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Sono sei le persone arrestate dai poliziotti della Squadra mobile di Reggio Emilia per furto e ricettazione di farmaci ad alto costo.L’indagine, svolta dagli investigatori della Mobile e coordinata dalla Procura della Repubblica Reggiana, ha consentito di individuare i responsabili di tre ingenti furti di farmaci realizzati ai danni di un deposito farmaceutico e di una farmacia tra il mese di giugno e quello di luglio 2025.Complessivamente i ladri riuscirono a trafugare farmaci per 930mila euro.La banda disponeva di numerose vetture e sofisticati sistemi di comunicazione e i furti erano preceduti da accurati sopralluoghi.Tra gli arresati c’era una organizzata divisione dei compiti, chi aveva l’incarico di noleggiare le auto e chi si occupava della vendita della refurtiva e dell’immissione dei farmaci rubati nel mercato nero.Durante le attività di investigazione, in cui sono state visionate le immagini degli impianti di videosorveglianza pubbliche e private, analizzati tabulati telefonici, effettuate intercettazioni telefoniche ed ambientali oltra a servizi di pedinamento, i poliziotti reggiani hanno perquisito alcuni immobili di proprietà di uno dei criminali, rinvenendo e sequestrando 10 colli che contenevano farmaci oncologici ed immunosoppressori per un valore di oltre un milione di euro.A due componenti della banda è stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere, per altri due sono scattati gli arresti domiciliari e per gli ultimi due l’obbligo di dimora.
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Individuato e arrestato l’assassino di Marco Cossi, il 48enne che nella tarda serata del 19 aprile scorso, è stato ucciso a Padova con numerosi fendenti di arma da taglio su tutto il corpo.I poliziotti della Squadra mobile hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla procura della Repubblica padovana e disposta dal giudice per le indagini preliminari (Gip) del tribunale.Quella sera, poco prima della mezzanotte, due ragazzi a bordo di un ciclomotore, hanno notato un uomo che, sul ciglio della strada, agitava le braccia chiedendo aiuto e che, appena dopo, si era accasciato a terra coperto di sangue.I giovani hanno subito chiamato la sala operativa della questura che ha inviato sul posto le Volanti, la Squadra mobile e un’ambulanza del 118 con personale sanitario che ha tentato, invano, di soccorrere l’uomo che, poco dopo, è deceduto.Dall’analisi della scena del crimine effettuata dagli specialisti della Polizia scientifica, è emerso che la vittima era arrivata sul posto con la propria auto, parcheggiata lì vicino, molto probabilmente per incontrarsi con qualcuno di sua conoscenza.Infatti, gli investigatori avevano escluso quasi subito l’omicidio a scopo di rapina in quanto la vittima aveva ancora il portafogli con tutti gli effetti personali e il telefono cellulare.Inoltre, a causa dell’efferatezza del delitto e dei numerosi fendenti inferti a volto, collo, fianchi, addome e torace dell’uomo, gli esperti hanno ipotizzato un caso di “overkilling”.Si tratta di una teoria con fondamento scientifico in base alla quale, in casi del genere, l’eccesso di violenza sta ad indicare una probabile conoscenza ed interazione diretta in vita, tra l’aggressore e la vittima.Dall’esame del cellulare del 48enne sono state individuate quattro persone che avevano interagito con l’uomo nelle ore precedenti all’omicidio, e, la mattina del 20 aprile, sono state tutte convocate dagli investigatori della Mobile, per essere ascoltate.Su una di queste, amica della vittima, si sono concentrate le attenzioni dei poliziotti e, dopo ore di interrogatorio, anche a causa delle numerose contraddizioni emerse rispetto ai primi accertamenti, l’uomo, un 46enne, è stato formalmente indagato in stato di libertà per il reato di omicidio volontario.Il giorno seguente l’indagato ha contattato la Questura preannunciando che si stava presentando per rilasciare ulteriori dichiarazioni autoaccusatorie.Nelle 10 ore di interrogatorio svolto dal pubblico ministero è emerso che tra vittima e aggressore c’era un accordo per avviare insieme un’attività commerciale di truck food, ma che, durante l’incontro, era sorta una discussione tra i due sul fatto che la vittima avrebbe voluto utilizzare il furgone dell’indagato, adibito alla vendita di panini su strada, come copertura dell’attività illecita di vendita di sigarette al liquido Thc e di altre droghe sintetiche.Le dichiarazioni dell’indagato sono state suffragate dalla raccolta e analisi dei dati tecnici ottenuti da telecamere pubbliche e private della zona, tabulati telefonici, testimonianze di amici e parenti della vittima, perquisizioni personali e domiciliari, che hanno consentito di ottenere numerose fonti di prova, grazie alle quali la procura della Repubblica ha richiesto e ottenuto dal Gip l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dell’uomo accusato di omicidio.
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Pubblicato il bando di concorso pubblico, per titoli ed esami, per l’assunzione di 220 commissari della carriera dei funzionari della Polizia di Stato indetto con un decreto del 17 aprile 2026.Le domande di partecipazione potranno essere presentate dalle ore 00.00 del 21 aprile 2026 alle ore 23.59 del 20 maggio 2026, utilizzando esclusivamente la procedura informatica disponibile all’indirizzo https://concorsionline.poliziadistato.it raggiungibile anche mediante l'apposito link dal Portale unico del reclutamento accessibile all'indirizzo www.inpa.gov.it.
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Sono sei gli uomini indagati per i reati di produzione di materiale pedopornografico e adescamento di minori online, individuati dai poliziotti del commissariato Bolognina Pontevecchio di Bologna.Attraverso le indagini, avviate a seguito della denuncia presentata dai genitori affidatari di una ragazza di non ancora 14 anni, gli investigatori hanno scoperto che gli indagati avrebbero operato mediante piattaforme di comunicazione online, instaurando con la minore conversazioni a sfondo sessuale e inducendola a produrre e inviare materiale fotografico e video di natura intima.Durante l’operazione si è proceduto al sequestro dei dispositivi informatici in uso ai sei uomini, sui quali sono tuttora in corso analisi forensi.Mediante le perquisizioni eseguite dai poliziotti del commissariato bolognese e da quelli delle Squadre mobili e dei Centri operativi per la sicurezza cibernetica della Polizia postale di Bologna, Firenze e Catania e delle Sezioni operative sicurezza cibernetica di Ferrara, Modena e Agrigento, sei uomini maggiorenni, di età compresa tra i 25 e i 50 anni, residenti nelle province interessate, sono stati denunciati all’Autorità giudiziaria.
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Avevano messo a segno il classico colpo della “banda del buco” in una gioielleria del centro di Asti, ma gli investigatori della Squadra mobile al termine dell’indagine avviata subito dopo il furto, li hanno individuati e arrestati con l’accusa di furto aggravato.Lo scorso mese di agosto, approfittando del fatto che il locale adiacente alla gioielleria fosse momentaneamente in disuso, i due criminali si sono introdotti indisturbati al suo interno, preparando il buco che gli avrebbe permesso di entrare nel locale commerciale e rubare oggetti preziosi per un valore stimato di oltre 500mila euro.Gli investigatori della Mobile hanno incrociato i dati ottenuti dall’analisi delle immagini registrate dalle telecamere di sicurezza cittadine e private, nonché quelli dei controlli del territorio effettuati nei giorni precedenti al furto e, soprattutto, quelli dei transiti dai caselli autostradali.Dall’indagine è emerso che, prima del giorno prescelto per il colpo, i due ladri avevano effettuato dei sopralluoghi per studiare le vie di fuga, le abitudini dei proprietari della gioielleria e per effettuare il buco.Grazie ai dati acquisiti dagli investigatori, l’autorità giudiziaria ha emesso le ordinanze applicative delle misure cautelari degli arresti domiciliari per uno degli indagati e dell’obbligo di dimora con contestuale obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria per l’altro.Entrambi gli indagati sono risultati con a carico diversi precedenti per reati contro il patrimonio come truffe e, in particolare, furto aggravato commesso con modus operandi simile a quello di Asti.
