di una grande sensibilità aderendo a una giornata dedicata alla donazione del sangue. All’iniziativa hanno partecipato donne e uomini della Polizia di Stato uniti da un entusiasmo che trasforma un semplice gesto in un aiuto concreto per la collettività.La collaborazione tra la Polizia di Stato e il Policlinico Agostino Gemelli consolida uno storico rapporto nel sostegno alle fasce più deboli della popolazione. Grazie a questa raccolta, sarà possibile garantire numerosi interventi chirurgici e supportare terapie salvavita attraverso la separazione di plasma, piastrine e globuli rossi.L'evento ha sostenuto il progetto attivo di DonatoriNati, associazione fondata da poliziotti che da 23 anni collabora con i principali presidi ospedalieri d'Italia per promuovere la cultura della donazione.Oltre ai futuri commissari, anche il personale permanente della Polizia di Stato della Scuola ha contribuito generosamente alla raccolta: un piccolo dono capace di produrre effetti immensi.
via Polizia di Stato https://ift.tt/GDp5xRq
I poliziotti della digos di Pisa insieme a quelli della Digos di Milano hanno eseguito una perquisizione nei confronti di un 40enne residente nella provincia milanese autore di diversi commenti discriminatori, diffamatori e di minacce pubblicati in risposta ad un post social dedicato all’attentato della sinagoga ortodossa di Manchester, avvenuta a ottobre scorso e pubblicato da una docente dell’Università di Pisa.I fatti risalgono allo scorso novembre, quando la docente, dopo aver pubblicato il post aveva ricevuto una pioggia di commenti d’odio e antisemiti, tutti dallo stesso profilo.In seguito alla denuncia della docente, sono partite le indagini della Digos di Pisa, coordinate dalla Procura, che hanno permesso d’individuare l’autore dei commenti.Il quarantenne, a cui sono stati sequestrati alcuni apparecchi informatici, ha ammesso di aver agito dietro uno schermo senza realmente voler fare del male alla professoressa, che non conosce personalmente e con cui non ha avuto mai alcun contatto reale, spinto comunque da sentimenti di frustrazione e odio nei confronti del popolo ebraico in generale.L’uomo è stato denunciato per i reati di minacce, diffamazione e istigazione a delinquere, con l’aggravante dei fatti commessi per motivi di odio razziale e religioso e attraverso l’utilizzo di strumenti informatici.
via Polizia di Stato https://ift.tt/Lg6SJ9h
La Polizia di Stato ha ospitato presso il Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica una delegazione statunitense del Federal bureau of investigation (Fbi).La visita si è svolta nell’ambito delle attività di cooperazione internazionale già avviate tra Fbi e il Commissariato di ps online, nonché tra la rete Tacu (Fbi - Threat analytics collaboration unit) e il Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche).L’iniziativa è stata finalizzata al rafforzamento della cooperazione operativa tra le strutture specializzate dei due Paesi nel contrasto al cybercrime.Nel corso della prima giornata, gli approfondimenti si sono concentrati sulle attività svolte dal Commissariato di ps online e sulle sinergie operative con l’Fbi.Sono state illustrate le principali attività di prevenzione e supporto ai cittadini, con particolare riferimento alla gestione delle segnalazioni online, alla tutela dei minori e al trattamento dei casi più delicati, inclusi quelli riguardanti fenomeni suicidari e situazioni di vulnerabilità.Nel corso dell’incontro è stato anche evidenziato il costante raccordo del Commissariato di ps online con le altre articolazioni del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica e con gli uffici territoriali, nell’ottica di una risposta integrata ai fenomeni criminali e alle emergenze trattate attraverso il web.Nella seconda giornata di visita il Direttore del Cnaipic ha illustrato le attività svolte dal Centro, soffermandosi sui punti di contatto con le attività della delegazione ospite, soprattutto con riferimento alla protezione delle infrastrutture critiche del Paese, ai partenariati pubblico-privato, enti pubblici, imprese strategiche e operatori di servizi essenziali.La delegazione ha visitato la sala operativa del Cnaipic e il First response team, struttura centrale impegnata nell’analisi e nella gestione dei principali attacchi informatici, nonché nella diramazione di alert e Ioc (Indicatori di compromissione), elemento fondamentale per il tempestivo coordinamento delle attività di prevenzione e risposta agli incidenti cyber.Sono state illustrate, inoltre, le principali attività investigative, anche transnazionali, svolte nel contrasto alle frodi informatiche, al phishing e al riciclaggio attraverso strumenti digitali, con un focus specifico sulle più avanzate tecniche di analisi della blockchain e di tracciamento dei flussi finanziari illeciti.L’iniziativa ha consentito di porre le basi per l’attivazione di un canale di comunicazione diretto tra il Cnaipic e la rete Tacu finalizzato alla condivisione e allo scambio, in tempo reale, di alert di sicurezza preventiva elaborati dalle singole strutture di Cyber threat intelligence e a beneficio delle infrastrutture critiche di entrambi i Paesi.Sempre nell’ottica di rafforzare il rapporto di cooperazione internazionale tra Fbi e Commissariato di ps online, sono state avviate le interlocuzioni per la programmazione di incontri periodici tra i referenti dei due centri specializzati al fine di condividere best practices, trend criminali e le principali linee di indirizzo nelle attività di prevenzione e contrasto al cybercrime.
via Polizia di Stato https://ift.tt/isIkDha
Il 10 novembre dello scorso anno quattro persone con volto coperto da maschere in silicone e impugnando armi da fuoco, rapinarono due gioiellerie all’interno del centro commerciale Esp di Ravenna. Subito dopo il colpo i rapinatori si allontanarono a bordo di due auto risultate poi rubate.Al termine dell’indagine svolta dai poliziotti della Squadra mobile di Ravenna in collaborazione con gli omologhi di Teramo e Foggia, sono state arrestate due persone accusate di far parte del gruppo criminale responsabile delle rapine.L’attività investigativa ha preso il via dopo il colpo con l’analisi dei tabulati telefonici e dei filmati registrati dalle telecamere degli impianti di videosorveglianza del centro commerciale e da quelle installate ai varchi stradali e autostradali. Fondamentale anche l’attività svolta dal personale del Gabinetto regionale di Polizia scientifica di Bologna.Poche ore dopo la rapina furono trovati i due veicoli abbandonati dai rapinatori in fuga.I dati acquisiti permisero agli investigatori di individuare l’auto “pulita”, cioè quella utilizzata dai criminali per raggiungere la zona di Ravenna e per allontanarsi subito dopo il colpo.Sull’auto era stata applicata una targa clonata riconducibile ad un’auto della stessa marca e modello.Una volta individuata la macchina dei rapinatori, le ricerche permettevano di localizzarla in provincia di Teramo. Il veicolo fu rilevato dal lettore di targhe installato lungo la strada statale 16, nel territorio del comune di Silvi.Grazie alla collaborazione dei poliziotti della Mobile di Teramo, gli investigatori riuscirono ad acquisire i filmati delle telecamere pubbliche e private presenti lungo l’itinerario percorso dal veicolo, dai quali riuscirono poi ad estrapolare un fermo immagine dove si vedeva chiaramente uno degli occupanti del mezzo.A quel punto, tramite anche a diversi servizi di osservazione, l’indagine portava all’identificazione dei due uomini accusati di far parte del gruppo di rapinatori, uno dei quali con a carico altre condanne per rapina a mano armata.Gli elementi raccolti dagli investigatori hanno portato all’emissione del provvedimento della custodia cautelare in carcere da parte del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ravenna.Sono in corso ulteriori accertamenti diretti ad individuare gli altri componenti del gruppo criminale.
