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Researcher & writer based in Hong Kong. Former academic. Longform articles archived at https://lauraruggeri.substack.com and https://laura-ruggeri.medium.com. Email: lauraru852@yandex.ru
Ringrazio tutti coloro che hanno ordinato il libro ancora prima che fosse fisicamente disponibile. Da oggi lo è. E anch'io attendo le mie copie. Un ringraziamento particolare a Vito Petrocelli che ha seguito con attenzione, sensibilità e competenza l'edizione dell'opera e ha creduto dall'inizio nella sua importanza. Un applauso anche agli amici de L'Antidiplomatico per il coraggio che li contraddistingue. ➡️ Qui trovate alcuni stralci del libro. https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lanatomia_delle_rivoluzioni_colorate_nel_primo_libro_in_italiano_di_laura_ruggeri/46096_66228/
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Powerful explosions have occurred in central Beirut and its southern outskirts following Israeli missile attacks on several residential neighborhoods, a TASS correspondent reported.
A large fire and thick black smoke rose from the Talha Rifai neighborhood on Corniche Mazraa Avenue, while ambulances rushed the wounded to hospitals throughout the city. /channel/tassagency_en/79662
Mentre lo squilibrato della Casa Bianca minaccia di bombardare le infrastrutture civili dell’Iran (un crimine di guerra), il Ministero dello Sport e della Gioventù iraniano ha lanciato un appello ad atleti, artisti e studenti affinché formino una catena umana intorno alle centrali elettriche, ai ponti e ad altre infrastrutture strategiche del Paese, a partire da questa sera. Il cantante iraniano Benyamin Bahadori (nella foto) non ha aspettato l’appello ufficiale. Già lunedì notte era sul Ponte Tabiat (Ponte della Natura) e ha dichiarato che tornerà a farlo anche questa sera. Questa manifestazione di solidarietà e orgoglio nazionale richiama alla mente le potenti immagini dei civili serbi che, durante i bombardamenti della NATO, si prendevano per mano per proteggere i loro ponti.
@LauraRuHK
Mentre la guerra di aggressione contro l’Iran entra nel suo secondo mese, Washington sta cercando di replicare un altro “scenario ucraino”. In Europa gli ucraini sono stati usati come principale forza proxy contro la Russia, mentre i paesi europei hanno fornito gran parte dei finanziamenti e delle armi, subendo allo stesso tempo un grave e duraturo shock economico: hanno perso l’accesso alle fonti di energia russe e le relazioni commerciali con il più grande paese del mondo. Una dinamica simile sembra ora ripetersi nella guerra contro l’Iran. Gli Stati Uniti si aspettano che gli Stati arabi del Golfo assumano una quota consistente dei rischi e delle spese del conflitto. Ciò include un pieno utilizzo delle basi militari, supporto logistico, contributi finanziari e, potenzialmente, un coinvolgimento operativo più profondo. L’obiettivo di fondo è evitare di impegnare un gran numero di forze di terra americane in quello che potrebbe diventare un conflitto prolungato e politicamente disastroso. Incoraggiando i partner regionali a sobbarcarsi una parte maggiore del peso e dei costi, gli Stati Uniti cercano di degradare le capacità dell’Iran «per mezzo di altri», invece di ricorrere a un massiccio impegno militare diretto americano. Questo approccio riflette un modello ben consolidato nella recente politica estera statunitense: utilizzare proxy regionali e alleati — che acquistano armi americane — per attaccare avversari degli USA, limitando al minimo l’esposizione diretta degli Stati Uniti. Resta da vedere se i paesi del Golfo saranno altrettanto stupidi e miopi dei paesi UE da farsi trascinare ancora più a fondo in questo conflitto e da assumere il ruolo autodistruttivo di proxy. @LauraRuHK
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Just to repeat the obvious, protests in Iran were not a peaceful, popular mobilization against an authoritarian regime, as Western media sought to portray them. In reality, what happened followed the classic pattern of a color revolution. President Trump himself confirmed that Washington had supplied large quantities of weapons to opposition groups attempting to overthrow the Iranian government. This admission confirms what Tehran had said from the very beginning: the protesters were coordinated, armed and supported from abroad. @LauraRuHK
/channel/presstv/184024
While Brussels routinely accuses Russia of meddling in European elections, the reality points in the opposite direction. The EU itself has repeatedly intervened in the internal political processes of its member states and candidate countries under the pretext of fighting “disinformation.” This pattern is clearly visible in at least four recent cases: Romania (2024 presidential election)
Moldova (2024 referendum and presidential election)
Hungary (ongoing pressure ahead of the 2026 parliamentary elections)
Bulgaria (upcoming April 19, 2026 snap parliamentary election)
Far from being a defender of democracy, the EU is actively shaping electoral outcomes to favor pro-integration, pro-Ukraine forces and suppress populist or dissenting voices.