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In seguito ai gravi scontri avvenuti il 19 aprile scorso allo stadio "Veneziani" di Monopoli, Bari durante la partita di calcio tra Monopoli e Foggia, i poliziotti delle Digos di Bari e Foggia hanno eseguito tre arresti in "flagranza differita" nei confronti di 3 tifosi del Foggia di 31, 38 e 44 anni.I tre tifosi sono stati rintracciati tra Bari e Foggia.Secondo quanto documentato dalle Forze dell'ordine, la tensione è sfociata in violenza in due momenti distinti: all’inizio del match dal lancio di fumogeni verso il rettangolo di gioco dal settore ospiti e a pochi minuti dal termine della partita a causa del risultato negativo per il Foggia, la tifoseria ha iniziato una contestazione violenta. Dopo il lancio di petardi, un gruppo di tifosi ha tentato di sfondare un cancello d’accesso al campo.Nonostante l'intervento delle Forze dell'ordine, alcuni ultras sono riusciti a invadere il terreno di gioco e in questa fase, uno steward in servizio è stato colpito violentemente con un pugno.L'arbitro è stato costretto a sospendere la partita per 11 minuti, permettendo a calciatori e staff tecnico di rifugiarsi negli spogliatoi per motivi di sicurezza. Ristabilito l’ordine e la sicurezza pubblica, la partita è ripresa e si è conclusa senza ulteriori criticità.L'identificazione dei tre ultras è stata possibile grazie a un'analisi minuziosa condotta dai poliziotti della Digos di Bari e Foggia e del commissariato di Monopoli delle riprese video dei poliziotti della Scientifica e dei filmati pubblicati sui social dai tifosi: per tutti sono stati previsti gli arresti domiciliari e il provvedimento amministrativo di Daspo del Questore.
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Gli investigatori della Polizia di frontiera di Civitavecchia (Roma) hanno arrestato un uomo di 58 anni con doppia cittadinanza serbo-croata, accusato di crimini di guerra e genocidi commessi nel corso della guerra nei territori della ex Jugoslavia, come membro delle milizie della Sao Kraijina che furono coinvolte nei combattimenti contro i civili, nella regione autonoma serba della Kraijina.Il mandato di arresto internazionale veniva emesso solamente nel 2026, a seguito delle indagini che avevano portato all'individuazione di centinaia di uomini facenti parti delle organizzazioni paramilitari colpevoli di operazioni di pulizie etniche nei territori della repubblica balcanica.I poliziotti tramite l’analisi effettuata sia sui passeggeri transitanti, sia sul personale marittimo operante nel porto di Civitavecchia, hanno individuato l’arrestato a bordo di una nave da crociera, dove svolgeva compiti di sicurezza, cercando di sfuggire alle ricerche messe in campo dalle autorità croate.Il 58enne faceva parte delle formazioni paramilitari che operarono nei territori della autoproclamata Repubblica serba di Kraijina, durante la guerra serbo-croata. Il mandato di cattura internazionale lo indicava come autore di atti violenti, di deportazioni e di uccisioni compiute per costringere le autorità della Repubblica di Croazia, proclamata il 25 giugno 1991, a rinunciare alla propria indipendenza dalla Jugoslavia, dalla Serbia e dalla Bosnia Erzegovina.Dagli atti che hanno portato all’emissione del mandato di arresto internazionale, emergeva che l'uomo, membro delle milizie paramilitari, aveva compiuto delle operazioni di pulizia etnica ai danni di cittadini croati, che portarono all'uccisione e all'espulsione forzata di migliaia di civili non serbi.L'arrestato, dopo una breva permanenza nel carcere di Aurelia, è stato trasferito in altra struttura carceraria, in attesa che l'Autorità giudiziaria competente autorizzi l'estradizione verso la Croazia.
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Un 51enne è stato arrestato dagli agenti del Compartimento Polizia stradale Emilia Romagna, con l’ausilio di quelli della Sottosezione autostradale di Bologna sud, dopo essere stato trovato in possesso di 176 chilogrammi di hashish, occultati nella sua auto.L’arresto nasce dall’intensificazione dei servizi di prevenzione e vigilanza legati all’aumento dei flussi turistici lungo la rete autostradale.Nello specifico, durante un dispositivo di controllo lungo il tratto dell’A14 compreso tra Rimini e Bologna, monitorando aree di servizio e veicoli sospetti, i poliziotti hanno fermato il 51enne perché sorpreso ad effettuare manovre di guida pericolose, interferendo con la marcia degli altri veicoli e trovato in evidente stato di alterazione alcolica tanto da essere positivo al test dell’etilometro.Insospettiti dall’uomo, già noto alle Forze dell’ordine, hanno deciso di effettuare un controllo più accurato del veicolo su cui viaggiava e che ha dato riscontro positivo. Infatti, in cinque borsoni, nascosti da un telo nero, sono stati trovati circa 176 chili di droga, confezionati in buste trasparenti termosaldate.I controlli sono poi proseguiti presso il domicilio dell’arrestato, dove nascondeva 18 chili di marijuana in un contenitore nascosto in garage.Al criminale, oltre all’arresto per il possesso della sostanza stupefacente, i poliziotti della Stradale hanno contestato anche numerose violazioni al codice della strada.
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Hanno giurato questa mattina, all’istituto per ispettori di Nettuno (Roma), i tre allievi agenti tecnici, una donna e due uomini, della sezione paralimpica del Gruppo sportivo Fiamme oro che hanno concluso il 3° corso di formazione.Francesca Tarantello del triathlon paralimpico, Luca Loranzi dello sci alpino paralimpico e Manuel Matteo Bortuzzo del nuoto paralimpico, hanno superato la prova di esame finale e ottenuto il giudizio di idoneità al servizio di Polizia.Oggi, in una cerimonia solenne, alla presenza del direttore dell’Ispettorato delle scuole della Polizia di Stato Tiziana Terribile, del direttore dell’istituto Maria Teresa Panone, del sindaco di Nettuno Nicola Burrini e dei propri familiari, hanno letto la formula di rito di fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione e sono stati nominati agenti tecnici in prova.Il corso, della durata complessiva di sei mesi, è stato articolato in una prima fase, di due mesi, con erogazione di moduli e-learning o lezioni virtuali e una seconda di applicazione pratica, dedicata prevalentemente alla preparazione atletica propedeutica all’attività sportiva di alto livello, in modo da bilanciare le esigenze sportive degli allievi con una formazione adeguata alle funzioni attribuite dal ruolo che hanno assunto.