via Polizia di Stato https://ift.tt/n2leQzJ
Un sistema ben collaudato, basato su false dichiarazioni e residenze fantasma, è stato scoperto dai poliziotti della Squadra mobile e da quelli dell’Ufficio immigrazione di Crotone dove operava un’organizzazione composta da cittadini italiani e intermediari stranieri che garantivano ospitalità fittizie a stranieri a Isola di Capo Rizzuto, in cambio di denaro.Con l’operazione di oggi, coordinata dalla procura di Crotone, il supporto di alcuni equipaggi del Reparto prevenzione crimine Calabria e da un elicottero del Reparto volo di Reggio Calabria sono stati notificati 93 avvisi di conclusione delle indagini preliminari emessi nei confronti di cittadini italiani e stranieri ritenuti responsabili dei reati di favoreggiamento della permanenza illegale sul territorio dello Stato e falsità ideologica mediante induzione in errore a Pubblico ufficiale.Numerosi residenti, dietro il pagamento di cospicue somme di denaro, favorivano cittadini stranieri con false dichiarazioni di ospitalità aggirando, così, i requisiti di legge per ottenere il rilascio di permesso di soggiorno o l'avvio di pratiche per la protezione internazionale.Secondo quanto emerso dalle indagini, la questura di Crotone era stata scelta dai richiedenti, spesso residenti in altre regioni o addirittura all'estero, per la rapidità nel rilascio dei titoli provvisori. Fondamentale era il ruolo di alcuni intermediari stranieri, da tempo regolari sul territorio, che mettevano in contatto la domanda con l'offerta di residenti compiacenti.I controlli incrociati tra i dati dell’anagrafe e i sopralluoghi delle residenze hanno insospettito gli investigatori; durante le verifiche, infatti, veniva accertata l’inadeguatezza degli immobili in quanto ruderi fatiscenti o stabili completamente abbandonati o, in altri casi, i richiedenti non risultavano presenti durante i controlli perché di fatto vivevano altrove.Dei 93 indagati, a 26 è stata contestata l’ipotesi del reato di favoreggiamento della permanenza illegale sul territorio dello Stato, mentre a tutti gli indagati è stato contestato il reato di falsità ideologica commessa in atti pubblici mediante induzione in errore del Pubblico ufficiale; inoltre, il Questore della provincia di Crotone ha nei confronti di alcuni di loro emesso 16 avvisi orali.
via Polizia di Stato https://ift.tt/YmZOcv3
Ci sono date che segnano il confine tra il mito dell’impunità e la vittoria dello Stato. Per l'Italia, quella data è l'11 aprile 2006. Per la questura di Pavia, il 6 maggio è stato il giorno in cui quel confine è stato raccontato dalla voce del suo protagonista: il prefetto Renato Cortese.La lotta alla mafia entra nelle aule scolastiche non come lezione teorica, ma come testimonianza viva, e diventa il cuore pulsante di un laboratorio permanente dove gli studenti, dopo un percorso di analisi sulle stragi e le guerre di mafia, diventano interlocutori diretti dell'uomo che l'11 aprile 2006 spezzò il mito dell'invincibilità.Bernardo Provenzano è rimasto nell'ombra per 43 anni, governando Cosa nostra attraverso un impero di carta fatto di "pizzini" e silenzi. A spezzare quell'incantesimo di invincibilità fu un giovane funzionario della Polizia di Stato a capo della sezione "Catturandi" della questura di Palermo: Renato Cortese.“Senza memoria non c’è futuro, ha dichiarato il questore Di Clemente, portare la testimonianza del prefetto Cortese davanti ai ragazzi degli istituti Cairoli, Volta, Copernico, Cardano e Maria Ausiliatrice, significa mostrare loro che la legalità non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana di coraggio”.L’incontro di Pavia, cuore pulsante del “Laboratorio sulle Mafie”, ha ripercorso l'epopea investigativa che portò lo Stato a varcare la porta del casolare di Montagna dei Cavalli. Un successo nato non dal caso, ma da anni di pedinamenti, analisi ossessive e dalla determinazione incrollabile di chi non ha mai smesso di credere che nessuno sia fuori dalla portata della Giustizia.Non è stata una celebrazione, ma un passaggio di testimone. Attraverso l'intervista condotta da Laura Piva di Mediaset e Alessio Ribaudo, del Corriere della Sera, il prefetto Cortese, oggi Direttore centrale delle specialità della Polizia di Stato, ha svelato l'uomo dietro l'investigatore: la scelta della divisa, il peso delle responsabilità e l'emozione indelebile di quel "colpo di scacco" che ha cambiato la storia d'Italia.Il prefetto Cortese ha aperto il suo intervento raccontando di una scelta di vita, entrare in Polizia, nata tra le ingiustizie respirate sin da bambino nel proprio paese d’origine. Il senso di impotenza di fronte all’arroganza mafiosa lo ha spinto a indossare la divisa per stare dalla parte dello Stato e impegnarsi quotidianamente a contrastare le logiche criminali, a protezione di chi subisce il peso della prevaricazione.Rivolgendosi ai ragazzi, il Prefetto ha ripercorso i lunghi anni di indagini che hanno preceduto la cattura di Bernardo Provenzano, descrivendo un lavoro di analisi ossessiva e silenziosa, lontano dai riflettori, necessario per scardinare un sistema di comunicazione arcaico ma efficace basato sui "pizzini". Dalla scoperta dei primi messaggi scuciti dall'orlo dei pantaloni di un detenuto, fino al pedinamento con l’ausilio della tecnologia, che ha permesso di monitorare i vari livelli di consegna, Cortese ha svelato i dettagli di quell'11 aprile 2006: l’attesa febbrile in un gabbiotto a poca distanza dal casolare a Montagna dei Cavalli, l’osservazione di un filo d’erba che nascondeva l’obiettivo di una telecamera e, infine, il segnale decisivo di una mano che spuntava da un uscio per ritirare la spesa. "Quando sono entrato in quel casolare, è stato come se lo conoscessi da sempre", ha ammesso il Prefetto, descrivendo l'emozione di trovarsi davanti a un uomo che non aveva un volto ufficiale dal 1963, ma di cui conosceva ogni abitudine, dalle cure per la prostata alla passione per la cicoria selvatica. Cortese ha concluso ricordando il clima di terrore delle stragi del 1992 e il sacrificio dei colleghi caduti, sottolineando come l’applauso spontaneo dei cittadini siciliani sotto la questura di Palermo, quel giorno di vent’anni fa, abbia segnato non solo la fine della latitanza del "capo dei capi", ma l'inizio di un percorso di liberazione collettiva che oggi deve essere portato avanti proprio dalle nuove generazioni.L’evento, nato dalla stretta…
Читать полностью…
Nella tappa di Almaty (Kazakistan) della Coppa del mondo di tiro a volo, il campione delle Fiamme oro Gabriele Rossetti è stato il protagonista assoluto della gara di skeet.Il portacolori del Gruppo sportivo della Polizia di Stato ha vinto la medaglia d’oro nella gara maschile facendo registrare il nuovo record del mondo nella disciplina.Gabriele, campione olimpico individuale a Rio de Janeiro 2016 e nel mixed team a Parigi 2024, ha dominato la gara sin dalle prime serie di qualificazione, arrivando alla finale con il punteggio di 124/125.Nella finale un solo piattello è scappato alla mira del nostro campione che, con il punteggio di 35/36, ha raggiunto la vetta della classifica con il nuovo record del mondo.Dietro di lui il tedesco Sven Korte, medaglia d’argento con 34/36, e il giapponese Shotaro Toguchi, salito sul terzo gradino del podio con il punteggio di 30/32.“La stagione non era iniziata nel migliore dei modi - ha detto Gabriele subito dopo la gara - e volevo riscattarmi. Ho passato l'ultimo mese a lavorare sulle cose che non erano andate bene e sono partito con la consapevolezza di essere in una grande condizione tecnica, e il risultato lo dimostra”.