Currently Brussels is fighting a two-front “election war”: it's targeting right-wing populism in Hungary and left-wing populism in Bulgaria to enforce its pro-Ukraine and pro-sanctions agenda.
@LauraRuHK ➡️https://swentr.site/news/637295-bulgaria-eu-election-hungary/
Nel suo ultimo articolo Kirill Strelnikov sostiene che la guerra in Iran dovrebbe spingere Mosca ad affrontare finalmente quelle che sono delle vulnerabilità ben note, e già sfruttate in passato dai nemici della Russia. Vale a dire la concentrazione del centro politico ed economico della Russia nelle sue regioni europee. Durante la Guerra Fredda, Leningrado (oggi San Pietroburgo) si trovava a circa 1.000 miglia dalle forze della NATO e Mosca a 1.300 miglia, mentre oggi le distanze si sono ridotte rispettivamente a circa 100 e 500 miglia. Strelnikov osserva che i governi occidentali stanno traendo lezioni dalla guerra contro l’Iran, in particolare stanno esaminando l’efficacia di massicci attacchi preventivi con droni e armi di precisione per sopraffare le difese aeree e paralizzare le strutture di comando.
Egli ritiene che anche Mosca dovrebbe trarre insegnamenti, ma dalla strategia iraniana di costruire vaste “città missilistiche” sotterranee, un esempio di come la dispersione e la fortificazione siano fattori di attrito fondamentali e permettano di resistere agli attacchi del nemico.
Nell’era dei droni, delle armi ipersoniche e della sorveglianza satellitare, Strelnikov richiama le proposte di lunga data di trasferire infrastrutture chiave e creare nuovi centri di decisione politica e militare oltre gli Urali, dove le barriere naturali offrirebbero maggiore protezione. Se in passato questa era considerata un’idea estrema, egli sostiene che la realtà della guerra moderna l’abbia ormai trasformata in una necessità urgente. @LauraRuHK ➡️ https://ria.ru/20260403/iran-2084868062.html
While Minister of War Pete Hegseth is firing generals for telling him his Iran war plans are unworkable, Iranian forces shot down two more advanced US fighter jets today, including a second F-35. But hey, in Trump's parallel universe, Iran's air defenses were destroyed.
/channel/presstv/183480
Austria will play no part in military operations in the Middle East.
The country’s Vice Chancellor Andi Babler slammed the U.S.-Israeli strikes on Iran in a social media post Thursday, writing that Austrians “want nothing to do with Trump’s policy of chaos and his war, which will bring us the next energy crisis” and added: "No to war."
Austria is the latest EU country to push back against the U.S.-led aggression against Iran. Spain, which has opposed the war since its outbreak, has similarly barred military aircraft involved in the conflict from using its airspace or the jointly-operated bases located within its territory. Italy has also refused permission for U.S. aircraft heading to the Middle East to land at the Sigonella air base in Sicily. @LauraRuHK
The Global Times, an official Chinese news outlet, today published an OpEd arguing that NATO is experiencing a profound structural erosion, not because of external shocks like Donald Trump's threats to withdraw the U.S., but due to its long-term deviation from geopolitical reality.