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A Palermo, sono state arrestate 32 persone nell’ambito di un’operazione di Polizia giudiziaria nei confronti del mandamento mafioso di Brancaccio. L’operazione è il risultato di un’indagine svolta dai poliziotti della Squadra mobile di Palermo e dai carabinieri del Nucleo investigativo sotto il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia del capoluogo siciliano.Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata, reati in materia di armi, trasferimento fraudolento di valori e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, oltre a ulteriori delitti aggravati dal metodo mafioso e dall’agevolazione dell’associazione mafiosa.L’indagine, condotta dal 2023 al 2026, ha delineato la struttura e gli assetti del mandamento mafioso di “Brancaccio” ed ha riguardato le famiglie mafiose di Brancaccio, Roccella-Guarnaschelli e Corso dei Mille, delineando i nuovi assetti organizzativi e gerarchici.Il quadro emerso dalle indagini ha restituito una consorteria attiva, fondata sul controllo del territorio, sulla capacità intimidatoria, sulla gestione coordinata delle estorsioni, del traffico di stupefacenti, della disponibilità di armi, nonché sulla raccolta e redistribuzione di risorse economiche destinate anche al mantenimento dei sodali detenuti.Le indagini hanno rivelato una metamorfosi strategica, dove Cosa Nostra non ha rinnegato la propria vocazione violenta e il controllo militare del territorio ma ha affiancato ad essi una moderna inclinazione affaristica, declinandola in chiave manageriale e comprendendo come il controllo di una parte importante del mercato legale può generare ricavi più remunerativi con molti meno rischi.Oltre all’esecuzione degli arresti, sono state eseguite numerose perquisizioni personali e locali ed è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo riguardante aziende, immobili, conti correnti in relazione a ipotesi di autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.Durante le indagini erano stati arresti in flagranza di reato 6 persone mentre 2 sono finite in manette dall'esecuzuine di un'ordinanza di custodia cautelare, nonché al sequestro di 5 pistole, di 1 fucile a pompa, di 1 carabina, di 2 mazze chiodate, di 3 chili di hashish e della somma in contanti di circa 13mila euro, elementi che confermano la concreta pericolosità dei soggetti coinvolti e l’attuale capacità operativa del sodalizio.Nel corso dell’operazione di oggi sono stati impiegati oltre 450 operatori tra Polizia di Stato e Carabinieri
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I poliziotti italiani hanno preso in consegna dalla Polizia tedesca, un cittadino straniero di 30 anni, arrestato lo scorso 30 luglio in Germania, in forza di un mandato d’arresto europeo.L’indagato è ritenuto responsabile dei reati di associazione per delinquere a carattere transnazionale dedita alla realizzazione di numerosi delitti contro la persona, tra cui omicidio, tortura, sequestro di persone, unitamente a numerose altre persone, al momento non identificate, condotte queste finalizzate alla realizzazione del trasferimento illegale di numerosi stranieri nello Stato italiano.Le indagini sono state avviate nel giugno del 2023 dopo la denuncia di un cittadino straniero giunto clandestinamente a Lampedusa (Agrigento). Il denunciante rivelava il ruolo dell’indagato nell’associazione, quale carceriere e torturatore all’interno di una safe house nella località libica di Bani Walid, con l’incarico di mantenere l’ordine e le direttive impartite dai trafficanti libici anche con violenza ovvero attraverso percosse e torture inferte per indurre i familiari dei migranti a versare somme di denaro, come prezzo preteso per la liberazione e la successiva traversata in mare.Il 30enne veniva anche indicato quale autore dell’omicidio di un minore straniero, accoltellato alla gola poiché ribellatosi al tentativo di violenza sessuale che l’indagato intendeva filmare per indurre i familiari a versare denaro per la sua liberazione.Tramite le indagini gli investigatori hanno trovato pieno riscontro alle testimonianze di altri migranti ristretti nel medesimo campo di prigionia, i quali hanno fornito ulteriore prove in relazione alle responsabilità penali dell’indagato quale autore di atroci violenze nei loro confronti, riconoscendone anche l’effige che ne ritraeva il volto.I poliziotti attraverso l’analisi degli indirizzi Ip relativi alle connessioni stabilite dall’indagato mediante il suo profilo social, hanno tracciato la presenza dello stesso a Bani Walid, il transito sul territorio italiano e il successivo spostamento su quello tedesco.Gli investigatori del Servizio centrale operativo di Roma, delle Sisco (Sezioni investigative del Servizio centrale operativo) di Palermo, della Squadra mobile del capoluogo siciliano, della Polizia di frontiera aerea e del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia, su delega della procura palermitana, Direzione distrettuale antimafia, una volta preso in consegna l’uomo, hanno dato esecuzione, nei confronti del cittadino straniero, dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo, sulla base della quale era stato emesso il mandato d’arresto europeo.
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Sono sempre molto attivi i truffatori che prendono di mira le persone anziane approfittando della loro fragilità e solitudine, ma sempre più spesso vengono intercettati dai poliziotti che, in ogni città, sono costantemente in allerta per questi reati.A Udine e Torino gli agenti delle Squadra mobili hanno individuato tre truffatori che avevano messo a segno colpi ai danni di anziani, accumulando un bottino di circa 51mila euro.A Cividale del Friuli (Udine) i poliziotti del commissariato hanno sorpreso in flagranza del reato di furto un uomo che aveva appena strappato dalle mani di una 65enne una scatola con 29.800 euro.La donna aveva ricevuto una telefonata da un finto carabiniere. Il solito canovaccio, la figlia aveva causato un grave incidente stradale e, per evitare l’arresto, avrebbe dovuto pagare una grossa somma di denaro che sarebbe stata prelevata da un suo collega.Quando la vittima si è recata all’appuntamento, prima di consegnare la scatola, si è insospettita, rifiutandosi di darla all’uomo che si era presentato. A quel punto il truffatore gliel’ha strappata dalle mani dandosi alla fuga ma venendo bloccato poco dopo dagli agenti del commissariato.Successivamente gli investigatori hanno accertato che lo stesso uomo, poche ore prima, aveva messo a segno un colpo analogo facendosi consegnare da una signora di 85 anni, nella stessa città, 100 euro, una collana, due anelli e un paio di orecchini.L’uomo è stato anche denunciato per truffa pluriaggravata e tutto il maltolto è stato riconsegnato ai proprietari.Gli agenti della Squadra mobile di Torino hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini accusati di essere gli autori di un furto aggravato in abitazione ai danni di una coppia di anziani a Grugliasco (Torino).Gli investigatori della Mobile hanno accertato che lo scorso 28 gennaio i due indagati hanno messo a segno un furto in appartamento mettendo in atto un raggiro nei confronti dei due anziani proprietari.Uno dei due si è presentato alla porta come addetto comunale incaricato della sostituzione dei contenitori per i rifiuti. Poco dopo si è presentato l’altro fingendosi un agente di polizia che doveva controllare eventuali ammanchi a seguito di presunti furti avvenuti nel condominio.Approfittando della distrazione dei due anziani coniugi, i due criminali si sono impossessati di denaro contante e oggetti preziosi per un valore stimato di circa 21mila euro.Dopo circa un mese i due criminali sono stati arrestati per un altro motivo e sono stati trovati in possesso di segni distintivi contraffatti come lampeggianti in uso alle Forze dell’ordine, una pettorina dei carabinieri e della polizia locale oltre a due portatessere.La successiva perquisizione e analisi degli elementi acquisiti dalle indagini, hanno permesso di collegare i due uomini al furto commesso a Grugliasco e per questo la notifica è stata effettuata in carcere ad entrambi.