via Polizia di Stato https://ift.tt/QE6mHWa
A Tirana, in Albania è stato arrestato un narcotrafficante di 45 anni, latitante dal 2022, ricercato in campo internazionale e destinatario di red notice emessa dal Segretariato generale Interpol di Lione. L’arresto si inserisce nell’ambito del progetto “Wanted”, coordinato dallo Sco per la ricerca e la cattura dei latitanti di alto profilo, in Italia e all’estero.L’uomo è stato arrestato dalla Polizia albanese su input degli investigatori della Polizia italiana dopo le indagini condotte da un gruppo di lavoro composto da poliziotti della Squadra mobile di Venezia e dello Sco (Servizio centrale operativo) intensificate a seguito dell’estensione delle ricerche in campo internazionale richiesta dalla Procura generale della Repubblica di Venezia.Attraverso il monitoraggio degli spostamenti dei familiari più stretti e l’analisi delle abitudini è sato possibile ipotizzare la presenza del ricercato tra l’Albania e Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.L’uomo, indagato tra il 2019 ed il 2021, nell’ambito di un’indagine antidroga coordinata dalla Procura distrettuale di Venezia e condotte dai poliziotti della Squadra mobile della città lagunare è stato condannato in via definitiva, per associazione finalizzata al traffico di sostante stupefacenti e spaccio di droga.Le indagini accertarono il ruolo di spicco che il 45enne rivestiva in una organizzazione criminale, operante a Venezia, specializzata nel narcotraffico e, in particolare, all’importazione e alla commercializzazione di cocaina, poi destinata alle piazze di spaccio dell’hinterland veneziano.Approfondimenti d’indagine supportati dall’impiego di banche dati e tecnologie nel campo della video sorveglianza, hanno permesso al team investigativo di verificare, come in precedenti occasioni, che anche nel recente passato i familiari avrebbero raggiunto l’Albania per incontrare l’uomo sostenuto dall’aiuto di una rete di favoreggiatori.Gli sviluppi dell’indagine e relativa individuazione sono stati agevolati dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Dipartimento della pubblica sicurezza (Scip) che, per il tramite dell’Ufficio dell’esperto per la sicurezza a Tirana, ha assicurato il costante scambio d’informazione consentendo alla Polizia albanese di monitorare il contesto relazionale del latitante e giungere alla sua localizzazione.
via Polizia di Stato https://ift.tt/nyMNQUf
Questa mattina, al Viminale, il capo della Polizia Vittorio Pisani ha consegnato tre borse di studio universitarie ad altrettanti figli di poliziotti.Il progetto, finanziato in parte dall’università Bocconi di Milano e in parte dal Fondo di assistenza per il personale della Polizia di Stato, ha come obiettivo quello di incentivare l’attitudine allo studio e la formazione di eccellenza degli orfani e dei figli di poliziotti, in servizio o in quiescenza, iscritti al corso di studi triennale o magistrale in Giurisprudenza.L’università, infatti, attraverso il piano “Bocconi4Access to education” prevede l’esonero del 100 per cento, dell’80 per cento o del 60 per cento del totale delle tasse e dei contributi universitari calcolati in base all’Isee familiare.Le borse di studio, consegnate oggi dal prefetto Pisani a tre giovani studentesse, tutte diplomate con 100/100, intervengono a copertura della restante parte delle tasse e dei contributi universitari ma anche dei costi degli alloggi presso le residenze della Bocconi.Un’iniziativa che sottolinea l’attenzione della Polizia di Stato verso le nuove generazioni e verso le famiglie dei propri appartenenti, per promuovere i valori di educazione, legalità e solidarietà.
via Polizia di Stato https://ift.tt/gYxlMJ4
I poliziotti della Squadra mobile e i carabinieri di Bari, coordinati dalla direzione distrettuale Antimafia, hanno eseguito 14 provvedimenti cautelari, 11 in carcere e tre fermi nell’ambito di un’indagine scaturita in seguito ai violenti scontri armati degli ultimi anni, tra gli storici clan Capriati e Strisciuglio di Bari.L’indagine ha permesso di fare luce su uno degli episodi più eclatanti della recente storia criminale barese avvenuto con l’omicidio di Raffaele “Lello” Capriati. L’agguato, successo il giorno di Pasquetta del 2024 era stato eseguito con modalità tipicamente mafiose, due sicari su una moto di grossa cilindrata avevano esploso quattro colpi di pistola contro l’auto su cui viaggiava la vittima insieme ad una donna rimasta illesa.Secondo gli investigatori, Capriati era il vertice più autorevole del clan e la sua morte ha rappresentato il punto di rottura definitivo di un equilibrio già precario, minato da mesi di tensioni tra giovanissimi esponenti delle due fazioni, spesso protagonisti di scontri armati e minacce all’interno dei locali notturni.L’operazione di oggi ha permesso di risolvere anche un altro recente omicidio, quello di Filippo Scavo, assassinato il 19 aprile scorso all’interno della discoteca “Divine Club” di Bisceglie per il quale sono stati fermati per omicidio tre ventenni.Oltre gli omicidi, l’indagine ha fatto emergere una significativa capacità dei clan di esercitare il proprio potere anche all'interno del carcere di Bari. Attraverso l’uso di droni, i detenuti riuscivano a ricevere telefoni cellulari nelle celle, mantenendo contatti costanti con l’esterno e continuando a impartire ordini agli affiliati in libertà.I reati contestati agli indagati vanno dall’omicidio volontario al porto illegale di armi, fino al traffico di stupefacenti, il tutto aggravato dal metodo mafioso.
via Polizia di Stato https://ift.tt/v6MBFbE
I poliziotti della Squadra mobile di Roma hanno eseguito 7 misure cautelari nei confronti di altrettante persone gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata a rapine aggravate e ricettazione. Cinque di loro sono state condotte in carcere, mentre per altre due sono stati disposti gli arresti domiciliari.Gli investigatori hanno iniziato a indagare dopo una maxi rapina consumata nella primavera del 2024 in una gioielleria del quartiere Parioli, episodio che per modalità e valore degli oggetti sottratti aveva sùbito fatto ipotizzare l’esistenza di un gruppo criminale strutturato.In quell’occasione, due uomini, fingendosi clienti interessati all’acquisto, erano entrati nell’esercizio commerciale e, dopo aver conquistato la fiducia del dipendente, avevano improvvisamente estratto delle pistole, minacciandolo e costringendolo a consegnare circa 70 orologi di lusso, per un valore complessivo di oltre 900 mila euro.Determinante, per gli sviluppi investigativi, è stata l’analisi dei sistemi di videosorveglianza. Gli agenti della Squadra mobile sono riusciti a isolare il volto di uno dei presunti responsabili, riconducendolo a un sessantaduenne con precedenti penali. Da quel momento, attraverso approfonditi accertamenti tecnici e attività di riscontro, gli investigatori hanno ricostruito l’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale.Secondo quanto emerso, il gruppo operava con una struttura gerarchica ben definita, con ruoli distinti tra chi pianificava i colpi, chi curava la logistica e chi partecipava materialmente alle rapine. I colpi venivano studiati nei dettagli. I veicoli utilizzati erano provento di furto, dotati di targhe clonate per eludere i controlli, mentre per le comunicazioni il gruppo si avvaleva anche di dispositivi elettronici in grado di interferire con le frequenze radio, ostacolando eventuali attività di localizzazione da parte delle forze di polizia.Le indagini hanno permesso di attribuire agli indagati almeno quattro rapine, commesse tra il 2023 e il 2025 ai danni di gioiellerie e uffici postali.Un ulteriore riscontro è arrivato lo scorso gennaio, quando uno dei principali indagati, il sessantaduenne individuato grazie alle immagini della rapina, è stato arrestato in Versilia, trovandolo in possesso di una pistola clandestina, simile a quella utilizzata nel colpo ai Parioli, e di un’auto rubata riconducibile alle attività del gruppo. Natale Giacomo Franzella
via Polizia di Stato https://ift.tt/qPCxh0f