After the dissolution of the Soviet Union in 1991, NATO lost its original purpose and pursued aggressive eastward expansion while constantly inventing new threats to justify its existence. This has included attempts to extend its reach into the Asia-Pacific and create an “economic NATO” targeting China. Recent refusals by European governments to support certain U.S. actions reflect shifting domestic priorities and eroding alliance cohesion. It also points to America’s own burdens — massive federal debt, failed wars, and domestic fatigue — which make sustaining global leadership increasingly unsustainable. The OpEd concludes that NATO’s troubles stem from accumulated internal contradictions and the West’s refusal to adapt to a changing world order, making its decline appear inevitable. @LauraRuHK
➡️ https://www.globaltimes.cn/page/202604/1358156.shtml
Patrick Lawrence details the case of Hüseyin Dogru, a German citizen and journalist of Turkish origin, who has been subjected to EU sanctions since May 20, 2025—the first EU citizen and the first journalist targeted specifically for his professional work.
The state (via EU/German bureaucracy) can effectively erase a citizen's ability to function—financially, professionally, and socially—for exercising free expression. Dogru's family of five is going hungry as collective punishment.
https://consortiumnews.com/2026/03/31/patrick-lawrence-a-german-journalists-civil-death/?fbclid=IwY2xjawQ6A3VleHRuA2FlbQIxMABicmlkETE2cXFlVEZ3WlR1alVDeUF3c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHiNnzT9GiiA7SYCLLb35veyQ7lV-BUHOHyeQvYF4xnwLja4SKFALoBWC3XrC_aem_Aoi26jx90pCWs4WvPyMJ4w
Dopo otto anni di chiusura pregiudiziale nei confronti di Pechino, una delegazione del Parlamento europeo ha trovato la forza (quella della disperazione) di recarsi a Pechino e Shanghai. Per quasi un decennio infatti, il parlamento europeo è stato tra le istituzioni UE più ostinate e attive nel demonizzare la Cina, approvando decine di risoluzioni che denunciavano immaginarie violazioni di diritti umani a Hong Kong, in Tibet e Xinjiang e imponevano sanzioni.
Ma quando l’economia è in panne e quello che consideri il tuo alleato principale non solo appare fuori controllo ma sempre più in rotta di collisione con la realtà e soprattutto con i tuoi interessi, ha senso ignorare i rapporti fantasiosi di ONG finanziate da Washington, riscoprire il pragmatismo e sedersi al tavolo con Pechino per trovare una via d'uscita. Ufficialmente, la missione riguarda e‑commerce, protezione dei consumatori e standard digitali. In realtà, il viaggio dimostra che Bruxelles non può più permettersi di trattare Pechino spocchiosamente : l’accesso al mercato cinese non è una scelta, ma una questione di sopravvivenza economica per molte industrie europee.