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A Catania, il capo della Polizia Vittorio Pisani ha partecipato, questa mattina, alle celebrazioni per il 174° anniversario di fondazione della Polizia e agli eventi connessi alla ricorrenza.Il prefetto Pisani, accompagnato dal questore di Catania, Giuseppe Bellassai e dal prefetto Pietro Signorello, ha ricevuto gli onori dello schieramento prima di prendere posto in tribuna.La lettura dei messaggi inviati del Presidente della Repubblica e dal Ministro dell’Interno in occasione della ricorrenza di fondazione, e l’intervento del Questore, hanno preceduto il discorso del Capo della Polizia che ha ribadito, con le sue autorevoli parole, l’importanza, per tutta la Polizia di Stato, di cogliere l’evoluzione dei tempi e il mutamento dei bisogni della collettività, così da adeguarsi e fornire una risposta sempre pronta ed esaustiva.Il prefetto Pisani, inoltre, ha ricordato come sia altresì fondamentale cogliere il senso pratico della realtà. In quest’ottica va letto il grande sforzo compiuto negli ultimi tre anni a Catania per “superare le difficoltà della logistica della Questura e dare una risposta più incisiva in termini di vicinanza e prossimità al cittadino”.Nel corso della celebrazione, alla quale hanno partecipato tantissimi studenti delle scuole catanesi, sono stati premiati i poliziotti etnei che si sono distinti in attività operative per coraggio, abnegazione e senso del dovere. Nello specifico, il Capo della Polizia ha consegnato le promozioni per merito straordinario a dieci agenti della Squadra mobile, della Polizia ferroviaria, dell’UPGSP e della Digos per aver condotto rilevanti operazioni di polizia giudiziaria e di soccorso pubblico.La cerimonia si è conclusa con un concerto dell’orchestra sinfonica del liceo “Turrisi Colonna” di Catania.Successivamente, il Capo della Polizia, dopo aver deposto una corona di alloro davanti alla stele che ricorda i caduti della Polizia di Stato, ha proceduto al taglio inaugurale del nastro davanti all’ingresso della nuova Questura, realizzata anche grazie al contributo del Comune e della regione Sicilia. Lo stabile, che ospiterà i poliziotti catanesi, è stato impreziosito da tele pittoriche realizzate dagli studenti del liceo artistico “Emilio Greco”, grazie al contributo fornito dal moto club Polizia di Stato etneo. La struttura è stata poi benedetta dall’arcivescovo metropolita Luigi Renna.All’esterno della nuova struttura era inoltre presente uno “Spazio della legalità”, dove i ragazzi hanno potuto conoscere da vicino le curiosità sul lavoro svolto dai poliziotti e interagire con loro sui temi di sicurezza e legalità.Nel pomeriggio, le celebrazioni proseguiranno con l’inaugurazione, presso il X Reparto mobile, di un nuovo centro sportivo destinato ad ospitare la sezione giovanile Fiamme oro di judo, karate e pugilato e si concluderanno, questa sera, con un concerto della Banda musicale della Polizia di Stato al teatro Bellini. Ad entrambi gli eventi prenderà parte il capo della Polizia Pisani.
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Con un linguaggio diretto e vicino alle nuove generazioni hanno fatto tappa nei teatri di Ancona, Ferrara, Padova e Rovigo e previsti in numerose altre città italiane, i “Percorsi di legalità: in scena con la polizia di Stato”, con il coinvolgimento di migliaia di studenti, in un percorso formativo basato sull’incontro e sul confronto.L’iniziativa, di livello nazionale, si propone di promuovere la cultura della legalità e della cittadinanza attiva attraverso strumenti innovativi, in cui il teatro, la musica e lo sport diventano veicoli fondamentali per trasmettere valori.Non si è trattato di una normale lezione in cattedra, ma di una esperienza in cui i ragazzi sono protagonisti insieme ai poliziotti, con i quali hanno costruito un percorso articolato, per stimolare consapevolezza e senso di responsabilità nei cittadini di domani.Durante gli eventi, gli studenti hanno preso parte a momenti interattivi, esibizioni artistiche e attività educative che hanno affrontato temi di stringente attualità, dalla sicurezza stradale e ferroviaria, alla prevenzione dei rischi in rete, dal contrasto al bullismo e al cyberbullismo fino alla violenza di genere e ogni forma di discriminazione.Particolarmente significativo il contributo del mondo dello sport, rappresentato dagli atleti delle Fiamme oro, che hanno condiviso con i giovani esperienze personali e professionali, evidenziando il valore delle regole, del rispetto e dell’inclusione.Tra loro la campionessa mondiale Sofia Raffaeli, la campionessa di scherma Elisa Di Francisca, il paraciclista Giorgio Farroni, oltre a Mirko Antenucci, Mirco Di Tora, Filippo Pelati e Niccolò Taddia. La loro presenza ha rappresentato un ponte ideale tra il mondo istituzionale e quello giovanile.Gli studenti hanno partecipato con performance teatrali, musicali e multimediali, dando voce alle proprie riflessioni sui valori costituzionali, sull’uguaglianza di genere e sull’importanza del rispetto delle diversità, così da rendere ogni appuntamento un momento formativo e di crescita collettiva.Alla base del progetto c’è la collaborazione tra Istituzioni e mondo scolastico per trasformare la prevenzione, la partecipazione e legalità in un valore vissuto quotidianamente. Un investimento sui giovani come protagonisti consapevoli della società del futuro.
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A Prato gli investigatori della Squadra mobile hanno concluso con successo un’indagine che ha portato all’arresto in flagranza di reato di tre uomini, fermati durante la consegna di un carico di sostanza stupefacente.I poliziotti della Mobile sono arrivati a questo risultato analizzando e riscontrando diverse notizie confidenziali relative ad un carico di droga che sarebbe dovuto arrivare a breve in città, trasportata da un corriere in uno scomparto segreto ricavato all’interno di un furgone.Gli agenti si sono appostati lungo il tragitto che, presumibilmente, il mezzo avrebbe dovuto percorrere.Dopo ore di paziente attesa, hanno individuato un furgone che si era fermato e che, dopo essere stato avvicinato da un’auto, l’aveva seguita fuori dalla strada principale.I due veicoli, percorrendo una strada secondaria che si snoda nei boschi in località La Briglia, si sono fermati in un’area in mezzo alla vegetazione, sempre sotto l’occhio dei poliziotti, che li stavano seguendo.Sicuri di essere protetti dalla folta vegetazione che li circondava e dalla notte che ormai era calata, i tre narcotrafficanti hanno iniziato a trasbordare la droga, quasi 84 chilogrammi di hashish suddivisi in 800 panetti, dal furgone all’auto.A quel punto i poliziotti, che nel frattempo si erano avvicinati nascondendosi nella vegetazione, sono intervenuti arrestando i tre criminali, nonostante un velleitario tentativo di fuga a piedi nel bosco.Nel furgone, oltre al vano nascosto che per la sua apertura necessitava di un ingegnoso meccanismo di sblocco, gli agenti hanno sequestrato anche 4.295 euro in contanti e diversi telefoni cellulari in possesso dei tre arrestati.Un altro telefono, risultato criptato, è stato poi sequestrato durante le perquisizioni effettuate nelle abitazioni dei tre uomini.