Ammontano a oltre 2 milioni di euro, tra somme di denaro, strumenti finanziari, terreni e immobili, i beni sottratti a una persona anziana accudita dai due coniugi di Manduria che ora si trovano agli arresti domiciliari.A dare esecuzione al provvedimento per i domiciliari sono stati i poliziotti della Squadra mobile di Taranto dopo che dalle loro indagini è emerso come negli ultimi anni di vita dell’uomo i due abbiano progressivamente abusato dello suo stato di infermità mentale.Le accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Taranto sono, in concorso tra loro, circonvenzione d'incapace, indebito utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti e appropriazione indebita aggravata.La donna è accusata anche del reato di truffa aggravata, commesso con abuso di relazioni domestiche, ai danni di altri due anziani coniugi, rispettivamente sorella e cognato della prima vittima, ormai deceduta.Gli investigatori della Mobile tarantina e del commissariato di Manduria hanno iniziato a indagare dopo il decesso dell’uomo e la denuncia che suo nipote ha fatto nel luglio del 2023.Secondo quanto ricostruito dalle indagini la vittima, affidata alle cure della donna dal 2019, è stato progressivamente indotta a trasferire i suoi beni in favore dei coniugi.Gli accertamenti patrimoniali hanno documentato, tra l’altro, l’appropriazione di almeno 85mila euro, l’estinzione di 156 buoni fruttiferi per un importo superiore a 1.200.000 euro oltre a ulteriori 33 buoni fruttiferi, cointestati con i nipoti della vittima, per un valore nominale superiore a 700mila euro.Per provare la colpevolezza dei due coniugi si è ricorso anche ad alcune perizie grafologiche dalle quali si è messo in dubbio sia la lucidità dell’89enne al momento delle sottoscrizioni sia la veridicità di altre firme, presumibilmente false. Alessio Evangelista
via Polizia di Stato https://ift.tt/itWNcP2
Colpevole di aver rifiutato un matrimonio combinato e di avere un comportamento troppo occidentale, un padre avrebbe segregato la figlia in casa, maltrattandola, a partire dal settembre 2024 dopo che era arrivata a Taranto.È quanto ricostruito dai poliziotti della Squadra mobile di Taranto che hanno rintracciato in Svezia il 52enne iracheno per essere arrestato dalle autorità locali.L’uomo avrebbe preteso che la giovane figlia sposasse un uomo di etnia curda a lui gradito, minacciandola di morte se si fosse ribellata o avesse tentato di scappare.Con l’appoggio dell’intero nucleo familiare che considerava il comportamento della giovane non in linea con i dettami della loro cultura, l’uomo era riuscito a segregare la ragazza in un appartamento del capoluogo jonico.Le indagini hanno preso il via dopo che la vittima, che grazie ai rapporti instaurati coi poliziotti specializzati della Squadra mobile ha accettato l’inserimento in una struttura protetta, ha denunciato i fatti, per i quali è stata attivata la procedura di Codice rosso.La localizzazione e l’arresto dell’uomo sono stati realizzati grazie all’attività di coordinamento svolto su impulso degli agenti della Mobile tarantina tramite il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia – Enfast Italia, il Servizio centrale operativo che hanno interessato le Autorità svedesi.Alessio Evangelista
via Polizia di Stato https://ift.tt/VAKfobv
Nella settimana dal 4 all'8 maggio 2026, 19 Paesi europei hanno unito le forze per realizzare le prime Giornate di Azione Empact (Ead) dedicate alla prevenzione del crimine e all'approccio amministrativo.Le giornate sono state organizzate nell'ambito dell'azione operativa guidata dall`Italia, con il dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell`Interno attraverso la direzione centrale della Polizia criminale e con la co-leadership di Germania (BundesKriminal Amt- BKA), Malta (Polizia) Portogallo (Polizia Giudiziaria), della Dia (direzione Investigativa antimafia) ed il network comunitario Enaa ( European network on the administrative approach) nonché il supporto di Europol e della Commissione europea (Dg Home).Le attività sul territorio comunitario sono state coordinate da un centro operativo istituito presso Enaa a Bruxelles, presso gli uffici del servizio pubblico federale Interno belga in cui sono confluiti 32 appartenenti alle forze di Polizia coinvolte, insieme a Europol.Queste prime giornate d'azione, mai svolte prima e frutto di una iniziativa e di una proposta del Ministero dell’Interno italiano, segnano un passo importante nel rafforzamento della cooperazione transfrontaliera e degli sforzi preventivi contro la criminalità organizzata e grave.L’iniziativa dimostra il valore aggiunto dell'azione preventiva e amministrativa contro la criminalità organizzata in tutta l'Unione europea e sottolinea la necessità di un approccio coordinato a livello nazionale ed europeo.Durante le giornate, nove paesi partecipanti (Belgio, Germania, Italia, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia e Svezia) hanno condotto oltre 30 operazioni coordinate, per un totale di oltre 8 mila attività in tutta Europa.Le ispezioni hanno riguardato, attività commerciali, ambientali e del lavoro; cantieri edili, veicoli ed operazioni stradali; infiltrazioni criminali in settori vulnerabili come ospitalità (ristoranti ed hotel), industria automobilistica, commercio, cyberspazio, appalti pubblici, sanità, metalli preziosi e trasporti.Inoltre, dieci paesi hanno partecipato come osservatori (Austria, Cipro, Danimarca, Francia, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Slovacchia, Spagna e Svizzera), prendendo parte a workshop focalizzati sull'attuazione dell'approccio amministrativo e sullo scambio di esperienze nazionali.L'approccio amministrativo integra le indagini penali prevenendo l'abuso delle infrastrutture legali attraverso la cooperazione tra agenzie e la condivisione di informazioni. Utilizza poteri regolatori e civili invece del perseguimento penale per impedire alle reti criminali di sfruttare licenze, proprietà o servizi pubblici.I dati di seguito sono parziali in attesa della comunicazione di quelli definitivi e riguardano:Controlli preventivi• Oltre 4.426 imprese e siti industriali ispezionati.• Oltre 37.038 persone controllate: 560 ammonizioni verbali, 74 lavoratori irregolari identificati e azioni contro 27 membri di gruppi criminali organizzati.• Oltre 16.884 veicoli ispezionati, con l'avvio di almeno 82 procedimenti amministrativi.Sanzioni amministrative• Almeno 749 sanzioni amministrative emesse, per un valore totale di almeno € 496.000.• Oltre 590 ordini di espulsione.• Almeno 2 attività chiuse e oltre 61 sospensioni temporanee.• Oltre 473 divieti di accesso alle aree (area bans) emessi.• Sequestri e confische: 93 beni (veicoli, imprese e immobili) per un valore di almeno € 3.000.000.Beni confiscati aggiuntivi• Oltre 20 chili di droghe illecite (cannabis, cocaina e resina di cannabis).• 13,6 chili di tabacco in foglia.• 250 tonnellate di rifiuti illegali.• 7.817 chili di pesce non conforme e 3.650 ricci di mare.Sul territorio nazionale sono stati impegnati centinaia di operatori delle forze di Polizia, in particolare: la Polizia di Stato, con la direzione della direzione centrale della PoliziacCriminale e con le specialità Polizia postale e delle telecomunicazioni, Polizia stradale…
Читать полностью…
Ricorre oggi il Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo.Istituito nel 2007 con una legge dello Stato, si è scelto di celebrarlo il 9 maggio, giorno in cui, nel 1978, il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro fu ucciso per mano di un commando delle Brigate rosse.A Roma, il Giorno della memoria è stato celebrato con una cerimonia al Senato, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del presidente del Senato Ignazio La Russa, di quello della Camera Attilio Fontana che hanno commemorato le centinaia di vittime che il terrorismo, in tutte le sue declinazioni, dall’estremismo di destra a quello di sinistra fino a quello internazionale, ha mietuto nel corso degli ultimi decenni, dagli anni ’60 in poi.A ricordare in aula il sacrificio delle vittime, anche alla presenza del capo della Polizia Vittorio Pisani, sono state le parole dei loro familiari, come quelle di Gina Dinella, nipote del poliziotto Giovanni Saponara, brigadiere del disciolto corpo delle Guardie di pubblica sicurezza che, l’8 giugno del 1976 fu ucciso per mano dei brigatisti mentre era di scorta al procuratore Francesco Coco a Genova.La Polizia di Stato, in un arco temporale che va dalla morte di Antonio Annarumma che nel ’69, a Milano, a soli 22 anni, fu ucciso brutalmente durante una manifestazione di piazza, fino all’assassinio di Emanuele Petri, ucciso nel 2003 da esponenti delle Nuove brigate rosse durante un controllo su un treno regionale in Toscana, ha pagato il suo terribile tributo di sangue nella lotta al terrorismo con oltre 60 vittime.Per onorare le vite sacrificate per la legalità, durante le celebrazioni del 174° Anniversario della fondazione della Polizia, in piazza del Popolo a Roma, è stata esposta, per la prima volta dopo 48 anni, l’auto restaurata su cui viaggiavano i poliziotti Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera, che vennero trucidati nel terribile agguato di via Fani in cui venne rapito Aldo Moro Il 16 marzo 1978. L’auto “torna a vivere” per non dimenticare i nostri caduti.