Dopo anni di prediche alla Cina, dazi sui suoi veicoli elettrici e un’adesione entusiastica e incondizionata alla folle crociata americana che prevedeva un lento e inesorabile disaccoppiamento economico dalla Cina, l’Europa ora torna a dialogare con meno pregiudiziali, sperando che Pechino contribuisca a stabilizzare le catene di approvvigionamento e a iniettare nuova linfa nelle vene atrofizzate dell’UE. La visita potrebbe aiutare i parlamentari europei a sviluppare una visione più obiettiva della crescita cinese e a riconoscere che non è basata su pratiche protezionistiche contrarie alla concorrenza di mercato. @LauraRuHK ➡️ https://www.globaltimes.cn/page/202603/1357982.shtml
Mentre la guerra di aggressione US-raeliana contro l’Iran entra nel secondo mese, la Cina sta silenziosamente rafforzando la propria posizione in Medio Oriente e nell’ordine globale. Mentre gli Stati Uniti, come un toro in un negozio di porcellane, seminano caos e distruzione, la Cina si è posizionata come paladina della de-escalation. I diplomatici cinesi hanno sostenuto attivamente gli sforzi di pace regionali, appoggiando di recente l’iniziativa del Pakistan di ospitare colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran, dopo l’incontro a quattro svoltosi la settimana scorsa a Islamabad con Arabia Saudita, Turchia ed Egitto. La cosa non sorprende. Pechino è il più grande acquirente al mondo di petrolio mediorientale e ha bisogno di forniture energetiche stabili e di rotte di navigazione sicure attraverso lo Stretto di Hormuz. Un prolungamento del conflitto minaccia entrambi questi interessi. La Cina è di gran lunga il partner economico più importante dell’Iran e acquista la stragrande maggioranza del suo petrolio. Fortunatamente per Pechino, Teheran ha resistito con fermezza e non si è verificato alcun cambio di regime. Gli Stati del Golfo, preoccupati dall'estensione del conflitto, si stanno rivolgendo sempre più alla Cina: non solo perché è un grande partner commerciale che offre investimenti senza imporre impegni militari, ma anche perché Pechino ha mediato con successo tra Arabia Saudita e Iran nel 2023, continua a chiedere un cessate il fuoco e sostiene attivamente la diplomazia regionale. In sintesi, la Cina sta rafforzando la propria immagine di potenza pragmatica in grado di garantire stabilità là dove Washington non solo si dimostra incapace di assicurare la sicurezza ai propri alleati, ma — anteponendo Israele agli altri partner — finisce per essere fonte stessa di instabilità. Per la Cina, tutto ciò crea uno spazio prezioso per espandere la propria influenza in Medio Oriente e per far avanzare la sua visione di un mondo multipolare. Molti analisti ritengono che Pechino sia destinata a emergere più forte, sia nella regione che nell’equilibrio globale di potere — esattamente ciò che Washington cercava di impedire. @LauraRuHK
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L’Italia ha negato l’uso di una base aerea in Sicilia ai bombardieri statunitensi diretti in Medio Oriente. I bombardieri americani avrebbero dovuto atterrare a Sigonella — importante installazione navale statunitense e base NATO in Sicilia — prima di proseguire verso il Medio Oriente. Secondo gli accordi bilaterali firmati alla fine degli anni Cinquanta, gli Stati Uniti possono utilizzare la base per scopi logistici e addestrativi, ma non come scalo di transito per velivoli da combattimento impegnati in operazioni militari attive, salvo in caso di genuine emergenze. Qualsiasi eccezione richiede l’approvazione preventiva del Parlamento italiano. Secondo una fonte del Ministero della Difesa italiano che ha parlato con il Corriere della Sera, gli Stati Uniti hanno informato le autorità italiane del previsto atterraggio solo mentre gli aerei erano già in volo verso la Sicilia, aggirando così le procedure obbligatorie. Non è chiaro esattamente quando i bombardieri sarebbero dovuti arrivare, ma la fonte ha sottolineato che non c’era tempo sufficiente per richiedere l’autorizzazione parlamentare. Molte voci, sia tra le forze di opposizione sia tra analisti indipendenti, sostengono che l’Italia dovrebbe seguire l’esempio chiaro e deciso della Spagna. Madrid ha infatti negato agli USA l'uso delle basi di Rota e Morón, nonché il proprio spazio aereo, per operazioni legate alla guerra in Iran.
➡️ Vedi anche /channel/LauraRuHK/11157
Who’s behind the mysterious ‘Iran-backed terror cell’ haunting Europe?
The Grayzone's Wyatt Reed says major questions remain about “Ashab Al-Yamin," a previously unknown group which is now blamed for a series of supposedly antisemitic attacks across Europe.
Why aren’t they targeting countries most involved in the Iran war?
Why are suspects being released on bail?