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Nove arresti tra Bosnia e Croazia per traffico di esseri umani. L’operazione della polizia bosniaca (Sipa) è stata supportata dal progetto europeo Eu4fast, cui partecipa il Dipartimento della pubblica sicurezza – Direzione centrale della Polizia criminale.Sarajevo (Bosnia ed Erzegovina), 23 aprile 2026 – La rotta balcanica, oggi una delle principali direttrici dei flussi migratori irregolari verso l’Unione Europea e strettamente interconnessa con l’Italia tanto via terra quanto attraverso l’Adriatico, è stata al centro di un’importante operazione di contrasto al traffico di esseri umani portata a termine dalla Sipa (Agenzia statale di investigazione e protezione della Bosnia ed Erzegovina).L’articolata operazione che è durata oltre un anno, ha condotto il 16 aprile scorso al fermo dell’ultimo di nove sodali arrestati tra la Bosnia ed Erzegovina e la Croazia e allo smantellamento di una strutturata organizzazione criminale transnazionale, attiva lungo un tratto strategico della rotta balcanica, frequentemente utilizzato come corridoio di accesso verso altri Stati membri dell’Ue e verso il territorio italiano, in dinamiche sempre più convergenti con quelle già osservate lungo la rotta del Mediterraneo centrale.Le indagini, realizzate con il supporto del progetto europeo Eu4fast, hanno fatto luce su un sistema criminale ben collaudato: l’organizzazione curava il trasferimento dei migranti da Sarajevo fino al confine croato, sfruttando punti sensibili del fiume Sava per l’attraversamento illegale, mediante imbarcazioni fornite direttamente dal sodalizio. Una volta in Croazia, uno dei soggetti arrestati assumeva il controllo logistico dei migranti, trasferendoli fino a Zagabria, snodo cruciale da cui i flussi venivano successivamente indirizzati verso l’Italia e altri Paesi europei.L’operazione rappresenta un risultato significativo nel rafforzamento della capacità di risposta della Bosnia ed Erzegovina alla criminalità organizzata transnazionale e conferma, al tempo stesso, l’importanza strategica dei programmi di sviluppo e della cooperazione di polizia internazionale per la tutela della sicurezza europea e nazionale.In tale contesto si inserisce il ruolo dell’Italia, che attraverso il progetto Eu4fast, co finanziato dall’Unione europea e attuato in partenariato con Germania, Francia e Paesi Bassi, ha dispiegato nei Balcani occidentali un articolato dispositivo di esperti del Ministero dell’Interno, in particolare della Direzione centrale della Polizia criminale. Il team interforze – composto da appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma dei carabinieri e alla Guardia di finanza – opera stabilmente nei Paesi della regione candidati all’adesione all’Ue, fornendo supporto tecnico operativo continuativo e contribuendo all’allineamento agli standard europei di sicurezza.L’attività di mentoring, consulenza operativa e affiancamento investigativo sui casi più complessi sta producendo risultati concreti e misurabili, rafforzando le indagini transfrontaliere e l’azione giudiziaria contro le reti criminali del traffico di migranti, fenomeno che lungo la rotta balcanica e quella mediterranea incide direttamente sulla sicurezza dell’Italia e dell’intero spazio europeo.
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“Minacce digitali e politiche nazionali di prevenzione”, è stato questo il tema della lectio magistralis che, questa mattina, il capo della Polizia Vittorio Pisani ha tenuto nell’aula magna della facoltà di giurisprudenza dell’università di Brescia.L’iniziativa, nell’ambito della conferenza “Sicurezza digitale e imprese”, riunisce rappresentanti del mondo accademico, delle istituzioni giudiziarie e delle grandi aziende per approfondire i rischi crescenti legati alla sicurezza informatica nel settore imprenditoriale e le strategie di protezione dei dati.A fare gli onori di casa è stato il rettore dell’università di Brescia, Francesco Castelli che, prima dell’inizio dei lavori accademici, ha consegnato al prefetto Pisani il sigillo dell'università, massimo riconoscimento dell'ateneo.La lectio magistralis è stata preceduta dagli interventi della direttrice del Dipartimento di giurisprudenza e prorettrice vicaria, Adriana Apostoli e del procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Brescia, Guido Rispoli. L’intervento del prefetto Pisani è stato poi introdotto da Michele Onorato, professore di scienze giuridiche dell’università di Brescia.La mattinata accademica è stata l’occasione per riflettere sulle nuove e future sfide del mondo cyber insieme ai relatori di una tavola rotonda, che è stata introdotta dal presidente del Tribunale di Brescia Stefano Scati e coordinata dal professor Roberto Bocchini dell’università Parthenope di Napoli.Ad intervenire al dibattito sono stati il direttore del Servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica, Ivano Gabrielli, il direttore dei sistemi informativi di Beretta, Umberto Arrighini, il capo sicurezza di Feralpi, Glauco Benini e il direttore security e cyber defense di A2A, Alessandro Manfredini.Erano presenti alle conferenze, il prefetto e il questore di Brescia Andrea Polichetti e Paolo Sartori e numerosi studenti delle facoltà di giurisprudenza e scienze politiche dell’ateneo bresciano. I commissari frequentatori del 114° corso, invece, hanno assistito in videocollegamento dalla Scuola superiore di Polizia di Roma.
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Sono 25 complessivamente le persone indagate al termine di un’indagine dei poliziotti della Squadra mobile di Alessandria, accusate di spaccio di cocaina e hashish nella città piemontese; 17 le misure cautelari eseguite, delle quali 12 in carcere.Attraverso le indagini gli investigatori hanno ricostruito le modalità di approvvigionamento della droga e le responsabilità dei singoli indagati. Mediante un altro filone della stessa indagine, inoltre, i poliziotti hanno scoperto un’attività di spaccio all’interno della Casa circondariale Cantiello e Gaeta, dove alcuni indagati riuscivano, attraverso contatti telefonici a fare entrare lo stupefacente nella struttura carceraria al fine di rivenderlo ad altri detenuti, a prezzi maggiorati rispetto a quelli praticati all’esterno. L’ingresso della sostanza all’interno del carcere avveniva sia tramite il sistema del “lancio” oltre le mura perimetrali, sia sfruttando i colloqui dei detenuti con i familiari.Nel corso dell’operazione sono state sequestrate molteplici dosi di stupefacente, oltre 10mila euro in contanti e tre telefoni cellulari di piccole dimensioni destinati ad essere introdotti nella Casa circondariale.
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Questa mattina, i poliziotti della Digos di Milano hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un 19enne di Pavia. Il giovane è accusato di aver promosso e diretto un'associazione finalizzata alla propaganda razziale, alla discriminazione religiosa, alla minimizzazione della Shoah e all'apologia del genocidio.Contestualmente, sono stati eseguiti 14 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti indagati a vario titolo per gli stessi reati e residenti nelle province di Cagliari, Caserta, Cosenza, Materia, Perugia, Roma, Viterbo, Salerno, Siena e Torino, tra questi 9 sono minorenni.L'indagine condotta dalla Sezione antiterrorismo della Digos della questura di Milano, coadiuvata dalla Digos di Pavia, in stretta collaborazione con la Direzione centrale Polizia di Prevenzione è nata dal monitoraggio degli ambienti digitali dell'estrema destra suprematista. Al centro dell'inchiesta c'era un gruppo di messaggistica istantaneo chiamato "Chat Terza Posizione", creato e gestito dall'arrestato, che aveva la funzione di "centro" per la propaganda neofascista e antisemita con esaltazione di stragi suprematiste, come quella di Christchurch di marzo 2019.Dall’analisi del canale sono stati, inoltre, trovati contenuti riferibili alla cosiddetta white jihad: un fenomeno di "ibridazione" che unisce l'ideologia neonazista a metodi tipici del terrorismo jihadista, accomunati dall'odio verso gli ebrei.Per la diffusione del materiale eversivo e il successivo “reclutamento” il 19enne aveva anche creato un canale ad hoc, denominato “Centro studi terza posizione” nonché redatto, probabilmente con altre persone, un documento ideologico in 5 punti dal titolo “Manifesto della terza posizione” con cui incitava gli utenti a passare dal virtuale al reale, creando "Squadroni d’azione rivoluzionaria" per propositi eversivi e asserzioni antisemite con cui compiere atti violenti.L'indagine ha permesso di individuare ulteriori ramificazioni del fenomeno con delle emulazioni di gruppi radicali come quello di “Nuova Italia” amministrato da due giovani che si definivano presidente e vicepresidente, con contenuti simili al primo con otto membri minorenni coinvolti.Inoltre, un 22enne di Pescara è stato perquisito per esser legato a questa sigla con cui ostentava armi sui social.Infine, altri due giovanissimi sottoposti, oggi a perquisizione, sono risultati attivi frequentatori di un altro ambiente virtuale di identica connotazione ideologica neonazista e suprematista nel quale, fra l’altro, pubblicavano anche diversi video concernenti la fabbricazione di esplosivi.Questo gruppo è emerso, all’attenzione degli investigatori milanesi, all’esito dell’analisi del dispositivo sequestrato ad un terzo minore, già sottoposto a perquisizione su delega della Procura minorile milanese nel luglio dello scorso anno, nell’ambito di una più ampia operazione condotta in tutta Italia.Alcuni membri del gruppo erano già noti agli investigatori, tra questi, un minore di Treviso arrestato a dicembre scorso per addestramento con finalità di terrorismo, dai poliziotti della Digos di Milano e Treviso coordinati dalla procura per i minorenni di Venezia.