via Polizia di Stato https://ift.tt/7M5I48Q
Nel quadro del rafforzamento della partecipazione della Polizia di Stato ad eventi internazionali, una delegazione di rappresentanti guidata dal vice capo della Polizia e direttore centrale della Polizia criminale, Raffaele Grassi ha preso parte, dal 6 al 7 maggio scorsi a Berlino, alla 29^ edizione del congresso europeo di Polizia, che rappresenta una più importanti manifestazioni europee dedicate alla sicurezza interna e internazionale.L’evento offre una piattaforma fondamentale per il dialogo tra le istituzioni europee, le Forze dell'ordine, i responsabili politici e i professionisti della sicurezza, con la presenza di venti Paesi e di oltre 160 imprese pubbliche e private del settore e il contributo di oltre 1900 esperti. Per la prima volta l’Italia è stata scelta quale Paese partner e il sottosegretario al ministero dell’Interno, Nicola Molteni, ha aperto i lavori del Congresso, preceduto dal segretario di Stato tedesco e dal ministro federale dell’Interno Hans-Georg Engelke.Nel corso della giornata inaugurale il prefetto Grassi è intervenuto sul tema: “Rafforzare la cooperazione di polizia per un mondo più sicuro”, valorizzando la cooperazione internazionale illustrando le iniziative dove l’Italia ha investito maggiori risorse facendosi promotrice di un rinnovato approccio in tema di contrasto ai crimini transnazionali e, in generale, ai temi della sicurezza.In particolare, ha ricordato il progetto della “Silver Notice”, promosso in collaborazione con Interpol, volto al tracciamento e alla localizzazione all’estero di patrimoni illeciti riconducibili alle organizzazioni criminali transnazionali, richiamando inoltre le attività di sensibilizzazione, formazione e supporto alle indagini sviluppate nell’ambito del Progetto I-CAN, finalizzato a rendere consapevoli le Polizie mondiali della capacità di infiltrazione della ’ndrangheta anche nelle economie e nei mercati di quei Paesi, facendo conoscere le migliori pratiche adottate dalle forze di polizia italiane per il contrasto alle grandi organizzazioni criminali di stampo mafioso.Il questore della provincia di Barletta, Andria, Trani e i dirigenti della Polizia stradale, della Polizia scientifica e della Polizia postale e per la sicurezza cibernetica hanno fornito un importante contributo ai panel sulla gestione della sicurezza urbana dove è stata presentata la AppBatcam per il monitoraggio degli apparati di video sorveglianza sul cybercrime, sull’uso e i rischi legati all’intelligenza artificiale, sulla sicurezza stradale e di frontiera nonché sulla formazione.Nello stand istituzionale, gli operatori della Polizia di Stato hanno inoltre offerto al pubblico attraverso dimostrazioni dell’impiego di dispositivi e strumentazioni utilizzati dai nuclei speciali di intervento e nei centri di alta specializzazione e dei laboratori scientifici delle specialità della Polizia di Stato un quadro completo e apprezzatissimo dell’applicazione delle nuove tecnologie nella gestione della sicurezza pubblica.L’organizzazione ed il coordinamento delle attività sono state curate dall’Area per le relazioni internazionali della segreteria del Capo della Polizia insieme all’Esperto per la sicurezza presso l’ambasciata d’Italia a Berlino.
via Polizia di Stato https://ift.tt/QfIXk2L
Si è tenuto presso il parco “XXV Novembre 1884” del quartiere romano di Ostia, l’evento conclusivo del progetto “Scuole sicure-#sceglilastradaGIUSTA”, promosso dalla questura di Roma e dalla campagna educativa “Una vita da social” della Polizia postale.L’iniziativa che s’inserisce nell’ambito del progetto “Generazioni Connesse”, realizzato dal ministero dell’Istruzione e del Merito in collaborazione con l’Ufficio IV Comunicazione istituzionale del Dipartimento della pubblica sicurezza ha coinvolto oltre 76mila studenti dall’inizio del 2025.Centinaia di studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado della Capitale hanno potuto vivere un’esperienza immersiva accanto agli operatori della Polizia di Stato.Il progetto è stato interamente dedicato agli studenti, all’insegna della prevenzione, dell’educazione digitale e della cultura della legalità in un percorso educativo sviluppato nel corso dell’anno scolastico all’interno delle scuole romane, attraverso incontri, attività formative e momenti di confronto finalizzati ad accrescere nei più giovani la consapevolezza dei rischi connessi all’utilizzo quotidiano della rete, dei social network, dei dispositivi digitali e delle nuove applicazioni di intelligenza artificiale.La promozione di un uso corretto, responsabile e consapevole degli strumenti tecnologici, con particolare attenzione ai fenomeni del cyberbullismo, dell’adescamento online, della diffusione incontrollata dei contenuti sul web e delle insidie legate all’esposizione digitale delle fasce più giovani.Nel “villaggio” erano presenti, per l’occasione, diverse specialità operative della Polizia di Stato come il truck multimediale della Postale, punto di forza della campagna “Una Vita da Social” e gli stand della Scientifica e della Stradale.Nello spazio allestito, oltre a moto operative e percorsi educativi dedicati alla sicurezza stradale, si sono svolte le dimostrazioni delle Squadre cinofile, del Reparto a cavallo, del Reparto mobile, dei “Nibbio” dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, degli atleti delle Fiamme oro e quelli dell’Ufficio sanitario della Polizia di Stato.Gli studenti hanno avuto così l’opportunità di conoscere da vicino uomini, mezzi e specialità attraverso attività dimostrative, laboratori interattivi e momenti di confronto diretto, in un contesto pensato per avvicinare i giovani ai temi della sicurezza partecipata e della cittadinanza digitale.Il questore di Roma Roberto Massucci ha ribadito come la Polizia di Stato sia vicino ai giovani attraverso campagne d’informazione, legalità e sicurezza perché si possa consolidare un modello fondato sul dialogo e la costruzione di una relazione di fiducia tra le istituzioni, la scuola e le nuove generazioni.
via Polizia di Stato https://ift.tt/bnG4yae
È accusato di aver realizzato scritte sui muri contenenti messaggi di solidarietà nei confronti dell’anarchico Alfredo Cospito e frasi di incitamento a compiere azioni incendiarie ai danni dei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), richiamando temi riconducibili alla campagna di lotta anarchica.Il 24enne è stato arrestato in flagranza di reato perché ritenuto responsabile di imbrattamento, danneggiamento, minaccia aggravata e istigazione a delinquere.Durante una perquisizione domiciliare effettuata dai poliziotti della Digos di Lecce, con il coordinamento del Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo interno della Direzione centrale della polizia di prevenzione, nell’appartamento del giovane è stato sequestrato materiale di propaganda anarchica e un manuale contenente istruzioni per la fabbricazione di ordigni ed esplosivi.
via Polizia di Stato https://ift.tt/BK6Rw9v
Di seguito le linee guida sulle procedure relative alle carte di soggiorno per i beneficiari dell'Accordo di recesso in Italia pubblicate, in lingua inglese, dall'Ambasciata britannica in Italia sul proprio sito istituzionale. I cittadini del Regno Unito residenti in Italia che hanno diritto ai sensi dell'Accordo di Recesso possono richiedere una Carta di Soggiorno. Possedere questo documento elettronico non è obbligatorio, ma richiederlo è fortemente consigliato dato che attesta lo status di beneficiario dell’Accordo di Recesso, costituendo prova ufficiale di determinati diritti di soggiorno in Italia, ed è inoltre ora necessario per poter essere esentati dal Sistema europeo di Entrata/Uscita (EES). Modalità di richiesta della Carta di Soggiorno Brexit (CdS – “Articolo 50 TUE e Articolo 18(4) Accordo di Recesso UE-Regno Unito”) per i beneficiari dell'Accordo di Recesso, familiari o persone a carico di un beneficiario dell'Accordo di Recesso.Per richiedere la Carta di Soggiorno è necessario prenotare un appuntamento presso la propria Questura di competenza per territorio (Ufficio Immigrazione), che è l’autorità responsabile per il rilascio di tale documento. Familiari
Anche i familiari stretti di un beneficiario dell’Accordo di Recesso possono richiedere e ottenere la Carta di Soggiorno presso la Questura di competenza. Una volta ottenuto questo documento, dovranno registrare la propria residenza presso il proprio Comune.