And why do they seem to communicate like Israelis?
Read the article here.
TheGrayzone.com
@thegrayzonenews
Prima che iniziasse la guerra di aggressione contro l'Iran, lo Stretto di Hormuz funzionava, a detta di tutti, come un normale corridoio commerciale. Le petroliere si muovevano in processione: petrolio iraniano, kuwaitiano, saudita lasciava il Golfo Persico per raggiungere i mercati globali. Qualunque fossero le rimostranze di Teheran contro l’Occidente (pienamente giustificate, dato che l’Iran era bersaglio di incessanti attacchi di guerra ibrida, compreso un tentativo di rivoluzione colorata), l’Iran non aveva preso la misura estrema di chiudere questo corridoio cruciale per il petrolio.
Ciò cambia solo dopo che i primi missili americani e israeliani colpiscono l’Iran. Nel giro di poche ore, le navi dei Guardiani della Rivoluzione iraniani iniziano a pattugliare lo stretto. Teheran non fa mistero della sua motivazione: ci bombardate, uccidete i nostri leader e decine di civili, e noi blocchiamo selettivamente la via d’acqua attraverso cui passa il petrolio di tutta la regione. Si tratta di una mossa asimmetrica e logica di ritorsione.
Questa è la sequenza, chiara e logica, ma essa viene intenzionalmente rimossa dai comunicati proveniente da Washington. Quando Trump ora afferma che gli Stati Uniti accetteranno un cessate il fuoco solo se l’Iran “riaprirà immediatamente e completamente lo Stretto di Hormuz”, di fatto sta chiedendo a Teheran di cessare un’azione che l'Iran ha intrapreso solo perché sotto attacco. In altre parole, la condizione per porre fine alla guerra è che l’Iran smetta di difendersi dall’attacco stesso che ha dato inizio al conflitto.
La richiesta rovescia causa ed effetto. L’Iran non sta bloccando lo stretto perché è un attore irresponsabile. Sta limitando selettivamente il transito per avere una leva, come risposta diretta a un atto di aggressione. Chiedere a Teheran di rinunciare unilateralmente a quella leva significa chiedere all’Iran di negoziare con le mani legate dietro la schiena. Sono certo che i leader iraniani conoscano bene tutte le insidie del negoziare con una controparte che si è ripetutamente dimostrata inaffidabile. Elemento ancora più cruciale, a Israele non è stato imposto di fermare la sua aggressione contro il Libano e continuerà a bombardare Hezbollah; anzi, ora può concentrare maggiori sforzi su quel fronte, dato il cessate il fuoco temporaneo con l’Iran. @LauraRuHK
Before the US-Israel war of aggression started, the Strait of Hormuz was, by all accounts, functioning as a normal waterway. Tankers moved in procession, Iranian oil, Kuwaiti oil, Saudi oil, all of it flowed out to global markets. Whatever Tehran’s grievances with the West (fully justified given that Iran was the target of relentless hybrid warfare attacks, including an attempted colour revolution), Iran hadn't taken the extreme measure of shutting down the world’s most critical chokepoint for oil.
That changed only after the first American and Israeli missiles struck Iran. Within hours, Iranian Revolutionary Guard Corps vessels began what they described as “inspection operations” in the strait. Tehran made no secret of its logic: you bomb us, kill our leaders and scores of civilians, and we will selectively block the waterway through which the entire region’s oil must pass. It was an asymmetric and logical retaliatory move.
This is the crucial sequence that has become strangely obscured in the diplomatic language coming out of Washington. When Trump now states that the US will agree to a ceasefire only if Iran “immediately and fully reopens the Strait of Hormuz,” he is effectively demanding that Tehran cease an action that Tehran only initiated because USrael struck first. In other words, the condition for ending the war is that Iran stop defending itself against the very attack that started the war.