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Ad un anno dalla scomparsa di Papa Francesco, nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, luogo dove riposano le sue spoglie, 50 cappellani della Polizia di Stato hanno concelebrato la Santa Messa in ricordo del pontefice.La liturgia è stata celebrata da Sua Eminenza Cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio.
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Si è conclusa con l’arresto di 4 persone e il sequestro di circa 200 chili di stupefacente un’operazione antidroga tra il Veneto e la Lombardia.L’operazione, denominata “DayHospital25” condotta dai poliziotti della Squadra mobile di Treviso, coordinata dalla locale Procura, ha preso il via nel novembre 2025 dal monitoraggio delle piazze di spaccio al dettaglio nei pressi dell'ospedale della città "Ca' Foncello". Attraverso pedinamenti e intercettazioni gli investigatori sono arrivati ad arrestare un cittadino straniero trovato con oltre 7 chili di cocaina. L'uomo è stato identificato come il referente dell'organizzazione criminale per l'area trevigiana.Lo sviluppo delle indagini ha condotto i poliziotti di Treviso fino a Mantova, dove è scattata la fase decisiva dell'operazione. I poliziotti della Squadra mobile di Mantova hanno intercettato e fermato un 48enne a bordo di un'auto, subito dopo che questo aveva ricevuto da un altro uomo alcune borse riposte all’interno dell’auto.Nel corso della perquisizione all’interno dell’auto, i poliziotti hanno scoperto un ingegnoso doppio fondo elettro-meccanico sotto i sedili anteriori, azionabile solo con comandi nascosti. Al suo interno erano nascosti 20 chili di cocaina.La successiva perquisizione effettuata insieme ai poliziotti di Treviso si è svolta nell’abitazione del 30enne che poco prima aveva consegnato la droga. Nel suo immobile, utilizzato come vera e propria base logistica, viveva anche una coppia con dei figli minori. All’interno sono stati rinvenuti altri 122 panetti di cocaina per un totale di 150 chili, oltre a 56mila euro in contanti e materiale per il confezionamento dello stupefacente.Oltre alla sostanza stupefacente, al denaro contante e al materiale utilizzato per il confezionamento rinvenuto nel corso della perquisizione, gli agenti hanno sequestrato tre auto sulle quali sono stati trovati doppifondi azionabili elettro-meccanicamente, e 5 cellulari nella disponibilità degli indagati.I tre uomini di origine straniera arrestati nel mantovano, regolari sul territorio nazionale e incensurati, si aggiungono a quello arrestato pochi giorni fa a Treviso; tutti sono accusati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, aggravata dalla grande quantità.Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori l’abitazione serviva da snodo centrale per lo smistamento della droga da destinare al nord Italia e l'ultimo carico, secondo una stima, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 7 milioni di euro all'ingrosso.
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I poliziotti della Squadra mobile di Firenze hanno eseguito 21 misure cautelari di cui 13 custodie cautelari in carcere, 6 arresti domiciliari e 2 obblighi di dimora, nei confronti di altrettante persone, gravemente indiziate di essere a vario titolo partecipi, o comunque collegate, a un’associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti.A marzo 2023, due ispettori della sezione antidroga della Mobile fiorentina hanno arrestato in flagranza di reato, un uomo residente in Spagna, perché trovato in possesso di 55 chilogrammi di hashish occultati all’interno dei vani passaruota e delle portiere della sua autovettura.Attraverso le indagini successive, gli investigatori hanno verificato che la droga sequestrata, era destinata ad alcuni trafficanti del capoluogo toscano.Gli agenti hanno scoperto l’esistenza di un’associazione per delinquere, finalizzata al traffico di ingenti quantitativi e allo spaccio di hashish, ma anche cocaina, soprattutto a Firenze e nella sua provincia.Lo stupefacente, che veniva importato dalla Spagna e dal Marocco, veniva stoccato a Firenze per poi essere consegnato ad acquirenti all’ingrosso nel capoluogo che provvedevano a loro volta a smerciarlo tramite spacciatori al dettaglio.In particolare, i due capi dell’organizzazione impartivano direttive ad un uomo che prelevava l’hashish in una città del nord Italia trasportandolo in un magazzino di Firenze, per poi affidarlo a un’altra persona che si occupava della custodia della droga in un appartamento nella periferia nord di Firenze. Quest’ultimo, sempre secondo le direttive dei vertici dell’organizzazione, provvedeva alla raccolta del denaro provento dell’attività di spaccio da inviare ai fornitori dello stupefacente.Oltre ai componenti dell’organizzazione criminale, sono stati identificate diverse persone, destinatarie di misura cautelare, che acquistavano lo stupefacente per la successiva rivendita a terzi. Nel corso dell’operazione, alla quale hanno partecipato anche i poliziotti dei commissariati di Empoli, Sesto Fiorentino, San Giovanni, Rifredi-Peretola, del Reparto prevenzione crimine Toscana, del Reparto cinofili della questura di Firenze e delle Squadre mobili di Reggio Emilia e Pistoia, sono stati eseguiti 4 arresti in flagranza di reato e sequestrati complessivi 234 chili circa di hashish.