Si considerano familiari stretti sia coloro che vivono attualmente in Italia sia coloro che si trasferiranno in Italia in futuro.
Un familiare può essere il coniuge, un partner registrato, un figlio di età inferiore ai 21 anni, un figlio a carico di età superiore a 21 anni, e nipoti, genitori e nonni a carico.
I familiari del beneficiario dell’Accordo di Recesso devono dimostrare di essere stati tali prima del e non oltre il 31 dicembre 2020 (ad eccezione di figli futuri, compresi eventuali figli adottivi). Nel caso di familiari a carico, questa dipendenza deve esistere nel momento in cui presentano richiesta di residenza. Come prenotare un appuntamento presso la QuesturaI beneficiari dell’Accordo di Recesso non devono usare il kit di Poste Italiane. La procedura di prenotazione può variare:
Alcune Questure utilizzano il portale “PrenotaFacile” (prenotafacile.poliziadistato.it) sia per la richiesta della prima Carta di Soggiorno che per il rinnovo.
Altre Questure richiedono la prenotazione di persona o tramite contatto telefonico.
Gli indirizzi PEC delle Questure dedicati in passato specificatamente ai cittadini britannici non sono più operativi. Tuttavia, ogni Questura dispone di una PEC generale, il cui indirizzo si trova sul sito della Questura stessa, il quale è utilizzabile per le comunicazioni.
Qualora la Questura non risponda alle vostre comunicazioni, è consigliabile recarsi personalmente presso l’Ufficio competente per richiedere un appuntamento. RILASCIO/RINNOVO/AGGIORNAMENTO/DUPLICATOCome e quando ottenere il rilascio della Carta di Soggiorno, rinnovare, aggiornare od ottenere un duplicato in caso di smarrimento o furto
Prenotare un appuntamento (vedi sopra).
Rilascio carta di soggiorno con validità 5 anni - Se ancora non si possiede una Carta di Soggiorno e si è maturato il diritto al soggiorno permanente, è possibile richiedere in qualsiasi momento il rilascio di una Carta di Soggiorno con validità di 10 anni (detta anche permanente) presentando i documenti elencati qui di seguito.
Rilascio carta di soggiorno permanente. Se si possiede una Carta di Soggiorno quinquennale in corso di validità e si è maturato il diritto al soggiorno permanente (residenza legale e continuativa in Italia per 5 anni), è possibile richiedere una Carta di Soggiorno con validità di 10 anni (detta anche permanente). Qualora si dovessero riscontrare difficoltà nel rilascio della Carta con validità 10 anni, è possibile richiamare l’attenzione della Questura al rispetto della circolare della Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere del 6 giugno…
Armati di sfollagente telescopico hanno intrapreso una vera e propria caccia all’uomo notturna nella zona della stazione Termini a Roma rendendosi responsabili di almeno cinque aggressioni a sfondo razziale.Per questi motivi i tre giovani, accusati delle violenze e appartenenti a un’organizzazione di estrema destra, sono stati individuati e denunciati dai poliziotti della Digos di Roma per lesioni personali aggravate dall’odio razziale e porto d’armi e oggetti atti ad offendere.Per uno dei tre, minorenne e già gravato da precedenti penali inerenti all’apologia del fascismo, nonché per aver imbrattato qualche mese fa una sinagoga con epiteti antisemiti e il simbolo della svastica, è stata applicata la misura cautelare del collocamento in comunità.Le indagini, iniziate dopo la denuncia presentata da un cittadino nigeriano presso il Compartimento di Polizia ferroviaria di Roma Termini, si sono concentrate sull’esame delle immagini di videosorveglianza, dalle quali è emersa una sequenza di almeno cinque aggressioni nella stessa notte.Gli investigatori della Digos capitolina che hanno svolto le successive analisi hanno evidenziato come i tre abbiano percorso la zona della stazione con il chiaro obiettivo di prendere di mira cittadini stranieri e senza fissa dimora, selezionati in modo del tutto casuale.Gli agenti, durante le perquisizioni, hanno rinvenuto la spranga e i capi di abbigliamento utilizzati durante gli attacchi, un coltello oltre a materiale propagandistico di estrema destra e una copia del Mein kampf. Alessio Evangelista
via Polizia di Stato https://ift.tt/lqCgJ9N
Un sequestro patrimoniale di beni per circa due milioni di euro è stato eseguito, su proposta del Questore di Roma e a seguito degli accertamenti dei poliziotti della Divisione anticrimine di Roma, nei confronti di un uomo attivo nel riciclaggio di autovetture.L’indagine patrimoniale ha evidenziato la collaudata e continua operatività del destinatario del provvedimento, nel settore di disbrigo di fittizie pratiche funzionali alla nazionalizzazione ed immatricolazione di veicoli usati, intestati a “privati”, con l’obiettivo di eludere la normativa e non versare l’Iva.Le imprese coinvolte effettuavano un acquisto fittizio all’estero, sottraendosi di fatto al versamento dell’imposta, a causa dell’esclusione prevista per gli acquisti di veicoli usati effettuati in altri Stati membri dell’Ue fuori dall’esercizio di imprese, arti e professioni.L’uomo, rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale, perché delegato per lo Sportello telematico dell’automobilista, agevolava l’immatricolazione in Italia di veicoli provenienti dal mercato principalmente spagnolo e tedesco radiati dai relativi elenchi che ne abilitavano la circolazione e, dunque, di fatto inesistenti.Il sequestro di beni, eseguito da agenti della Divisione anticrimine della questura di Roma, dei Commissariati Casilino, Lido e Frascati, del Gabinetto provinciale Polizia scientifica del Reparto prevenzione crimine Lazio e del Compartimento Polizia stradale Lazio-Umbria, ha riguardato due società aventi le proprie sedi a Roma e Pomezia - attive rispettivamente quali agenzia per il disbrigo di pratiche auto e centro revisione di autovetture- cinque unità immobiliari situate in Roma, zona Borghesiana, Finocchio e Montecompatri, e cinque terreni a Frascati, riconducibili ad un sessantatreenne romano, inserito in elevati contesti criminali dediti al riciclaggio di autovetture.
via Polizia di Stato https://ift.tt/uoBNKF7
È stata eseguita dai poliziotti del Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Torino, nei confronti di un atleta paralimpico di 42 anni, la misura degli arresti domiciliari perché accusato di atti persecutori, abuso psicologico, molestie e violenze sessuali verso atlete della nazionale paralimpica di tiro con l’arco.Le indagini sono scattate dalla segnalazione all’Autorità giudiziaria della sospensione cautelare da ogni attività sportiva dell’atleta.Il lavoro degli investigatori della Postale, supportato da una perquisizione informatica, ha permesso di ricostruire una serie di molestie sia verbali che fisiche nei confronti di colleghe anche minorenni all’interno degli impianti sportivi e tramite i social network attraverso l’invio di messaggi e video di esplicito tenore sessuale.I suoi comportamenti si sono protratti dal 2013 per diversi anni, generando un clima di ansia e continua agitazione nel contesto sportivo agonistico frequentato.