The demand reverses cause and effect. Iran is not blockading the strait out of aggression or spite. It is blockading the strait as leverage, as a direct response. To ask Tehran to unilaterally surrender that leverage is to ask Iran to negotiate with its hands tied behind its back. Most crucially, Israel is not required to halt its aggression against Lebanon and will continue bombing Hezbollah, actually it can now concentrate more efforts on that front given the temporary ceasefire with Iran. @LauraRuHK
As the deranged orange man threatens to bomb Iran's civil infrastructure (a war crime), Iran’s Ministry of Sports and Youth has called on athletes, artists and students to form a human chain around the country’s power plants, bridges and other key infrastructure starting from tonight. Iranian singer Benyamin Bahadori (in the picture) didn't wait for that call. He has already spent Monday night on the Tabiat (Nature) Bridge and stated that he will do the same again tonight. This show of solidarity and national pride brings back to mind the powerful image of Serbian civilians linking arms during NATO’s bombing campaign to protect their bridges.
@LauraRuHK
Tanto per ribadire l'ovvio: le proteste in Iran non erano una pacifica mobilitazione popolare contro un regime autoritario, come hanno cercato di presentarle gran parte dei media occidentali. In realtà, gli eventi hanno seguito il classico schema delle rivoluzioni colorate. Lo stesso presidente Trump ha confermato che Washington aveva fornito ingenti quantità di armi ai gruppi di opposizione impegnati nel tentativo di rovesciare il governo iraniano. Questa ammissione conferma quanto Teheran aveva sostenuto fin dall’inizio: i manifestanti erano coordinati, armati e sostenuti dall’estero. @LauraRuHK
/channel/presstv/184024
Mentre Bruxelles accusa regolarmente la Russia di interferire nelle elezioni europee, la realtà indica esattamente il contrario. È l’Unione Europea stessa ad essere intervenuta ripetutamente nei processi politici interni dei suoi Stati membri e dei Paesi candidati, con il pretesto di combattere la “disinformazione”. Questo schema risulta evidente in almeno quattro casi recenti: Romania (elezioni presidenziali 2024)
Moldova (referendum e elezioni presidenziali 2024)
Ungheria (pressioni continue in vista delle elezioni parlamentari 2026)
Bulgaria (prossime elezioni parlamentari anticipate del 19 aprile 2026)
Ben lontana dall’essere un bastione della democrazia, l’UE continua ad interferire nelle campagne e negli esiti elettorali per favorire le forze pro-integrazione e pro-Ucraina e per soffocare o criminalizzare il dissenso. Attualmente Bruxelles sta combattendo una “guerra elettorale” su due fronti: colpisce il populismo di destra in Ungheria e il populismo di sinistra in Bulgaria per imporre la sua agenda pro-Ucraina e pro-sanzioni. @LauraRuHK ➡️ https://swentr.site/news/637295-bulgaria-eu-election-hungary/
Buona Pasqua! Happy Easter to those celebrating today!
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In his latest article Kirill Strelnikov argues that the war in Iran should prompt Moscow to finally address well-known, and previously exploited, vulnerabilities such as the concentration of Russia’s political and economic center in its European regions. During the Cold War, Leningrad (now St. Petersburg) was about 1,000 miles from NATO forces and Moscow was 1,300 miles away, whereas today the distances have shrunk to about 100 and 500 miles, respectively. Strelnikov notes that Western governments are drawing lessons from the war against Iran, in particular they are discussing the effectiveness of massive preemptive strikes using drones and precision weapons to overwhelm air defenses and cripple command structures.
He believes that Moscow too should learn lessons, but from Iran ’s strategy of building extensive underground “missile cities” as an example of how dispersal and fortification can ensure survival against modern warfare.