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Questa mattina, al Circolo tennis olimpica di Dossobuono (Verona), si è tenuta la cerimonia di inaugurazione e intitolazione di un’area verde ad “Antonio Montinaro”, caposcorta nell’equipaggio della Polizia di Stato, vittima insieme al giudice Falcone e a sua moglie, della strage del 23 maggio 1992.Nel corso dell’evento, promosso dall’Associazione tennis olimpica di Dossobuono e dall’amministrazione comunale di Villafranca di Verona, è stata esposta la teca della “Quarto Savona 15”, la Fiat croma blindata a bordo della quale viaggiavano gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.La presenza di Tina Montinaro, presidente dell’Associazione “Quarto Savona 15” e moglie del caposcorta del giudice Falcone, ha reso ancora più viva e significativa la testimonianza dei valori di memoria, legalità e impegno civile, offrendo un momento di profonda partecipazione per tutti i presenti.Alla cerimonia hanno partecipato il prefetto di Verona Demetrio Martino, il direttore centrale per le Specialità della Polizia di Stato Renato Cortese, il questore di Verona Rosaria Amato, l’onorevole europarlamentare Paolo Borchia, l’onorevole Marco Padovani, l’assessore regionale Diego Ruzza, il presidente della Commissione regionale legalità Gianpaolo Trevisi, i consiglieri regionali Elisa De Berti e Claudia Barbera e i vertici dell’amministrazione comunale di Villafranca di Verona.Il Prefetto Cortese, durante la cerimonia di intitolazione, ha affermato che “questo spazio rappresenta ciò che la mafia ha tentato di distruggere e che invece continua a crescere: la libertà, la comunità e il futuro dei giovani, nel segno di una legalità che si costruisce ogni giorno, anche nei gesti più semplici”.All’iniziativa, cui erano presenti 350 giovani studenti, hanno preso parte anche 30 allievi agenti del 233° corso di formazione della Scuola allievi agenti di Peschiera del Garda (Verona), a testimonianza dell’attenzione della Polizia di Stato verso la formazione delle nuove generazioni sui valori della memoria, della responsabilità e del servizio alla collettività.
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È stato presentato oggi, a Roma, il documentario “Codice K-angeli della sicurezza”, che racconta il dietro le quinte dell'imponente macchina organizzativa dell’ordine pubblico, realizzata in occasione delle esequie di Papa Francesco.Il docufilm, nato dalla collaborazione tra Rai Documentari e Polizia di Stato, sarà disponibile su RaiPlay da domani, 21 aprile, giorno in cui ricorre il primo anniversario della scomparsa di Papa Bergoglio e andrà in onda, il 3 maggio, su Rai 3, alle ore 13.Le suggestive immagini raccontano la gestione della sicurezza di uno degli eventi più complessi della storia moderna del nostro Paese e lo fa da un punto di vista diverso, quello di chi ha contributo a pianificare, organizzare e realizzare l’intero apparato di ordine pubblico.Al cinema “Quattro fontane”, alla presentazione del documentario "Codice K - Angeli della sicurezza", erano presenti il questore di Roma Roberto Massucci e il direttore di Rai Documentari Luigi Del Plavignano.In platea, inoltre, erano presenti il direttore di Rai Vaticano Stefano Ziantoni, una rappresentanza di funzionari e poliziotti della questura di Roma, una delegazione di commissari del 114° corso, oltre al direttore dell’ufficio Comunicazione istituzionale della Polizia di Stato, Domenico Cerbone e al direttore della Scuola superiore di Polizia, Mario Viola, che hanno partecipato alla realizzazione del documentario.Il Questore di Roma nel suo indirizzo di saluto si è detto orgoglioso di essere stato parte di un evento storico così importante per il nostro Paese e per la questura della Capitale che, per la prima volta nella storia recente, è stato documentato, grazie alla collaborazione con Rai Documentari, da un punto di vista inedito.Il questore Massucci, infine, ha ricordato come la buona riuscita del servizio di ordine pubblico sia stato possibile grazie al lavoro di squadra tra tutte le Istituzioni coinvolte e che, per lui, la più grande soddisfazione è, oggi, a un anno di distanza dai funerali di Papa Francesco, poter vedere la soddisfazione di chi ha contribuito, anche solo chiudendo un incrocio stradale, alla riuscita del servizio organizzato.Prodotto da Rai Documentari in collaborazione con l’Ufficio Comunicazione della Polizia di Stato, il documentario, con la regia di Fedora Sasso, ha messo in luce i meccanismi complessi della Centrale operativa Grandi Eventi della questura di Roma, il “cervello" in grado di coordinare, in tempo reale, uomini, mezzi, intelligence e tecnologie avanzate.Attraverso le testimonianze del prefetto di Roma Lamberto Giannini e del questore Massucci, emerge l'intreccio di responsabilità e decisioni strategiche necessarie per gestire un flusso di oltre mezzo milione di persone sotto gli occhi del mondo.Il racconto si snoda dalle bonifiche all’alba ai sistemi di monitoraggio aereo tramite droni, fino alla tumulazione di Papa Francesco presso la Basilica di Santa Maria Maggiore: Roma si trasforma in un teatro di operazioni ad altissima complessità, definito come un "piano di sicurezza in 3D".Durante il racconto delle varie fasi di ordine pubblico, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, viene ripreso nel cuore della sala operativa mentre segue personalmente i passaggi più delicati del deflusso dei fedeli e delle delegazioni internazionali, inclusi numerosi Capi di Stato.Nel documentario emerge l'importanza del "senso della squadra" sottolineato dal capo della Polizia, Vittorio Pisani che ha evidenziato come la professionalità delle Forze dell’ordine italiane abbia garantito il successo di tutta l’operazione, conferendo lustro al nostro Paese sulla scena internazionale.Il racconto pone un'analisi profonda sull'uso della tecnologia: dalla prevenzione delle minacce cibernetiche alla videosorveglianza in tempo reale."Codice K" sigla in codice che la Sala operativa utilizza per ordinare la chiusura delle strade nei grandi eventi di ordine pubblico, vuole essere un omaggio ai professionisti che operano nell'ombra e che garantiscono la sicurezza collettiva attraverso abnegazione, esperienza…
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Nella giornata di ieri, Jean Todt ha fatto visita alla Direzione centrale delle Specialità della Polizia di Stato, nella sua veste di Inviato speciale delle Nazioni unite per la sicurezza stradale, approfondendo da vicino le attività operative e le strategie messe in campo dalla Polizia stradale, per la prevenzione e il contrasto dell’incidentalità.La visita, che ha riguardato in particolare il Centro operativo della Polizia stradale (Cops) di Fiano Romano e il Compartimento Polizia stradale per il Lazio e l’Umbria, si inserisce nell’ambito delle iniziative promosse a livello internazionale dalla Polizia di Stato per rafforzare l’impegno nella prevenzione degli incidenti stradali e nella promozione di una mobilità più sicura e sostenibile.Accolto dal direttore centrale delle Specialità Renato Cortese, unitamente al direttore del Servizio Polizia stradale e al dirigente del Compartimento Polizia stradale, Jean Todt ha avuto modo di osservare da vicino le modalità operative adottate dal personale della Polizia stradale, con particolare attenzione alle attività di prevenzione, controllo e intervento, alle funzioni di coordinamento, monitoraggio e gestione della circolazione, alle tecnologie utilizzate per garantire la sicurezza stradale sulle arterie stradali e autostradali, alle attività del Laboratorio automotive analytics and forensics della Polizia stradale, nonché alle campagne di sensibilizzazione rivolte agli utenti della strada.Presso il Cops di Fiano Romano, cuore pulsante del coordinamento dei servizi di vigilanza stradale, sono state illustrate le più avanzate soluzioni adottate dalla Polizia stradale per il monitoraggio del traffico, la gestione in tempo reale delle criticità e il supporto alle pattuglie su strada. Particolare attenzione è stata dedicata all’integrazione dei sistemi informatici e all’utilizzo di strumenti innovativi per l’analisi dei flussi di traffico e la prevenzione degli incidenti.La visita, proseguita presso il Compartimento di Polizia stradale di Roma, è stata l’occasione per Jean Todt di incontrare oltre 200 studenti, impegnati in attività di educazione stradale per la prevenzione dei comportamenti a rischio.Infine, il personale del Laboratorio automotive analytics and forensics ha avuto modo di illustrare una panoramica di casistiche di incidentalità ricostruite in grafica 3d, mostrando le potenzialità delle tecnologie avanzate, applicate all’analisi e alla prevenzione degli incidenti stradali.La visita conferma il ruolo centrale dell’Italia nel panorama internazionale delle politiche per la sicurezza stradale e rafforza il dialogo tra le istituzioni nazionali e organismi delle Nazioni unite, nella prospettiva di una mobilità sempre più sicura per tutti.