via Polizia di Stato https://ift.tt/Nm7hsV5
Le persone anziane sono spesso il bersaglio preferito di truffatori senza scrupoli che, adottando diversi stratagemmi, fanno leva sulla loro fragilità fisica e psicologica nonché sulla solitudine e sui riflessi non più brillanti, per depredarli dei loro averi.Una forma diversa ma altrettanto subdola di reato che sfrutta la particolare vulnerabilità dovuta all’età avanzata, è la circonvenzione d’incapace messa in atto da persone vicine agli anziani, nelle quali questi hanno fiducia assoluta.Vittima di questo reato è stata una signora ultranovantenne di Novara, alla quale una coppia che si spacciava per suoi nipoti, avrebbe sottratto oltre 155mila euro.Il raggiro è stato scoperto grazie alla prontezza degli operatori di un istituto bancario che hanno segnalato i loro sospetti in merito ad operazioni richieste dalla loro cliente molto anziana.La signora si era presentata accompagnata da due persone che si erano presentate come suoi nipoti, richiedendo di distrarre dalla propria polizza vita la somma di 30mila euro con lo scopo di renderla fruibile per eventuali prelievi sul conto corrente.Sul posto è intervenuta una Volante che, dopo aver identificato i due accompagnatori, ha escluso legami di parentela con l’anziana che, tuttavia, frequentavano quotidianamente.L’operazione è stata quindi bloccata e, in considerazione del grave stato di decadimento cognitivo evidenziato dalla signora, che dimostrava di non aver nessuna comprensione del proprio stato patrimoniale, i due accompagnatori sono stati inizialmente denunciati in stato di libertà per il reato di circonvenzione di incapace.La successiva indagine condotta dai poliziotti della Squadra mobile di Novara, ha evidenziato come gli indagati abbiano approfittato della vulnerabilità della vittima, inducendola ripetutamente a compiere atti dispositivi del proprio patrimonio con lo scopo di procurarsi un ingiusto profitto.Sin dal novembre 2023 si sarebbero impossessati della carta bancomat dell’anziana, effettuando prelievi per una somma complessiva di 111.400 euro e pagamenti Pos per 42.829,19 euro, spese del tutto estranee ai bisogni della vittima. Per questo avrebbero indotto l’ultranovantenne a disinvestire ingenti somme da polizze assicurative per un totale di circa 150mila euro.Oltre a questo, avrebbero anche disposto bonifici bancari e altre operazioni finanziarie per fini strettamente personali, come l’acquisto di un’auto.Infine, i due si sarebbero fatti nominare amministratori di sostegno per il caso di futura incapacità della vittima e beneficiari di disposizioni successorie.Gli investigatori hanno evidenziato come l’anziana signora fosse stata progressivamente isolata dal contesto familiare e indotta a fidarsi degli indagati che esercitavano su di lei una costante influenza e controllo.Il giudice per le indagini preliminari (Gip) del tribunale di Novara ha disposto il sequestro preventivo a carico degli indagati, accusati dei reati di circonvenzione di incapace e indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti.Una perquisizione domiciliare ha permesso agli investigatori di trovare gioielli il cui possesso è stato giustificato dagli indagati come regalo da parte dell’anziana, nonché documentazione varia riguardante la vittima come atti notarili, patente e certificati medici.Il Gip ha anche emesso nei confronti degli indagati la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa con l’installazione del braccialetto elettronico.
via Polizia di Stato https://ift.tt/bJnwr7I
Nel numero di maggio di Poliziamoderna, la rivista ufficiale della Polizia di Stato, un servizio è dedicato alla rievocazione dell’opera di soccorso pubblico alla popolazione prestato dalle Guardie di pubblica sicurezza in occasione del sisma che il 6 maggio 1976 colpì il Friuli.Alcune pagine della rivista del giugno 1976, riprese in questo numero, documentano, anche attraverso immagini storiche, le zone di primo intervento e i reparti delle Guardie di pubblica sicurezza che parteciparono ai soccorsi.Il primo piano è dedicato al ruolo dell’intelligenza emotiva nel lavoro degli operatori di polizia, una competenza diventata centrale e decisiva: ascolto e gestione dello stress migliorano interventi, indagini e relazione con i cittadini.L’inserto è dedicato al ciclo Empact, uno degli strumenti dell’Unione europea più strutturati e incisivi per affrontare la criminalità organizzata e grave in una prospettiva realmente integrata.Nell'editoriale si parla dell'iniziativa “Giornalisti per un giorno”, la polizia del futuro raccontata da chi è il nostro futuro: i giovani, ispirata dal tema "La Polizia che guarda al futuro" dato quest’anno agli stand e alle attività presenti a piazza del Popolo, a Roma, in occasione delle celebrazioni per il 174° anniversario della fondazione della Polizia.
via Polizia di Stato https://ift.tt/i9VURJf
In occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, la Polizia di Stato, Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica, rinnova il proprio impegno nella tutela dei minori, diffondendo i principali dati dell’attività di prevenzione e contrasto ai fenomeni di abuso sessuale nel dominio cibernetico.Nell’attuale ecosistema digitale, caratterizzato da una crescente complessità delle minacce nello spazio cibernetico, l’azione della Polizia postale e per la sicurezza cibernetica si è ulteriormente rafforzata, registrando risultati significativi.Nel 2025 sono stati trattati 2.623 casi, eseguite 1.039 perquisizioni, arrestate 224 persone e denunciate in stato di libertà 1.085 soggetti, mentre 2.876 siti contenenti materiale illecito sono stati inseriti in black list e resi inaccessibili.I dati, contenuti nel report “Tracce digitali, vittime reali: l’impegno a difesa e protezione dei più piccoli”, restituiscono la dimensione concreta di un fenomeno in continua evoluzione, nel quale le tecnologie digitali vengono sfruttate per la commissione di reati particolarmente gravi in danno dei minori.Le attività investigative evidenziano come le minacce si avvalgano sempre più di strumenti avanzati, quali sistemi di anonimizzazione, ambienti del dark web e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, utilizzate anche per la creazione e diffusione di materiale a contenuto sessualmente esplicito.Tra i fenomeni più insidiosi e pericolosi si conferma l’adescamento online, con 434 casi trattati nel 2025, con un coinvolgimento crescente di minori appartenenti alle fasce di età più giovani.Parallelamente, nel 2025 si registrano 223 episodi trattati di estorsione sessuale online (sextortion), nonché una persistente diffusione di fenomeni di cyberbullismo, con 365 casi che coinvolgono minori.La prevenzione riveste un ruolo centrale: la tutela dei minori richiede un impegno condiviso tra istituzioni, famiglie e contesti educativi, fondato sulla consapevolezza dei rischi connessi all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali.In questo quadro si inserisce il progetto Cypher, (Cybersecurity youth protection hub for exchange and resilience), avviato dalla Polizia postale e per la sicurezza cibernetica e attualmente in corso presso il Polo tuscolano della Polizia di Stato.L’iniziativa, della durata di due settimane, vede la partecipazione di 100 operatori in presenza, specializzati nella materia, appartenenti ai Cosc (Centro operativo per la sicurezza cibernetica) e alle Sosc (Sezione operativa per la sicurezza cibernetica) provenienti da tutto il territorio nazionale, con il coinvolgimento di delegazioni estere di esperti nel contrasto alla pedopornografia.Il percorso formativo, articolato in moduli, è finalizzato al rafforzamento delle competenze operative in ambito di indagine digitale, con particolare riferimento alle tecniche di Open source intelligence, social media intelligence e digital forensics e geo (Osint), attraverso l’utilizzo del software specialistico Griffeye, nonché agli aspetti di cybersecurity connessi alla protezione dei minori nello spazio digitale, anche mediante l’utilizzo di strumenti innovativi e applicazioni che prevedono l’impiego dell’intelligenza artificiale.L’iniziativa rappresenta un ulteriore passo nel consolidamento delle capacità operative della Polizia di Stato nel contrasto ai reati perpetrati nel dominio cibernetico, in un contesto in cui la dimensione digitale amplifica i rischi per i minori, tra le categorie più vulnerabili in ragione del loro rapporto privilegiato con le nuove tecnologie.La rete, quale spazio ormai strutturale della vita sociale ed economica, richiede un presidio costante: la protezione dei minori da ogni forma di abuso costituisce una priorità assoluta e passa attraverso un’azione sinergica e continuativa di prevenzione, formazione e contrasto.