In an era of drones, hypersonic weapons, and satellite surveillance, Strelnikov recalls longstanding proposals to relocate key infrastructure, create new centres of political and military decision-making beyond the Urals, where natural barriers would provide greater protection. If in the past this was regarded as an extreme idea, he argues the realities of modern warfare have now turned it into a pressing national necessity. @LauraRuHK
➡️ https://ria.ru/20260403/iran-2084868062.html
Dopo la Spagna anche l’Austria chiude il suo spazio aereo ai velivoli militari statunitensi. Il Vice Cancelliere austriaco Andi Babler ha duramente criticato gli attacchi americano-israeliani contro l’Iran in un post sui social media giovedì, scrivendo che gli austriaci «non vogliono avere nulla a che fare con la politica del caos di Trump e con la sua guerra, che ci porterà dritti verso la prossima crisi energetica». Ha aggiunto: «No alla guerra». ▪️L’Austria è l’ultimo Paese dell’UE a opporsi all’aggressione contro l’Iran. La Spagna, che si è opposta alla guerra fin dall’inizio, ha già vietato agli aerei militari coinvolti nel conflitto di utilizzare il suo spazio aereo o le basi gestite congiuntamente sul suo territorio. Anche l’Italia ha rifiutato il permesso ai bombardieri statunitensi di atterrare presso la base aerea di Sigonella in Sicilia. @LauraRuHK
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Il Global Times, un organo di informazione ufficiale cinese, ha pubblicato oggi un editoriale in cui sostiene che la NATO sta attraversando una profonda erosione strutturale, non a causa di shock esterni come le minacce di Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti, ma per la sua scollatura dalla realtà geopolitica. Io aggiungerei dalla realtà tout court. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, la NATO ha perso la sua ragione d'essere e ha perseguito un’aggressiva espansione verso est, inventando continuamente nuove minacce per giustificare la propria esistenza. Ciò ha incluso tentativi di estendere il suo raggio d’azione nell’Asia-Pacifico e di creare una “NATO economica” rivolta contro la Cina. I recenti rifiuti da parte di governi europei di sostenere alcune azioni statunitensi riflettono priorità domestiche in mutamento e un’erosione della coesione dell’alleanza. L’articolo evidenzia anche i pesanti fardelli degli Stati Uniti — un debito federale enorme, guerre fallite e stanchezza interna — che rendono sempre più insostenibile il mantenimento della leadership globale. L’editoriale conclude che i problemi della NATO derivano da contraddizioni interne che si accumulano da anni e dal rifiuto dell’Occidente di adattarsi a un ordine mondiale in trasformazione, rendendo il suo declino inevitabile. @LauraRuHK ➡️ https://www.globaltimes.cn/page/202604/1358156.shtml
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Jonathan Cook convincingly argues against any rigid, binary way of framing the relationship between the U.S. and Israel. The dog and the tail are wagging each other. https://consortiumnews.com/2026/03/31/jonathan-cook-us-or-israel-neither-is-top-dog/?fbclid=IwY2xjawQ64S5leHRuA2FlbQIxMABicmlkETFOSTBJYmZ2NmpvZmpKN1k1c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHpl8TzVGEkrb0JAUkVDbeKd-xVwFs0sO1aJj8UE3sUM_MIrFu2Zd6NQzc0E9_aem_Q3CUb9jBmq1oE9SWngcvFg
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Se qualcuno volesse battermi sul tempo e procurarsi una copia prima che ci riesca io quando torno in Italia, il mio ultimo libro è già disponibile in tutte le librerie online. Se vivete nella pianura padana, la copertina potrebbe funzionare anche come faro anti-nebbia. In ogni caso, il contenuto serve ad orientarsi nella spessa cortina di fumo che i media occidentali hanno creato, e continuano a creare, attorno a proteste eterodirette ovunque nel mondo esse vengano scatenate. Il libro mette a fuoco quelle che hanno letteralmente infiammato Hong Kong per offrire un'analisi dell'ecosistema che supporta e rende possibili le rivoluzioni colorate. @LauraRuHK ➡️ https://www.ladedizioni.it/prodotto/hong-kong-a-fuoco/
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After eight long years of ideological posturing, a delegation of European Parliament members has finally dragged itself to Beijing and Shanghai this week. For nearly a decade, the European Parliament has been one of the most vocal EU institutions demonizing China, adopting dozens of resolutions that focused heavily on human rights, democracy, and security concerns.