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I poliziotti della Squadra mobile di Torino hanno arrestato un uomo per aver commesso una serie di reati predatori ai danni di persone anziane, tra cui tentata rapina impropria, furto aggravato in abitazione e indebito utilizzo di carte di pagamento elettronico.L’indagato, con la complicità di un’altra persona che aveva i compiti di “telefonista” e che al momento è ricercato, a partire dal 24 febbraio scorso, ha usato la tecnica del “finto carabiniere”, presentandosi nelle case di persone ultrasessantacinquenni. Una volta all’interno, sottraeva denaro, gioielli e carte di credito, con le quali effettuava dei prelievi allo sportello automatico.Le Forze di polizia non chiedono mai denaro o preziosi per chiudere indagini o per “cauzioni”. Diffidate di chi si presenta in borghese, se qualcuno afferma di appartenere a una Forza di polizia, chiedete sempre di esibire il tesserino di riconoscimento. Infine, se avete dubbi, chiamate subito il Numero unico di emergenza 1-1-2 prima di far entrare chiunque in casa o per verificare l’effettiva presenza di operazioni di polizia giudiziaria nella vostra zona.
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Durante un’indagine antidroga nella provincia di Frosinone, gli investigatori della Squadra mobile di Roma hanno acquisito informazioni che hanno portato a concentrare l’attenzione su una donna di 32 anni.L’attività operativa ha portato all'arresto della donna, del fratello 29enne e della madre di 63 anni per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti di ingente quantità.Dopo diversi servizi di osservazione svolti dai poliziotti, in collaborazione con gli agenti della Squadra mobile di Frosinone, la donna è stata fermata mentre era alla guida della sua auto, a bordo della quale sono stati trovati 660 grammi di hashish.La perquisizione è stata estesa allo stabile dov’era residente e, al piano terra, adibito a magazzino, gli agenti hanno trovato oltre 637 chili dello stesso stupefacente e materiale per il confezionamento. Nel magazzino erano presenti anche il fratello e la madre della donna.All’interno dell’appartamento i poliziotti hanno trovato anche 9.440 euro in contanti e ulteriore materiale per il confezionamento dello stupefacente.L’hashish era custodito in un frigorifero, su scaffali e in alcune grosse borse, e suddiviso in panetti da 50 e 100 grammi, contraddistinti da diversi loghi e colori.
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Produceva marijuana addizionata con pericolosi cannabinoidi di sintesi e documenti d’identità falsi, il 39enne arrestato dai poliziotti della Squadra mobile di Catania.Gli investigatori hanno visto l’uomo uscire da uno stabile e riporre un grosso pacco all’interno di un’auto ferma con un comportamento che li ha spinti ad esaminarne il contenuto. Dentro la scatola c’erano sette chilogrammi di marijuana divisa in sei sacchetti sottovuoto.Gli agenti della Mobile e della Scientifica hanno perquisito l’appartamento dal quale era uscito l’uomo e scoperto un laboratorio clandestino dove l’arrestato trasformava la cannabis light adulterandola. Nella casa c’erano altri 20 chili di droga e sofisticate attrezzature come miscelatori e compressori, oltre a diversi composti chimici, tra cui solventi altamente nocivi, usati per l’esecuzione dell’intero ciclo produttivo dello stupefacente. I poliziotti hanno controllato anche un’altra abitazione dell’indagato dove era nascosta una fabbrica illegale di documenti falsi con apparecchiature costose e innovative per produrre patenti di guida, documenti d’identità validi per l’espatrio e carte di credito contraffatte.La stessa carta d’identità mostrata dall’uomo ai poliziotti, è risultata fasulla e lui invece, ricercato in campo europeo per un mandato di arresto emesso dalle autorità tedesche per reati connessi agli stupefacenti. Leonardo Bruno
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Un sofisticato sistema di falsificazione rivolto ad abbattere la concorrenza nel settore della logistica e dei trasporti eccezionali è stato individuato dai poliziotti del compartimento della Polizia stradale Trentino Alto Adige e Belluno nell’ambito dell’operazione “Logistic Games”.Nel corso dell’indagine sono state indagate 11 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al falso e alla truffa aggravata.Secondo quanto emerso dagli accertamenti investigativi, i vertici di una società austriaca, con a capo un cittadino italiano e operativa in diversi Paesi europei tra cui Lituania, Polonia e Croazia, gestivano una fitta rete di società controllate in Italia.L'organizzazione utilizzava targhe contraffatte e documenti di circolazione falsi, apparentemente emessi dalla Motorizzazione e mezzi non a norma, le cui caratteristiche tecniche non corrispondevano a quanto dichiarato nelle schede di trasporto.Gli indagati facendo così eludevano i controlli presso le concessionarie Autostradali e gli enti locali Provincie e Comuni, evitando così il pagamento degli oneri dovuti e il rispetto dei vincoli di sicurezza.L'aspetto più critico evidenziato dagli investigatori riguarda la sicurezza. L'impiego di veicoli sprovvisti dei requisiti tecnici di legge per i trasporti eccezionali rappresentava un rischio concreto per l'incolumità degli utenti della strada, dato il peso e le dimensioni dei carichi movimentati illegalmente.Data la natura transnazionale degli illeciti, l’indagine ha richiesto l'attivazione del “Kontaktgruppe”, un coordinamento operativo tra le Procure di Bolzano, Innsbruck (Austria) e Traunstein (Germania). Le perquisizioni, che hanno coinvolto anche i reparti di Polizia Stradale di Lazio, Lombardia e Veneto, sono state supportate dai Centri operativi per la sicurezza cibernetica.Le operazioni odierne hanno permesso di sequestrare ulteriore materiale informatico e documentale. Questi nuovi elementi sono ora al vaglio degli investigatori per definire con precisione l'entità del giro d'affari illecito e confermare un quadro più completo dei dati raccolti durante i mesi di indagine.
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I poliziotti della Divisione amministrativa della questura di Roma hanno sequestrato un centro estetico del quartiere Esquilino, trasformato in clinica abusiva, e denunciato la titolare per il reato di esercizio abusivo della professione.Gli investigatori hanno scoperto una struttura, formalmente un centro dedicato alla cura della persona che, nella realtà, era una clinica dove venivano effettuati trattamenti di medicina estetica in totale assenza di personale qualificato.La responsabile della clinica illegale gestiva, con l’aiuto di alcuni dipendenti, tutti sprovvisti di titoli abilitativi in ambito sanitario, un laboratorio di medicina “fai da te”, con interventi eseguiti in totale assenza delle necessarie garanzie professionali, con l’utilizzo di dispositivi non autorizzati e di prodotti privi di etichettatura conforme, spesso con indicazioni esclusivamente in lingua straniera.Nel corso dell’ispezione sono stati rinvenuti farmaci a uso iniettabile, anestetici, aghi sterili, apparecchiature destinate a terapie invasive e addirittura uno strumento destinato a trattamenti della sfera genitale femminile, attività per la quale è richiesta una specifica qualificazione medica specialistica.
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