via Polizia di Stato https://ift.tt/HjEqNmb
A Parma il capo della Polizia Vittorio Pisani e il rettore dell’Università di Parma Paolo Martelli hanno sottoscritto, presso l’Aula magna dell’Ateneo, un protocollo di intesa fra il Dipartimento della pubblica sicurezza e l’Università di Parma.Presenti alla sottoscrizione il direttore centrale per la Polizia scientifica e la sicurezza cibernetica Luigi Rinella, referente scientifico del protocollo per il Dipartimento della ps e la vicedirettrice del Dipartimento di scienze chimiche, della vita e della sostenibilità ambientale Federica Bianchi, referente scientifica del protocollo per l’Università.L’accordo si propone di instaurare un rapporto di collaborazione in cui le attività didattiche e di ricerca dell’Università di Parma e le competenze istituzionali del Dipartimento della pubblica sicurezza possano integrarsi e coordinarsi.Sulla base del protocollo, l’Università e il Dipartimento si impegnano a promuovere, sviluppare e consolidare opportunità e iniziative di collaborazione in campo scientifico, tecnologico e di ricerca, in particolare nelle discipline relative alle scienze forensi con riferimento al settore della chimica analitica forense applicata, grazie allo sviluppo di nuove metodologie analitiche basate sull’utilizzo di strumentazione avanzata a supporto delle indagini chimiche e dell’attività di ricerca.Sarà anche promossa la realizzazione di progetti comuni che includono tesi di laurea e di dottorato, seminari, workshop, stage, tirocini, tesi e altre attività negli ambiti di interesse. Si potranno inoltre promuovere progetti didattici e formativi in cui i docenti universitari e le docenti universitarie supportino la formazione specialistica del personale della Polizia di Stato e, viceversa, esperte ed esperti della Polizia di Stato possano integrare l’offerta formativa dell’Università di Parma nel settore chimico-analitico forense mettendo a disposizione le proprie conoscenze e competenze in materia.Così il Capo della Polizia Pisani nel suo intervento: “Nel processo penale contemporaneo, la prova scientifica ha assunto un ruolo sempre più centrale, superando la precedente prevalenza della testimonianza e rendendo indispensabile un dialogo stabile con la ricerca per migliorare le tecniche di sopralluogo, repertazione e analisi delle tracce. Un aspetto rilevante riguarda il valore dei casi pratici provenienti dall’esperienza giudiziaria, che possono offrire alla ricerca scientifica elementi utili per individuare criticità, correggere errori e sviluppare soluzioni più efficaci”.“Occorre sottolineare” ha continuato il Prefetto Pisani “l’importanza della presenza istituzionale della Polizia nel contesto universitario, poiché i ruoli tecnici e scientifici dell’amministrazione si alimentano attraverso il contributo di laureati in discipline specialistiche, tra cui chimica, biologia, fisica, informatica, ingegneria e architettura. In quest’ottica l’università non è solo un luogo di ricerca e formazione, ma anche un bacino fondamentale per il reclutamento, la qualificazione professionale e lo scambio di buone pratiche. L’odierno protocollo è parte di una strategia più ampia volta a consolidare la presenza della Polizia di Stato nel sistema universitario, con l’obiettivo di promuovere innovazione scientifica, formazione continua e integrazione tra sapere teorico e applicazione operativa.” Il Rettore Martelli ha sottolineato come il protocollo rappresenti una rilevante opportunità istituzionale e scientifica per l’Ateneo e un riconoscimento del valore della sua ricerca, oltre che una concreta espressione della vocazione dell’Università a sviluppare relazioni sinergiche con il territorio e con le istituzioni.Successivamente si è tenuta l’inaugurazione della mostra “La verità nelle tracce. Oltre 120 anni di Polizia scientifica”, in programma dal 4 al 25 maggio 2026 al Complesso monumentale della Pilotta presso le sale dei Voltoni del Guazzatoio. L’iniziativa è promossa dalla Polizia di Stato, organizzata dal Gabinetto regionale Polizia scientifica Lombardia e realizzata…
Читать полностью…
La Banda musicale della Polizia di Stato ieri sera ha eseguito un concerto all’interno della cattedrale di Siena in occasione delle celebrazioni in onore di santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa.L’esibizione musicale si è inserita nel programma per la celebrazione civile e religiosa curato dall’arcidiocesi di Siena Colle di Val d’Elsa e Montalcino.All’evento hanno partecipato le massime cariche civili, militari e religiose della provincia. A dare il benvenuto a una platea gremita sono stati i saluti del questore Ugo Angeloni, del cardinale Augusto Paolo Lojudice e del rettore dell’Opera metropolitana del Duomo, Carlo Rossi, a testimonianza del profondo legame tra la cittadinanza, la figura di santa Caterina e le istituzioni.Sotto la guida esperta del maestro Maurizio Billi, i musicisti della Polizia di Stato hanno eseguito brani classici e moderni impreziositi dalle doti canore del tenore Cataldo Caputo e delle soprano Anna Kazlova e Federica Caseti Balucanti.Il concerto si è concluso con l’esecuzione dell’inno del nostro Paese "Il Canto degli Italiani".
via Polizia di Stato https://ift.tt/KojvS8r
Massimo impegno della Polizia di Stato contro i predatori delle persone vulnerabili. In tre operazioni distinte, i poliziotti delle Squadre mobili di Lecco e Venezia hanno arrestato in totale quattro persone responsabili di aver truffato anziane vittime, sottraendo loro gioielli e denaro contante.Nel primo caso è stata quasi una maratona antitruffa quella messa in campo dagli investigatori di Lecco che hanno ricevuto la notizia di numerosi tentativi di truffa con il solito metodo del finto appartenente alle Forze dell’ordine che, paventando estreme conseguenze nei confronti di un parente in difficoltà, chiedeva gioielli e denaro contante per risolvere bonariamente la situazione.I poliziotti hanno così raccolto tutte le informazioni e le descrizioni della donna autrice della truffa che nel frattempo era stata vista salire su un taxi diretta verso Como.A quel punto gli investigatori si sono messi sulle sue tracce e hanno contattato nel frattempo la Centrale operativa di Como che con l’aiuto di due pattuglie della Squadra volante hanno rintracciato il mezzo e fermato la donna.La perquisizione che ne è derivata ha permesso agli agenti di rinvenire numerosi preziosi e oltre 2mila euro in denaro contante e di accertare fossero il frutto di due truffe ai danni di persone anziane, per le quali la donna è stata tratta in arresto.Una volta assicurata alla giustizia la truffatrice, gli investigatori hanno ricevuto la notizia di un’ulteriore truffa, stavolta perpetrata ai danni di un anziano signore al quale era stato fatto credere che nella nottata fosse stato compiuto un reato con la propria auto e che, per evitare problemi, avrebbe dovuto pagare un’ingente somma di denaro. Una volta raccolti tutti gli elementi utili per ricercare il responsabile, gli agenti della Mobile si sono messi sulle tracce del presunto responsabile iniziando un servizio di pedinamento che li ha portati fino a Monza dove l’uomo è stato fermato e dopo essere stato perquisito, trovato in possesso del denaro e dei gioielli, tra cui anche un lingotto d’oro, sottratti poco prima all’anziano signore.L’uomo è stato arrestato e la refurtiva riconsegnata alla vittima.I poliziotti della Squadra mobile di Venezia, invece, hanno arrestato a Salerno due persone al termine delle indagini su una truffa ai danni di una signora di 83 anni, che nelle fasi finali, a causa delle resistenze della vittima, si è trasformata in rapina.I due truffatori infatti, dopo averla convinta a consegnare gioielli e preziosi per un valore stimato di 50mila euro con la solita tecnica del finto poliziotto, viste le sue ritrosie, forse perché aveva capito del raggiro, l’hanno spintonata strappandole dalle mani i beni di una vita.Ai due sono stati inoltre notificati due provvedimenti di Daspo (un ordine di allontanamento e divieto di accesso a specifiche aree urbane) fuori contesto, emessi dal Questore della provincia di Venezia per la durata di un anno, nonché altrettanti fogli di via dal territorio del capoluogo, della durata di tre anni. Alessio Evangelista
via Polizia di Stato https://ift.tt/ncBeiaP