But when your economy is in the doldrums and your biggest ally is not only unhinged but increasingly at odds with your interests, it makes sense to ignore the fantasy reports of US-funded NGOs, rediscover pragmatism and get down to business. Officially, the EU parliament delegation is in China to discuss e-commerce, consumer protection, and digital standards. In reality, the trip is a good demonstration that Brussels can no longer afford to alienate Beijing. Access to the vast Chinese market is not a matter of choice but of economic survival for many European industries. After years of lecturing China, slapping tariffs on its electric vehicles, and enthusiastically joining Washington’s “de-risking” crusade, Europe is now quietly crawling back to the table, hoping Beijing will help stabilize supply chains and inject some vitamins into EU veins. The visit may help EU lawmakers gain a more objective understanding of China's economic development, and better recognize that China's growth has not relied on so-called unfair subsidies or non-market practices. @LauraRuHK ➡️ https://www.globaltimes.cn/page/202603/1357982.shtml
As the US-Israeli war of aggression against Iran enters its second month, China is quietly strengthening its position across the Middle East and in the broader global order.
While the US, a bull in a china shop, is causing chaos and destruction, China has positioned itself as a champion of de-escalation. Chinese diplomats have thrown their weight behind regional peace efforts, most recently backing Pakistan’s push to host US-Iran talks after last week’s four-nation meeting in Islamabad with Saudi Arabia, Turkey and Egypt. It's hardly surprising. Beijing is the world’s biggest buyer of Middle Eastern oil, it needs stable energy supplies and open shipping routes through the Strait of Hormuz. Prolonged fighting threatens both. China is by far Iran's most important economic partner and buys most of its oil. Fortunately, Tehran has held firm and no regime change has occurred. Gulf states, wary of being dragged deeper into the conflict, are increasingly looking to China, and not only because it is a major trading partner that offers investment without demanding military commitments: Beijing mediated between Saudi Arabia and Iran in 2023, is calling for a ceasefire and supporting regional diplomacy. In short, China is enhancing its image as a pragmatic power capable of delivering stability where Washington is not only unable to guarantee security to its allies but due to its prioritizing Israel over other allies it is a source of instability. For China, this creates valuable space to expand its influence across the Middle East and advance its vision of a multipolar world in which no single power dominates. Many analysts believe that Beijing is likely to emerge stronger, both in the region and in the global balance of power, which is exactly what Washington sought to prevent. @LauraRuHK
Italy denied use of an airbase in Sicily to US bombers heading to the Middle East US bombers were scheduled to land at Sigonella — a strategically important US naval installation and NATO base in Sicily — before continuing to the Middle East. Under bilateral agreements signed in the late 1950s, the United States may use the base for logistical support and training, but not as a transit point for combat aircraft involved in active military operations, except in genuine emergencies. Any such exception requires prior parliamentary approval. According to a source at the Italian defence ministry that spoke to Corriere della Sera, the US notified Italian authorities of the planned landing only while the aircraft were already en route to Sicily, bypassing the required procedures. It remains unclear exactly when the bombers were due to arrive, but the source stressed there was insufficient time to seek parliamentary authorisation.
@LauraRuHK
La Spagna ha ufficialmente chiuso il suo spazio aereo a tutti gli aerei militari americani impegnati in operazioni legate alla guerra contro l’Iran. Il ministro della Difesa, Margarita Robles, ha confermato la decisione lunedì, dichiarando che né le basi militari spagnole né lo spazio aereo nazionale potranno essere utilizzati per qualsiasi azione collegata al conflitto.
«Si tratta di una guerra profondamente illegale e profondamente ingiusta», ha dichiarato Robles.